clicca sulle foto

per ingrandirle

 

lanini.jpg (42227 byte)
inaugurazione pavoniere.jpg (45143 byte)
foto 1975.jpg (41412 byte)
susmel.jpg (49986 byte)
cammilli.jpg (54439 byte)
tepidario 1971.jpg (265172 byte)
zacchelli 2.gif (183076 byte)
Tepidario 71.gif (225967 byte)
 

Si era agli inizi degli anni sessanta. Di F.O.I, o di altro sodalizio del genere, formato da allevatori di uccelletti, a Firenze si sapeva poco o niente, nonostante che di questi ornicoltori ce ne fossero molti, già in relazione fra loro grazie alla frequentazione delle stesse uccellerie, allora assai numerose, non meno di una decina, e tutte piuttosto importanti.

L’importanza di queste tradizionali “botteghe” di “uccellaio” era dovuta al fatto che vi veniva commerciata la maggior parte dei fringillidi, e ”consimili”, allora oggetto di caccia, dal minuto Verzellino alla grossa Tordela, con tutte le “taglie” intermedie utilizzate dai capannisti che erano ben più numerosi di adesso. In testa, sia per numero che per virtuosismi c’erano il Fringuello e il Tordo bottaccio, considerati a ragione il “nerbo” di ogni “batteria”.

Coloro che fra gli ornicoltori e i cacciatori fiorentini hanno i capelli grigi o bianchi, ricordano certamente i due negozi dietro Palazzo Vecchio, quello di “Dante” e quello di uno dei due fratelli Mechini (l’altro in via della Spada), e  quello del “Premiato stabilimento di avicoltura dei fratelli Grilli”, in via Ghibellina noto anche fuori d’Italia. E ancora i locali del dottor Susmel, portabandiera dell’ornitofilia cittadina. Non sto a ricordarne altri.

Poi pian piano, quasi tutti hanno cessato l’attività a causa del divieto di caccia ai piccoli uccelli, o hanno cambiato fisionimia; così un’altra pagina del folclore fiorentino se n’è andata per sempre.

Se n’è andata per sempre anche la tradizionale secolare “Fiera degli Uccelli” che si teneva ogni settembre a Porta Romana: migliaia di uccelletti alla vista del pubblico, ognuno nella tipica gabbietta verde da richiamo, gare di gorgheggio per Fringuelli e Bottacci, gare di richiamo a bocca, gare di civettai, disturnatori di stampo medioevale e tante altre esibizioni di esuberanza paesana che si protraevano fino a buio, quando le “rimanenze” si potevano “comprare meglio”.

Era frequentando tutto ciò che si stringevano amicizie fra coloro che, poco considerati, per non dire “motteggiati”, si occupavano di Canarini o di Pappagallini o dei fringillidi più vistosi, allevati a mano per diletto dopo prelievo dai nidi, usanza a quei tempi normalissima, fatta col dovuto rispetto e non considerata reato..

Io stesso avevo nell’orto di casa una serie di voliere con granivori e insettivori d’ogni specie; così molti altri allevatori e ci facevamo visita spesso per vedere le novità o le rarità che talvolta non mancavano di suscitare qualche invidia.

Come non ricordare l’amico Giorgio Senesi grande “imbeccatore” di insettivori, il Melani, il Bernocchi, i fratelli Moschi, insuperabili allevatori di Usignoli, e tanti altri che ricordo con nostalgia.

Ma ancora una volta ritorniamo a noi.

Ad un certo momento questi allevatori, in gran parte fiorentini, sentirono il bisogno di riunirsi in un qualche sodalizio che avesse il nome di Associazione; evidentemente i tempi erano maturi e nel 1964 avvenne la prima vera riunione con l’intento di studiarne la realizzazione.

Purtroppo eravamo solo in 10 a causa di due assenze che impedirono il raggiungimento del numero richiesto dallo statuto e la riunione non ebbe seguito.

Il 2 gennaio se ne indisse una seconda, ma anche questa stava per fallire, perché lo statuto, redatto dal notaio Fabio Vercillio, prevedeva sempre un Consiglio fondatore di almeno 12 persone, ma i presenti erano 10. Fortuna volle che nello storico palazzo di via de’ Pucci 2 dove eravamo, fossero presenti anche due coniugi addetti alle pulizie i quali, accondiscendendo alla nostra richiesta, si presentarono al notaio come candidati consiglieri e così si arrivò a 12 e l’Associazione Fiorentina Ornitologica fu una realtà.

I 12 fondatori furono (nell’ordine del documento statutario) : Don Armando Elmi (parroco di Montebonello a Rufina), la professoressa Pia Zucchi, Umberto Melani, Alfonso Lanini, Elena Alinari, Sergio Marretti, Ezio Novelli, Brunero Franchi, Giuliano Passignani, il professore Leonardo Bardi, Giovanni Arezzi, Paolo Fantoni. Furono assegnate subito le cariche che, all’unanimità, risultarono: Don Elmi presidente, Melani vice, Zucchi segretaria; revisori dei conti Lanini, Marretti e Alinari.

Le prime riunioni si tenevano nel “Bar Tonarelli” di Piazza Stazione. La volontà di fare era così tanta che pensammo subito di organizzare nello stesso anno una mostra ornitologica, ma la nostra inesperienza non ce lo avrebbe permesso se non ci fossero venute in aiuto con consigli e attrezzature l’Associazione Pisana presieduta da Mario Tramontani e l’Associazione Livornese presieduta da Giuseppe Ciampi.

Così, nel 1965 ebbe luogo la prima mostra dell’A.F.O, arricchita dalla partecipazione di illustri personaggi nel campo ornitofilo di allora, quali il dottor Odorico Mannelli, divenuto subito nostro socio, e il marchese dottor Luigi Mangilli per lungo tempo presidente della F.O.I. I soggetti esposti raggiunsero la bella cifra di 500, compresi Usignoli, Capinere, Cannaiole, Cincie, ecc.

Ogni rosa ha le sue spine, dice il proverbio. Ce ne accorgemmo l’anno successivo, il 1966, quando l’alluvione annullò tutti i lavori già intrapresi da Bardi, Franchi, Lanini, Melani e Passignani. La sede provvisoria, che si trovava nel sottosuolo dei locali della casa cinematografica M.G.M, in Piazza Stazione, rimase alluvionata e tutto il nostro materiale amministrativo, ed altro, andarono perduti; si salvarono soltanto i due timbri, che ancora teniamo…a ricordo.

Nel 1967 l’Associazione contava circa 35 soci, alcuni anche di Prato, Pistoia, Empoli, Lucca e Viareggio. La sede era in via Villani al 9, in casa di Passignani, dove c’era anche il deposito dei pastoncini, dei medicinali, ecc. Con l’utile del ricavato della merce si dava sostentamento alla vita associativa. Avevamo iniziato anche a fare un giornalino bimensile.

Nello stesso anno decidemmo di organizzare la seconda mostra senza aiuto di alcuno e comprammo 600 gabbie di forma a pagoda dalla ditta di Giuseppe Zamparo di Udine. Le gabbie arrivarono a Firenze dieci giorni prima della mostra ed erano tutte da montare. Iniziò un lavoro massacrante che costrinse anche qualcuno a prendere una parte di ferie; ce la facemmo in tempo, ma parecchi di noi avevano le vesciche alle mani.

Anche questa mostra si svolse presso la meravigliosa serra del Giardino di Orticoltura (Tepidario) in via Bolognese e il risultato fu largamente positivo sotto tutti i punti di vista.

Nel 1968 (la sede era sempre in via Villani) con il contributo di 50.000 lire a testa (era quasi uno stipendio mensile!) di alcuni soci comprammo 300 gabbie a cassetta. Il “prestito”, per decisione unanime dei finanziatori non è mai stato rimborsato, non solo ma alcuni di loro finirono per regalare all’Associazione anche le gabbie che avevano comprato in proprio.

Nel 1971 finalmente abbiamo avuto una sede nostra, in via Lunga, e da qui è cominciata la nostra “escalation”: una Rassegna con giudici inglesi (1979), un Campionato Italiano (1981) e ancora Campionati Regionali, mostre federali; insomma ogni anno una mostra, talvolta anche due, una federale e una sociale. Nella mostra del 1989 fondammo il Club del Lizard.

Questa è la storia di un gruppo di persone che, al di sopra delle differenze che esistono fra gli uomini, lavorando sempre in sintonia di intenti, hanno iniziato a tenere alto il nome della Firenze ornitofila.