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Si
era agli inizi degli anni sessanta. Di F.O.I, o di altro sodalizio del
genere, formato da allevatori di uccelletti, a Firenze si sapeva poco o
niente, nonostante che di questi ornicoltori ce ne fossero molti, già in
relazione fra loro grazie alla frequentazione delle stesse uccellerie,
allora assai numerose, non meno di una decina, e tutte piuttosto
importanti.
L’importanza
di queste tradizionali “botteghe” di “uccellaio” era dovuta al
fatto che vi veniva commerciata la maggior parte dei fringillidi, e
”consimili”, allora oggetto di caccia, dal minuto Verzellino alla
grossa Tordela, con tutte le “taglie” intermedie utilizzate dai
capannisti che erano ben più numerosi di adesso. In testa, sia per numero
che per virtuosismi c’erano il Fringuello e il Tordo bottaccio,
considerati a ragione il “nerbo” di ogni “batteria”.
Coloro
che fra gli ornicoltori e i cacciatori fiorentini hanno i capelli grigi o
bianchi, ricordano certamente i due negozi dietro Palazzo Vecchio, quello
di “Dante” e quello di uno dei due fratelli Mechini (l’altro in via
della Spada), e quello del
“Premiato stabilimento di avicoltura dei fratelli Grilli”, in via
Ghibellina noto anche fuori d’Italia. E ancora i locali del dottor
Susmel, portabandiera dell’ornitofilia cittadina. Non sto a ricordarne
altri.
Poi
pian piano, quasi tutti hanno cessato l’attività a causa del divieto di
caccia ai piccoli uccelli, o hanno cambiato fisionimia; così un’altra
pagina del folclore fiorentino se n’è andata per sempre.
Se
n’è andata per sempre anche la tradizionale secolare “Fiera degli
Uccelli” che si teneva ogni settembre a Porta Romana: migliaia di
uccelletti alla vista del pubblico, ognuno nella tipica gabbietta verde da
richiamo, gare di gorgheggio per Fringuelli e Bottacci, gare di richiamo a
bocca, gare di civettai, disturnatori di stampo medioevale e tante altre
esibizioni di esuberanza paesana che si protraevano fino a buio, quando le
“rimanenze” si potevano “comprare meglio”.
Era
frequentando tutto ciò che si stringevano amicizie fra coloro che, poco
considerati, per non dire “motteggiati”, si occupavano di Canarini o
di Pappagallini o dei fringillidi più vistosi, allevati a mano per
diletto dopo prelievo dai nidi, usanza a quei tempi normalissima, fatta
col dovuto rispetto e non considerata reato..
Io
stesso avevo nell’orto di casa una serie di voliere con granivori e
insettivori d’ogni specie; così molti altri allevatori e ci facevamo
visita spesso per vedere le novità o le rarità che talvolta non
mancavano di suscitare qualche invidia.
Come non ricordare l’amico Giorgio Senesi
grande “imbeccatore” di insettivori, il Melani, il Bernocchi, i
fratelli Moschi, insuperabili allevatori di Usignoli, e tanti altri che
ricordo con nostalgia.
Ma
ancora una volta ritorniamo a noi.
Ad un certo momento questi allevatori, in gran
parte fiorentini, sentirono il bisogno di riunirsi in un qualche sodalizio
che avesse il nome di Associazione; evidentemente i tempi erano maturi e
nel 1964 avvenne la prima vera riunione con l’intento di studiarne la
realizzazione.
Purtroppo
eravamo solo in 10 a causa di due assenze che impedirono il raggiungimento
del numero richiesto dallo statuto e la riunione non ebbe seguito.
Il
2 gennaio se ne indisse una seconda, ma anche questa stava per fallire,
perché lo statuto, redatto dal notaio Fabio Vercillio, prevedeva sempre
un Consiglio fondatore di almeno 12 persone, ma i presenti erano 10.
Fortuna volle che nello storico palazzo di via de’ Pucci 2 dove eravamo,
fossero presenti anche due coniugi addetti alle pulizie i quali,
accondiscendendo alla nostra richiesta, si presentarono al notaio come
candidati consiglieri e così si arrivò a 12 e l’Associazione
Fiorentina Ornitologica fu una realtà.
I
12 fondatori furono (nell’ordine del documento statutario) : Don Armando
Elmi (parroco di Montebonello a Rufina), la professoressa Pia Zucchi,
Umberto Melani, Alfonso Lanini, Elena Alinari, Sergio Marretti, Ezio
Novelli, Brunero Franchi, Giuliano Passignani, il professore Leonardo
Bardi, Giovanni Arezzi, Paolo Fantoni. Furono assegnate subito le cariche
che, all’unanimità, risultarono: Don Elmi presidente, Melani vice,
Zucchi segretaria; revisori dei conti Lanini, Marretti e Alinari.
Le
prime riunioni si tenevano nel “Bar Tonarelli” di Piazza Stazione. La
volontà di fare era così tanta che pensammo subito di organizzare nello
stesso anno una mostra ornitologica, ma la nostra inesperienza non ce lo
avrebbe permesso se non ci fossero venute in aiuto con consigli e
attrezzature l’Associazione Pisana presieduta da Mario Tramontani e
l’Associazione Livornese presieduta da Giuseppe Ciampi.
Così, nel 1965 ebbe luogo la prima mostra
dell’A.F.O, arricchita dalla partecipazione di illustri personaggi nel
campo ornitofilo di allora, quali il dottor Odorico Mannelli, divenuto
subito nostro socio, e il marchese dottor Luigi Mangilli per lungo tempo
presidente della F.O.I. I soggetti esposti raggiunsero la bella cifra di
500, compresi Usignoli, Capinere, Cannaiole, Cincie, ecc.
Ogni
rosa ha le sue spine, dice il proverbio. Ce ne accorgemmo l’anno
successivo, il 1966, quando l’alluvione annullò tutti i lavori già
intrapresi da Bardi, Franchi, Lanini, Melani e Passignani. La sede
provvisoria, che si trovava nel sottosuolo dei locali della casa
cinematografica M.G.M, in Piazza Stazione, rimase alluvionata e tutto il
nostro materiale amministrativo, ed altro, andarono perduti; si salvarono
soltanto i due timbri, che ancora teniamo…a ricordo.
Nel
1967 l’Associazione contava circa 35 soci, alcuni anche di Prato,
Pistoia, Empoli, Lucca e Viareggio. La sede era in via Villani al 9, in
casa di Passignani, dove c’era anche il deposito dei pastoncini, dei
medicinali, ecc. Con l’utile del ricavato della merce si dava
sostentamento alla vita associativa. Avevamo iniziato anche a fare un
giornalino bimensile.
Nello stesso anno decidemmo di organizzare la seconda mostra senza aiuto
di alcuno e comprammo 600 gabbie di forma a pagoda dalla ditta di Giuseppe
Zamparo di Udine. Le gabbie arrivarono a Firenze dieci giorni prima della
mostra ed erano tutte da montare. Iniziò un lavoro massacrante che
costrinse anche qualcuno a prendere una parte di ferie; ce la facemmo in
tempo, ma parecchi di noi avevano le vesciche alle mani.
Anche
questa mostra si svolse presso la meravigliosa serra del Giardino di
Orticoltura (Tepidario) in via Bolognese e il risultato fu largamente
positivo sotto tutti i punti di vista.
Nel
1968 (la sede era sempre in via Villani) con il contributo di 50.000 lire
a testa (era quasi uno stipendio mensile!) di alcuni soci comprammo 300
gabbie a cassetta. Il “prestito”, per decisione unanime dei
finanziatori non è mai stato rimborsato, non solo ma alcuni di loro
finirono per regalare all’Associazione anche le gabbie che avevano
comprato in proprio.
Nel
1971 finalmente abbiamo avuto una sede nostra, in via Lunga, e da qui è
cominciata la nostra “escalation”: una Rassegna con giudici inglesi
(1979), un Campionato Italiano (1981) e ancora Campionati Regionali,
mostre federali; insomma ogni anno una mostra, talvolta anche due, una
federale e una sociale. Nella mostra del 1989 fondammo il Club del Lizard.
Questa è la storia di un gruppo di persone che, al
di sopra delle differenze che esistono fra gli uomini, lavorando sempre in
sintonia di intenti, hanno iniziato a tenere alto il nome della Firenze
ornitofila.
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