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Carissimi
visitatori, se siete entrati nel nostro sito, immaginiamo che
vogliate sapere qualcosa di noi. Faremo del nostro meglio per
accontentarVi.
Chi
conosce già il nostro “mondo” di allevatori amatoriali di
uccelli da compagnia, sa che la nostra Associazione è una delle
tante consimili che hanno cominciato a costituirsi negli anni 20 del
secolo scorso in molte parti dell’Europa, ciascuna delle quali
oggi fa capo alla Federazione della propria Nazione.
La
federazione italiana è la F.O.I Onlus (Federazione Ornicoltori
Italiani) con sede attuale a Piacenza (29100- Via Conciliazione –
45/A).
Le
Associazioni di più antica fondazione le ritroviamo in Emilia
Romagna, regione di grandi tradizioni nell’allevamento di ogni
sorta di animali, sia da reddito che da diletto. Modena, Reggio
Emilia furono le prime ad organizzarsi in ben definiti sodalizi.
La
nostra Associazione nasce nel 1965 con presidente un sacerdote, don
Armando Elmi; fra i consiglieri tuttora in “attività di
servizio” Giuliano Passignani, che ha raccontato all’interno del
sito la “Storia dell’A.F.O.”.
I
nostri iscritti sono attualmente 155, il numero più alto fra tutte
le consimili toscane.
Le
altre Associazioni del Raggruppamento Toscano hanno sede a: Carrara,
Empoli, Grosseto, Livorno, Lucca, Pisa, Pistoia, Prato, Viareggio,
cioè 10 in tutto.
Fino
ai giorni d'oggi, e
salvo un’unica eccezione indipendente dalla nostra volontà, ogni
anno abbiamo allestito una Mostra “importante”, sia per le
caratteristiche dei locali, che per il numero delle adesioni
(ingabbi) e la ricchezza dei premi in palio. Nel 1981 abbiamo anche
organizzato il Campionato Italiano di Ornitologia nei locali
dell’ippodromo del Parco delle Cascine.
Le
mostre dei primi anni le tenemmo nel cosidetto “Tepidario”, una
grande serra tutta a vetri, che essendo in città attirava un numero
elevatissimo di visitatori. Poi utilizzammo il “Parterre”, ben
conosciuto ai suoi tempi in quanto sede della “Mostra
dell’Artigianato”. Poi fu la volta delle “Pavoniere”, la
“Villa Montalvo” e “l’Auditorium Rodari” a
Campi Bisenzio, poi il “Palasport di Lastra a Signa”,
attuale sede delle mostre di questi ultimi anni..
Allestire
quindi almeno una Mostra ogni anno, in primo luogo, per dare ai Soci
la soddisfazione di confrontarsi “in casa” con i colleghi
allevatori fiorentini e quelli provenienti dalle altre città
toscane, a parte il fatto che c’è sempre stata una buona
partecipazione di espositori delle altre Regioni; in secondo luogo,
per dare una "contropartita" alla spesa del tesseramento,
anche se questo da diritto ai vari altri benefici che tutti
conoscono.
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Non
c’è dubbio che su questo nostro intento organizzativo possiamo
dire di essere stati all’altezza. Ma un altro aspetto espositivo
abbiamo sempre curato: quello di dedicare ogni volta una giornata
(talvolta tutto il venerdì, tal’altra il sabato mattina) alle
visite scolastiche.
Abbiamo
spesso data la preferenza alla Scuole Medie, perché ci è sembrato
che i ragazzi più maturi, per impostazione e livello di
apprendimento scolastico, fossero più adatti a recepire le nozioni
che gli addetti davano durante l’itinerario di visita alle
rastrelliere cariche di oltre mille gabbie e, successivamente,
durante la conferenza- dibattito riepilogativo.
D’altra
parte noi crediamo che l’ornitofilia debba coinvolgere un po’
anche il lato tecnico-scientifico dell’allevamento degli uccelli o
della loro semplice detenzione.
Siamo
arrivati a questa conclusione dopo i primi anni di esperienza,
accorgendoci che i ragazzi delle Medie, durante la
conferenza-dibattito, ci ponevano delle domande assai fondate,
seriamente tese a dirimere dubbi e accrescere le loro conoscenze
biologiche e ambientali.
I
concetti di Specie, Razza, selezione, gli argomenti di genetica,
dell’alimentazione, della liceità della vita captiva e tanti
altri, sono sempre stati dibattuti su istanza dei ragazzi e ne
è nato un colloquio seriamente coinvolgente. Va detto, ad onor del
vero, che gli insegnanti avevano già introdotto durante le ore di
scuola gli argomenti prevedibilmente oggetto di discussione.
Quasi
sempre, il giorno dopo, questi ragazzi sono tornati a visitare la
Mostra con i genitori e li abbiamo visti svolgere la funzione di
“Ciceroni”, forti delle nozioni assimilate il giorno precedente.
Evidentemente l’interesse non era mancato.
Per
noi infine c’è stata la soddisfazione che qualche adulto, spesso
sollecitato dal figlio, ma anche dalla consultazione della
rivista “Italia Ornitologica” (consegnata gratuitamente a
ciascun ragazzo) messa a disposizione dei visitatori, si è
iscritto al nostro sodalizio e, se già semplice allevatore
“casalingo”, successivamente ha cominciato ad allevare più
“tecnicamente”, per poi misurarsi con gli altri e accrescere la
propria esperienza ornitologica.
E’
nostra assoluta convinzione che l’apertura ai ragazzi sia
fondamentale nel programma di propaganda che una associazione come
la nostra deve svolgere nei riguardi dei giovani ed anche dei meno
giovani (l’attuale indirizzo medico sulla “pet therapy” ce lo
insegna).
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ALLEVARE PER PROTEGGERE
La
stampa specializzata, le pubblicazioni del WWF e degli altri
sodalizi consimili minori, la TV, ci informano continuamente del
“precario stato di salute” del nostro Pianeta, compreso il
numero crescente di situazioni a rischio per la sopravvivenza di
molte Specie animali.
Oggi
le espressioni “effetto serra”, “specie in pericolo di
estinzione”, ecc., sono sulla bocca di tutti. In alcuni casi
c’è dell’esagerazione, dovuta spesso a ignoranza o alla voglia
di dimostrarsi “al passo coi tempi”, ma in molti casi i rischi
sono reali e la loro conoscenza non di rado ci addolora
profondamente
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Se
il simpatico Panda sparisse dalla faccia della Terra non sarebbe un
dispiacere per molti di noi? Non crediamo ci sia qualcuno così
cinico da dire che…ci sono cose più importanti a cui pensare.
Certo, ma quando ad una cosa prima o poi si può porre rimedio,
almeno la speranza resta, ma quando una cosa non c’è più,
non c’è neppure un briciolo di speranza!
Quante
specie animali (anche alcune vegetali) sono scomparse dalla faccia
della Terra in questi ultimi tempi? Centinaia fra le Specie più
vistose, migliaia se vi si aggiungessero i piccolo invertebrati.
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Come
molti sanno, esiste una organizzazione mondiale che tutela la salute
a la sopravvivenza delle specie a reale rischio di estinzione più o
meno prossima ed esiste un elenco di queste specie, l’elenco CITES
che le enumera secondo tre livelli di rischio: quelle ad alto
rischio comprese nell’”allegato A”, quelle a medio
rischio (all. B) e quelle a rischio locale (all. C).
Vi
sono comprese anche molte specie di uccelli, da quelle ridotte a
pochi esemplari presenti solo in laboratori specializzati che li
allevano con la speranza di poter un giorno reinserirli in natura, a
quelle oggetto di continuo prelievo nei luoghi di nidificazione da
parte di speculatori di ogni risma.
Alcune
specie di uccelli tutelate dalla CITES vengono da tempo allevate
dagli appassionati ornicoltori e costituiscono un “serbatoio”
cui domani sarà possibile attingere se la situazione in natura
dovesse volgere al peggio.
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Certamente
non possiamo pensare di allevare la Gru canadese o il Condor della
California , ma, nel nostro piccolo, un tangibile
contributo lo forniamo anche noi; non foss’altro insegnando ai
giovani il rispetto e l’amore per la natura e per le sue creature.
E’
certo che allevando per diletto le specie avicole che sono oggetto
della nostra solerte passione si accresce in noi stessi e si
trasmette agli altri la consapevolezza di un’opera meritoria
indispensabile per non tradire le generazioni dei nostri figli. Ecco
perchè il motto che ci contraddistingue è: allevare per proteggere.
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Le
Regioni sono in grado di costituire dei Parchi nazionali, il WWF è
in grado di costituire delle aree protette di grande importanza ed
estensione. Noi non abbiamo le loro possibilità, ma il nostro
contributo alla salvaguardia della natura e al coinvolgimento dei
giovani l’abbiamo dato anche noi, noi per dire la nostra
Federazione, la F.O.I, che ha costituito nella valle del Sele in
località Trepalade una efficiente oasi di rifugio che ogni anno è
meta di continua affluenza di scolaresche che in tal modo vengono in
concreto contatto con i problemi della tutela dell’ambiente e che
saranno poi loro stessi più preparati per essere garanti di questa
tutela.
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“PROPENSIONI E PASSIONE”
Dunque siete entrati in quel variopinto mondo di quei piccoli
uccelli che ormai da secoli vengono fatti riprodurre in gabbie o
voliere da persone che allevano queste amabili creature per una
certa atavica passione di vederle nascere, crescere, e infine,
presentarsi ai loro occhi nelle loro splendide livree da adulti o
sentirle esibire le loro melodiche canzoni. Abbiamo detto
“passione” e a noi non va giù sentirla definire con quella
simpatica ed esotica parola tanto di moda da alcuni anni: HOBBY.
No, come lo si intende abitualmente, l’hobby può essere
transitorio, può essere sostituito da un altro hobby di natura
assai diversa, può essere coltivato marginalmente per riempire
qualche ora vuota. La passione no, è come l’amore; quando è vero
diventa gelosia, ansia, sofferenza; soprattutto resta una cosa
nostra, che coinvolge la nostra personalità fino a diventare
egoistica, o altro; tutte cose nelle quali molti di noi
possono facilmente riconoscersi.
Noi
dunque siamo e restiamo allevatori per passione, sì, assolutamente
per passione, perchè nulla vieta che qualche esemplare depositario
di qualche raro pregio scaturito dalla sagacia e competenza genetici
dell’allevatore, venga ceduto, dopo reiterate insistenze a prezzi
che li’ per li’ possono apparire esagerati. Ma pensate a
Giuseppe Verdi, a Picasso e ai tanti altri artisti che hanno donato
al mondo opere d’arte, di letteratura, di musica celestiali. Lo
hanno fatto per guadagno? No di certo, ma crediamo che nessuno
abbia da ridire sulle loro alte remunerazioni. Si ricercano le rarità,
non le banalità!
Già
che siamo entrati nella retorica, permetteteci una breve
prosecuzione.
Noi
siamo dunque allevatori per passione e il discorso verte sulle varie
propensioni che si riscontrano in un certo numero di esseri umani,
vuoi per ataviche influenze, vuoi per contingenti combinazioni
geniche: propensione per la musica, per la danza, per la manualità,
per gli animali, e così via.
Se
è una “vocazione” di quelle autentiche, alla prima occasione si
manifesta prepotente e costringe ad assecondarla divenendo una vera
e propria “passione” che può finire per accompagnarci per tutta
la vita.
Si
sente dire talvolta: “io avrei avuto la passione per questa cosa,
ma non mi è stato possibile dedicarmici ed esaudirla”. Spiacevole
faccenda, diciamo noi, perché può succedere che qualunque altra
affermazione o realizzazione più o meno mondana, non la si senta
mai completamente gratificante.
Crediamo
che nessuno negherebbe l’etichetta di fortunato a colui che, in un
contesto di vita normalmente e dignitosamente vissuta, sia riuscito
a soddisfare appieno la propria passione. Ci vengono in mente gli
“Impressionisti”, i “Macchiaioli” e tanti altri “eroi”
del passato più o meno recente. Un “grazie” a tutti loro.
Appunto,
se poi la sua professione è stata una scelta basata su questa
passione, allora la fortuna è stata ancora maggiore.
Tutti
i veri amori sono fatti di appagamenti e di sacrifici; anche quello
della riproduzione di uccelletti domestici non fa eccezione: molte
gratificazioni, ma anche molti sacrifici.
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IL
CURRICULUM DELL’ALLEVATORE:
un
mixage di “pro” e di “contro”
Chi, intervistando un atleta di qualunque sport o un cultore di una
qualunque attività ricreativa gli chiedesse una succinta risposta
sui risvolti positivi e negativi di questi suoi impegni, si
sentirebbe sicuramente rispondere che le gratificazioni sono date
dai successi, generalmente nei riguardi dei concorrenti, mentre
l’opposto è dato dai sacrifici per ottenerli.
Per l’allevatore la risposta sarebbe meno facile da dare, perché
nel caso suo i “pro” e i “contro” si intersecano così tanto
che occorrerebbe entrare nei dettagli, sia generici, che personali,
per farsene un’idea più precisa.
Vediamo un po’ di immaginarci quali potrebbero essere le
considerazioni sull’argomento.
Abbiamo già detto delle soddisfazioni di vedere nascere delle
creaturine che, senza il nostro intervento non sarebbero mai venute
al mondo; creature doppiamente nostre, dunque. Abbiamo detto della
soddisfazione di vederle crescere fino ad offrirci da adulti
l’immagine della loro piena bellezza, o le loro melodie. Diremmo
che questo è un lato “poetico” della nostra attività che
rientra a pieno merito nei “prò”.
Poi c’è, come in ogni altra cosa e come già abbiamo
“tinteggiato” a proposito dei grandi creatori di cose belle,
c’è, dicevamo, il lato più prosaico, cioè la competizione in
gara.
Ogni mostra rinnova la speranza che i nostri esemplari superino
tutti gli altri concorrenti, in modo da dimostrare con i fatti che
in quella categoria siamo stati i più “bravi”. Per questo la
medaglietta d’oro vale molto, non certo per il suo valore
intrinseco, ma perché andrà ad allungare il medagliere appeso alla
parete dell’allevamento o addirittura in salotto. Questo non
si discute, va nei “pro”. Ma se i successi non arrivano si
comincia a passare nella categoria opposta e allora si affacciano
alla mente tante rattristanti considerazioni che per i meno tenaci
possono concludersi anche con un parziale o totale abbandono del
“gioco”.
Ma l’importante non è partecipare? Non è detto che si debba
vincere per forza. Talvolta può bastare un buon piazzamento a
ridare animo e forza per ricominciare. Pensate un po’
all’atletica; un esempio fra tanti: in certi casi c’è un
concorrente così “forte” che, per gli altri, le chanches di
ottenere la “palma” sono una chimera.
Il fatto è che partecipare è già di per sé gratificante…poi si
vedrà: chissà se un giorno…Come si vede è un’altalena di
“pro” e di ”contro”.
“Chi le ha vinte tutte quelle medaglie?”
“Le ha vinte mio marito con i canarini” risponde la moglie
all’occasionale interlocutore; ma bisognerebbe vedere nel
contempo l’espressione del suo viso…che può essere di condivisa
soddisfazione….ma più spesso di “sopportazione”.
“Caspita, ma allora è bravo sul serio, l’avevo sentito dire che
aveva tanti uccellini….”
“Certo che è bravo, ma sai, ci perde tanto tempo! Ma dice che per
lui è una distensione ed io lo capisco; dopo il lavoro un po’ di
relax gli ci vuole; per l’appunto ha scelto i canarini. Il
problema più grosso è l’estate….”
Sì l’estate è un grosso problema, se non c’è chi può
occuparsi con competenza dell’allevamento; ma ci sono altre
soluzioni, non ideali, ma che non pesano….sulle esigenze della
famiglia, almeno in quel particolare momento. In altri momenti le
ore sottratte alla famiglia pesano meno: qualche fine settimana
andata all’aria “per colpa dei canarini”, magari per colpa di
un certo esemplare che con una bollicina all’occhio ha fatto
temere la tragedia del vaiolo. Allora il problema della
vaccinazione, le cure supplementari e tante altre cose legate
all’andamento delle cove e sempre in agguato con qualche
imprevedibile guaio; cose che per chi è “nel giro” sono ben
note. Come si vede, di lati “contro” ce ne sono abbastanza, ma
ritorniamo ai “pro”.
Un lato decisamente positivo, salvo qualche eccezione transitoria,
è la distensione dei nervi, l’estraniarsi per qualche ora dalle
tensioni di una giornata di lavoro; insomma il “relax” di
pensare completamente ad altro.
E’ verissimo, come quando osserviamo la fiamma che scoppietta nel
caminetto in tanti guizzi imprevedibili o quando guardiamo i
volteggi dei pesci di un acquario, o ascoltiamo una musica vera. In
quei momenti la mente viaggia da sola trasportata da mille delicate
sollecitazioni.
C’è anche un lato “contro” che può diventare “pro”;
quello che trasforma un faticoso viaggio di ingabbio e di sgabbio,
in un’occasione per fare un viaggetto da soli, marito e moglie,
magari lui in Mostra e lei in giro con qualche occasionale amica
moglie di altro espositore, a visitare la città o a fare qualche
“compera” sull’entità della quale difficilmente lui troverà
da ridire.
Sappiamo di un amico che mentre la moglie faceva le sue rimostranze,
peraltro contenute, lui la rassicurava dicendole che da lì in
avanti avrebbe dedicato meno tempo ai canarini…e intanto pensava
che in allevamento c’era spazio per altre…gabbie dove voleva
metterci una certa varietà…e pensava già agli accoppiamenti e a
ordinare gli anellini. Quanti? Ma, non si sa mai, ordiniamone
qualcuno in più…
A proposito di anellini: prenotiamoli per tempo, per non ingolfare
la povera Segreteria della F.O.I e cerchiamo di fare bene i conti.
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