Un fiore sbocciato a Firenze 

 IL FIORINO

di Umberto Zingoni

 

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“ Nella botte piccina ci sta il vino buono”. E’ vero, con la botte piccola il vinaiolo cura di più la qualità che la quantità. Veramente, più che di botti si dovrebbe parlare di barili, barilotti e caratelli, che sono delle botticine di foggia particolare. In Toscana in questi “caratelli” si produce l’autentico e insuperabile Vinsanto toscano. Altrove altre delizie.

Veniamo ai canarini. Chi ha sufficienti conoscenze sulle caratteristiche somatiche e comportamentali delle varie razze, sa che, e rieccoci ai vini, “la botte piena e la moglie ubriaca” sembrerebbe che non potessero coesistere; ciò che per noi vuole dire semplicemente che quanto più una razza aumenta di taglia, tanto più perde in “rusticità”. “Lo sanno tutti”, dirà qualcuno. Tanto meglio.

A parte il Gibber, che è un caso tutto particolare, per le altre razze arricciate la tendenza degli allevatori è stata sempre quella di aumentare la taglia; ne sa qualcosa il Padovano che, con questo aumento, si è spesso complicata la vita.

Possibile che nessuno avesse pensato ad andare contro corrente creando un “Arricciatino superrustico”? Veramente un precedente c’era stato. L’idea di creare un Arricciato di taglia  molto ridotta  era venuta in mente nel lontano 1951 al dottor Susmel, “eclettico” e compianto canaricoltore che i meno giovani certamente ricorderanno.

Il Susmel aveva pensato ad un Parigino in miniatura, di colore bianco, e ne aveva anche dettati i connotati, ma né Lui, né altri aveva dato seguito al progetto, salvo chiamarlo “Ciuffetto Fiumano”, perché il Susmel era nativo di Fiume, città un tempo italiana, ma fiorentinissimo di adozione.

Come è noto, il creatore del Fiorino è stato lo scrivente, in stretta collaborazione con l’amico Michele del Prete, ma, ad onor del vero, l’idea “astratta” di creare un “miniarricciato” non era venuta in mente nemmeno a noi due. E allora? Allora la storia è una storia di coincidenze. Eccole. Intorno agli anni 1969/70 io allevavo tutte le razze arricciate in un appartamento “demodè” di quattro stanze, tutte tappezzate di gabbie, volierette, voliere murali, ecc. Come balie per i Parigini usavo delle femmine di Gloster, di cui mi riforniva spesso l’amico Giuliano Passignani, accoppiate con maschi Arricciati del Nord in soprannumero, o con qualche difetto. Funzionavano a meraviglia e spesso nasceva qualche loro figlio che io serbavo come balia per l’anno successivo immettendolo in un’ampia voliera murale dove svernava in compagnia di varie decine di altri “locatari”. Come è facile capire, si trattava di “bastardini” di taglia intermedia fra le due razze e con qualche arricciatura qua e là.

Un giorno mi telefonò Michele Del Prete, frequentatore saltuario dell’Associazione fiorentina, un “ragazzo” più giovane di me di 25 anni, allevatore di ogni sorta di uccelli, il quale, conoscendo il mio “assortimento mi chiese se avevo un po’ di balie da cedergli.

Io pensai  a tutta la mia “eccedenza” e gli dissi che venisse pure a prendersi quello che voleva. Lui venne, prese il retino, entrò nella voliera e, zitto zitto, si prese tutti quei bastardini di cui dicevo prima e mi disse più o meno, dandomi del Lei (per rispetto all’età evidentemente): “Che ne dice, professore, di tentare di tirar fuori da questi bastardini una razza arricciata nana?”

Io, già abbondantemente “inguaiato” con un numero di canarini puri e balie che preferisco sottacere, gli risposi che l’idea era venuta anche a me, ma che le razze che già avevo mi bastavano e mi avanzavano e, che se credeva, poteva provare Lui a portare avanti il progetto; però gli consigliai di pensarci bene e non male, perché anche Lui era “inguaiato” più o meno come me, se non di più.

Sta di fatto che dopo un paio d’anni Lui ritornò da me e mi raccontò che per certe sue ragioni che non sto a precisare, doveva abbandonare il suo locale di allevamento e aveva pensato di trasferire tutto da me.

La cosa mi solleticò assai, perché pensai che in futuro la possibilità di accudire a turno i canarini mi avrebbe permesso dopo tanti anni, di ricominciare a godere a tempo pieno delle vacanze estive e non estive e, infine, l’ipotesi di una “Razza nana” si sarebbe potuta concretizzare in una realtà.

Dissi: “Si può fare, ma niente canarini di colore, niente esotici, ibridi, niente di niente, salvo i canarini arricciati” che anche Lui  aveva in buon numero.

Insomma , andò a finire che dopo pochi giorni Michele trasferì da me tutte le sue attrezzature, tutti i suoi Arricciati ed anche un po’ dei figli di quei primitivi bastardini detti sopra e, in una bolgia di gabbie, voliere, volierette, appese da terra fino al soffitto in tutte le stanze, ebbe inizio alla pari la nostra megalomane società che, forse a causa della differenza di età, o della stima e fiducia reciproche, o della grande comune passione canaricola, durò molti anni nella più assoluta armonia, arricchita da grandi successi espositivi.

Fu in quegli anni che dalla selezione di quei primitivi bastardini andò man mano costituendosi il Fiorino.

Poi un certo anno accadde che, dovendo io cedere il locale, ci trasferimmo in sedi differenti, io con i soli Fiorini, perché il mio spazio era ridotto, Lui con tutto il resto, perché aveva un locale più grande. Successe che , inevitabilmente, il compito di portare avanti il progetto restò sulle mie spalle e che fui io che indirizzai la selezione e, giovandomi della mia qualità di presidente della Commissione Tecnica Arricciati, cominciai a pubblicizzare questo “Miniarricciato del futuro”, come lo definì già qualcuno.

Ne parlai una prima volta in occasione della Rassegna di Bergamo del 1979. Gli ascoltatori recepirono l’anticipazione e il discorso finì lì.

Alla successiva Rassegna di Bologna, in occasione di una riunione di “Arricciatisti” presentammo un certo numero di questi miniarricciati e ne regalammo una ventina a chi si fece avanti promettendo di continuare ad allevarli e selezionarli. Uso il plurale, perché, a parte l’amicizia rimasta integra, la selezione di questo “canarinetto” continuammo a farla in collaborazione.

A quel tempo ne nascevano alcuni con il collo arricciato e altri con il collo liscio. Nella stessa Rassegna di Bologna, chiesi ai presenti se piacevano di più i primi o i secondi e, per una minima prevalenza di alzata di mano, venne stabilito che da lì in avanti la eventuale futura Razza sarebbe stata a collo liscio. Davvero! Se vi fossero state due o tre alzate di mano differenti, oggi il Fiorino avrebbe il collarino. Si parlò anche del jabot e anche in questo caso la maggioranza di dichiarò per il jabot chiuso alla “Nord”,  anziché aperto alla “Sud”.

Insomma,  quella riunione di Bologna ebbe una decisiva importanza, sia per la scelta dei due connotati, sia per l’inizio dell’allevamento e selezione da parte di altri allevatori.

Seguirono vari anni di pubblicità con esposizioni dei migliori soggetti nelle mostre principali, finché la C.T. sancì che la razza era da considerarsi ormai fissata e chiese alla F.O.I il riconoscimento ufficiale che naturalmente venne concesso.

Per quanto riguarda il nome, come chiamarlo questo canarino? N e venne proposto più d’uno, ma, alla fine e con piena ragionevolezza, venne scelto il nome di “Fiorino”. Perché Fiorino?

Primo, perché il Fiorino era nato a Firenze. Strana coincidenza: tanti anni prima c’era stato uno stesso tentativo proprio a Firenze, da parte del dottor Susmel.

Secondo, perché Fiorino era il nome di una moneta nata a Firenze, anche se successivamente diffusasi  sotto vari coni e metalli in molti Stati europei.

 

Terzo, perché il Fiorino ha soltanto le cinque arricciature canoniche, di cui due coppie simmetriche ed una unica, esattamente come è la disposizione dei petali dell’Iris (il Giaggiolo, come lo chiamano a Firenze) che è il fiore simbolo della città, anche se erroneamente talvolta si parla del “giglio di Firenze”, per evidente equivoco botanico.

 

 

 Poi il travaglio del riconoscimento C.O.M con il “giallo” delle vicissitudini legate agli anni in cui fu presentato ai Campionati mondiali, finché nel 1989, al Mondiale di Pordenone, arrivò il riconoscimento internazionale. Si era alla fine della riunione plenaria della C.O.M-O.M.J nella tarda mattinata del 25 gennaio quando il presidente dottor Sommer fece l’annuncio ufficiale, cui seguì naturalmente un lungo applauso. Era fatta! Qualcuno sorridendo bonariamente disse che….giocando in casa…..era stato tutto più facile. Probabile, ma ben presto l’eccezionale affermazione della razza dimostrò che il riconoscimento era stato meritato al cento per cento.

Un altro piacevole ricordo è la scelta dei soggetti da esporre per il riconoscimento, avvenuta due giorni prima. Come sempre succede (è accaduto anche recentemente con l’A.G.I.) i soggetti presentati furono i migliori che la C.T aveva scelto fra tutti quelli convogliati allo scopo ad alcuni allevatori benemeriti giunti da tutta Italia. Come non ricordarli? A.Bettiol di Montebelluna (Tr), P.Campoli di Sora (Fr), F.Di Meglio di Ischia, U.Fort di Castelfranco Veneto, W.Pittini di Torviscosa (Ud), A.Tonello di Pordenone e, naturalmente Zingoni e Del Prete di Firenze.

La conclusione della storia è che la razza è nata a Firenze ed i suoi creatori sono due Fiorentini. Ora la razza è così diffusa che è sempre al secondo posto, dopo l’Arricciato del Nord, come numero di presenze alle mostre, compreso l’ultimo “Mondiale” in  Portogallo.

Adesso qualche dato tecnico. Tanti anni di allevamento nella più stretta consanguineità ci hanno insegnato e confermato molte cose.

Le arricciature dipendono da caratteri genetici ad eredità sostanzialmente quantitativa (sin.additiva, poligenica, multifattoriale), per cui solo la selezione continua nelle generazioni che si susseguono permette di reclutare  e fissare il massimo possibile dei geni positivi coinvolti nell’espressione di questo carattere. Non è possibile stabilire se vi sia coinvolto anche qualche gene dominante, ma ciò non cambia l’essenziale, perché, lo ripetiamo, l’unico modo per migliorare il Fiorino è stato la costituzione di un ceppo allevato in stretta consanguineità, escludendo tassativamente i soggetti privi di qualche carattere di primaria importanza (una spallina ad es.) o aventi qualche carattere decisamente negativo (il collarino ad es.).

Su questo argomento l’unica seria conclusione è che la consanguineità (la consanguineità senza una drastica selezione non ha senso) ha il grande vantaggio di costituire un ceppo vero e proprio, che non deve essere inquinato dall’immissione di soggetti estranei, salvo eventualmente tenere sotto stretta  osservazione la prole ottenuta dal soggetto estraneo.

Una volta costituitosi il ceppo, questo ci offre un grande vantaggio e preghiamo il lettore di fare molta attenzione a ciò che diremo adesso.

Nella figliolanza di un’annata riproduttiva vi saranno soggetti più belli e meno belli (in relazione allo standard naturalmente). Ebbene, agli effetti dei risultati espositivi i più belli risulteranno vincitori, ma, agli effetti della riproduzione, la differenza è minima, perché quel poco di meglio che ha il soggetto vincente dipende da combinazioni contingenti di geni che sono presenti anche nel soggetto fenotipicamente inferiore. Per cui può benissimo accadere, anzi accade spesso, che da coppie formate da “campioni” nasca prole statisticamente uguale a quella nata da soggetti fenotipicamente inferiori. E’ un po’ la verità del detto popolare: “Buon sangue non mente”.

Naturalmente la selezione più spicciola è quella di scegliere i soggetti più belli, ma, attenzione, studiamo prima il “pedigree dei genitori, fratelli e nonni prima di decidere, perché un campione di bellezza può venir fuori anche da un ceppo mediocre per il favorevole giuoco delle “smazzate” dei geni durante la gametogenesi e la formazione dello zigote. E qui è appropriato un altro proverbio “Una rondine non fa primavera”.

Ci sembra di aver insistito a sufficienza su questi concetti che sono diventati per noi degli “assiomi”, tali che non accettiamo alcun parere contrario, e non è questione di presunzione, ma di dati di fatto.

La selezione della rusticità dei Fiorini è stata ed è facile, trattandosi di canarini di piccola taglia, con piumaggi sobri, senza l’obbligo di particolari portamenti. Insomma canarini “facili”. Comunque, se in sede riproduttiva un soggetto mostra qualche tara, conviene escluderlo dal ceppo, salvo accertare le cause; è anche importante registrare il fatto sui libri di allevamento e verificare la situazione fra gli ascendenti e collaterali.

Secondo la nostra esperienza il Fiorino preferisce allevare in coppia fissa ed i maschi sono ottimi allevatori quanto le femmine.

Fermo restando che ogni connotato chiaramente difettoso dovrebbe indurre all’esclusione dalla riproduzione, nei ceppi ormai consolidati la nascita di un soggetto con qualche “difettuccio veniale” non deve preoccupare gran che, se il parentado (fratelli, genitori e nonni) ne è esente.

Il ciuffo è uno dei punti dolenti della razza, perché ormai è accertato che questo connotato

non si confà al piumaggio arricciato, il che si concretizza con la realtà che, nonostante la selezione, qualche soggetto con la calvizie nucale continua sempre a nascere. Ma  la percentuale deve rimanere bassa (non oltre il venti per cento più o meno). La percentuale è maggiore nel Padovano nel quale lo standard prevede che l’arricciatura del collo sotto  forma di un collare che inevitabilmente accresce la tendenza all’arricciatura anche delle piume della testa, con la conseguenza di lasciare la nuca più o meno scoperta.

Fortunatamente nel Fiorino il collo liscio attenua di molto questa tendenza e i ciuffi di buona fattura appaiono in percentuale assai maggiore che nel Padovano. E’ nostra convinzione che occorreranno ancora alcuni anni perché il ciuffo del Fiorino arrivi alla generalizzazione della perfezione.

Un discorso analogo vale per le spalline. Qualunque accoppiamento si faccia, anche fra due soggetti con spalline da considerare perfette e provenienti da ceppi lungamente selezionati, comparirà sempre nella prole una certa percentuale di esemplari con spalline asimmetriche. Del resto ciò accade anche nelle altre razze arricciate e, in particolare nell’Arricciato del Nord che è razza selezionata da più di un secolo. La spiegazione è semplice: l’arricciatura delle spalline spetta ad un unico pterilio (a differenza di quelle del jabot e dei fianchi che provengono da due pterili simmetrici), cosicché una netta spartizione si realizza in parte "per caso", nonostante l'indiscussa componente ereditaria.

Resta da parlare della taglia che va considerata sotto due aspetti: la lunghezza totale del corpo e la ricchezza e voluminosità  del piumaggio; due connotati che si influenzano a vicenda, in quanto una maggiore voluminosità fà apparire il soggetto più corto e viceversa.

Il piumaggio che si confà al Fiorino è più o meno lo stesso di quello dell’Arricciato del Nord (tendenzialmente di tipo brinato), forse un poco più abbondante, tanto che sono previste anche le piume di gallo. Per il resto la conformazione delle arricciature è la stessa, ma il portamento, anche senza una selezione specifica, è spontaneamente un poco più eretto.

Per quanto concerne la reale lunghezza (misurate sull’animale disteso sul tavolo con il collo totalmente esteso) difficilmente scende sotto i 14 cm, mentre se la si valuta nell’animale in posizione sul posatoio (come viene fatto nell’ambito dei canarini cosiddetti “inglesi”) è di uno o due cm minore; evidentemente a causa della doppia S delle vertebre del collo.

E’ nostra impressione che la vivacità, l’aspetto “sbarazzino” dovuto alla presenza del ciuffo e la voluminosità del piumaggio, siano i connotati più salienti che hanno favorito la grande diffusione di questo “gioiello fiorentino”, decisamente il più “fancy” di tutti gli arricciati.

Poteva nascere solo a Firenze ove le sue infinite bellezze, patrimonio universale, sono concentrate tutte nella minima superficie di una città che odora d’arte in ogni canto.

 

    

                                                                     Umberto Zingoni