|
“
Nella botte piccina ci sta il vino buono”. E’ vero, con la botte
piccola il vinaiolo cura di più la qualità che la quantità. Veramente,
più che di botti si dovrebbe parlare di barili, barilotti e caratelli,
che sono delle botticine di foggia particolare. In Toscana in questi
“caratelli” si produce l’autentico e insuperabile Vinsanto toscano.
Altrove altre delizie.
Veniamo
ai canarini. Chi ha sufficienti conoscenze sulle caratteristiche somatiche
e comportamentali delle varie razze, sa che, e rieccoci ai vini, “la
botte piena e la moglie ubriaca” sembrerebbe che non potessero
coesistere; ciò che per noi vuole dire semplicemente che quanto più una
razza aumenta di taglia, tanto più perde in “rusticità”. “Lo sanno
tutti”, dirà qualcuno. Tanto meglio.
A
parte il Gibber, che è un caso tutto particolare, per le altre razze
arricciate la tendenza degli allevatori è stata sempre quella di
aumentare la taglia; ne sa qualcosa il Padovano che, con questo aumento,
si è spesso complicata la vita.
Possibile
che nessuno avesse pensato ad andare contro corrente creando un
“Arricciatino superrustico”? Veramente un precedente c’era stato.
L’idea di creare un Arricciato di taglia molto ridotta era
venuta in mente nel lontano 1951 al dottor Susmel, “eclettico” e
compianto canaricoltore che i meno giovani certamente ricorderanno.
Il
Susmel aveva pensato ad un Parigino in miniatura, di colore bianco, e ne
aveva anche dettati i connotati, ma né Lui, né altri aveva dato seguito
al progetto, salvo chiamarlo “Ciuffetto Fiumano”, perché il Susmel
era nativo di Fiume, città un tempo italiana, ma fiorentinissimo di
adozione.
Come
è noto, il creatore del Fiorino è stato lo scrivente, in stretta
collaborazione con l’amico Michele del Prete, ma, ad onor del vero,
l’idea “astratta” di creare un “miniarricciato” non era venuta
in mente nemmeno a noi due. E allora? Allora la storia è una storia di
coincidenze. Eccole. Intorno agli anni 1969/70 io allevavo tutte le razze
arricciate in un appartamento “demodè” di quattro stanze, tutte
tappezzate di gabbie, volierette, voliere murali, ecc. Come balie per i
Parigini usavo delle femmine di Gloster, di cui mi riforniva spesso
l’amico Giuliano Passignani, accoppiate con maschi Arricciati del Nord
in soprannumero, o con qualche difetto. Funzionavano a meraviglia e spesso
nasceva qualche loro figlio che io serbavo come balia per l’anno
successivo immettendolo in un’ampia voliera murale dove svernava in
compagnia di varie decine di altri “locatari”. Come è facile capire,
si trattava di “bastardini” di taglia intermedia fra le due razze e
con qualche arricciatura qua e là.
Un
giorno mi telefonò Michele Del Prete, frequentatore saltuario
dell’Associazione fiorentina, un “ragazzo” più giovane di me di 25
anni, allevatore di ogni sorta di uccelli, il quale, conoscendo il mio
“assortimento mi chiese se avevo un po’ di balie da cedergli.
Io
pensai a tutta la mia “eccedenza” e gli dissi che venisse pure a
prendersi quello che voleva. Lui venne, prese il retino, entrò nella
voliera e, zitto zitto, si prese tutti quei bastardini di cui dicevo prima
e mi disse più o meno, dandomi del Lei (per rispetto all’età
evidentemente): “Che ne dice, professore, di tentare di tirar fuori da
questi bastardini una razza arricciata nana?”
Io,
già abbondantemente “inguaiato” con un numero di canarini puri e
balie che preferisco sottacere, gli risposi che l’idea era venuta anche
a me, ma che le razze che già avevo mi bastavano e mi avanzavano e, che
se credeva, poteva provare Lui a portare avanti il progetto; però gli
consigliai di pensarci bene e non male, perché anche Lui era
“inguaiato” più o meno come me, se non di più.
Sta
di fatto che dopo un paio d’anni Lui ritornò da me e mi raccontò che
per certe sue ragioni che non sto a precisare, doveva abbandonare il suo
locale di allevamento e aveva pensato di trasferire tutto da me.
La
cosa mi solleticò assai, perché pensai che in futuro la possibilità di
accudire a turno i canarini mi avrebbe permesso dopo tanti anni, di
ricominciare a godere a tempo pieno delle vacanze estive e non estive e,
infine, l’ipotesi di una “Razza nana” si sarebbe potuta
concretizzare in una realtà.
Dissi:
“Si può fare, ma niente canarini di colore, niente esotici, ibridi,
niente di niente, salvo i canarini arricciati” che anche Lui aveva
in buon numero.
Insomma
, andò a finire che dopo pochi giorni Michele trasferì da me tutte le
sue attrezzature, tutti i suoi Arricciati ed anche un po’ dei figli di
quei primitivi bastardini detti sopra e, in una bolgia di gabbie, voliere,
volierette, appese da terra fino al soffitto in tutte le stanze, ebbe
inizio alla pari la nostra megalomane società che, forse a causa della
differenza di età, o della stima e fiducia reciproche, o della grande
comune passione canaricola, durò molti anni nella più assoluta armonia,
arricchita da grandi successi espositivi.
Fu
in quegli anni che dalla selezione di quei primitivi bastardini andò man
mano costituendosi il Fiorino.
Poi
un certo anno accadde che, dovendo io cedere il locale, ci trasferimmo in
sedi differenti, io con i soli Fiorini, perché il mio spazio era ridotto,
Lui con tutto il resto, perché aveva un locale più grande. Successe che
, inevitabilmente, il compito di portare avanti il progetto restò sulle
mie spalle e che fui io che indirizzai la selezione e, giovandomi della
mia qualità di presidente della Commissione Tecnica Arricciati, cominciai
a pubblicizzare questo “Miniarricciato del futuro”, come lo definì già
qualcuno.
Ne
parlai una prima volta in occasione della Rassegna di Bergamo del 1979.
Gli ascoltatori recepirono l’anticipazione e il discorso finì lì.
Alla
successiva Rassegna di Bologna, in occasione di una riunione di
“Arricciatisti” presentammo un certo numero di questi miniarricciati e
ne regalammo una ventina a chi si fece avanti promettendo di continuare ad
allevarli e selezionarli. Uso il plurale, perché, a parte l’amicizia
rimasta integra, la selezione di questo “canarinetto” continuammo a
farla in collaborazione.
A
quel tempo ne nascevano alcuni con il collo arricciato e altri con il
collo liscio. Nella stessa Rassegna di Bologna, chiesi ai presenti se
piacevano di più i primi o i secondi e, per una minima prevalenza di
alzata di mano, venne stabilito che da lì in avanti la eventuale futura
Razza sarebbe stata a collo liscio. Davvero! Se vi fossero state due o tre
alzate di mano differenti, oggi il Fiorino avrebbe il collarino. Si parlò
anche del jabot e anche in questo caso la maggioranza di dichiarò per il
jabot chiuso alla “Nord”, anziché aperto alla “Sud”.
Insomma,
quella riunione di Bologna ebbe una decisiva importanza, sia per la scelta
dei due connotati, sia per l’inizio dell’allevamento e selezione da
parte di altri allevatori.
Seguirono
vari anni di pubblicità con esposizioni dei migliori soggetti nelle
mostre principali, finché la C.T. sancì che la razza era da considerarsi
ormai fissata e chiese alla F.O.I il riconoscimento ufficiale che
naturalmente venne concesso.
Per
quanto riguarda il nome, come chiamarlo questo canarino? N e venne
proposto più d’uno, ma, alla fine e con piena ragionevolezza, venne
scelto il nome di “Fiorino”. Perché Fiorino?
Primo,
perché il Fiorino era nato a Firenze. Strana coincidenza: tanti anni
prima c’era stato uno stesso tentativo proprio a Firenze, da parte del
dottor Susmel.
Secondo,
perché Fiorino era il nome di una moneta nata a Firenze, anche se
successivamente diffusasi sotto vari coni e metalli in molti Stati
europei.
Terzo, perché
il Fiorino ha soltanto le cinque arricciature canoniche, di cui due coppie
simmetriche ed una unica, esattamente come è la disposizione dei petali
dell’Iris (il Giaggiolo, come lo chiamano a Firenze) che è il fiore
simbolo della città, anche se erroneamente talvolta si parla del
“giglio di Firenze”, per evidente equivoco botanico.
Poi
il travaglio del riconoscimento C.O.M con il “giallo” delle
vicissitudini legate agli anni in cui fu presentato ai Campionati
mondiali, finché nel 1989, al Mondiale di Pordenone, arrivò il
riconoscimento internazionale. Si era alla fine della riunione plenaria
della C.O.M-O.M.J nella tarda mattinata del 25 gennaio quando il
presidente dottor Sommer fece l’annuncio ufficiale, cui seguì
naturalmente un lungo applauso. Era fatta! Qualcuno sorridendo
bonariamente disse che….giocando in casa…..era stato tutto più
facile. Probabile, ma ben presto l’eccezionale affermazione della razza
dimostrò che il riconoscimento era stato meritato al cento per cento.
Un
altro piacevole ricordo è la scelta dei soggetti da esporre per il
riconoscimento, avvenuta due giorni prima. Come sempre succede (è
accaduto anche recentemente con l’A.G.I.) i soggetti presentati furono i
migliori che la C.T aveva scelto fra tutti quelli convogliati allo scopo
ad alcuni allevatori benemeriti giunti da tutta Italia. Come non
ricordarli? A.Bettiol di Montebelluna (Tr), P.Campoli di Sora (Fr), F.Di
Meglio di Ischia, U.Fort di Castelfranco Veneto, W.Pittini di Torviscosa (Ud),
A.Tonello di Pordenone e, naturalmente Zingoni e Del Prete di Firenze.
La
conclusione della storia è che la razza è nata a Firenze ed i suoi
creatori sono due Fiorentini. Ora la razza è così diffusa che è sempre
al secondo posto, dopo l’Arricciato del Nord, come numero di presenze
alle mostre, compreso l’ultimo “Mondiale” in Portogallo.
Adesso
qualche dato tecnico. Tanti anni di allevamento nella più stretta
consanguineità ci hanno insegnato e confermato molte cose.
Le
arricciature dipendono da caratteri genetici ad eredità sostanzialmente
quantitativa (sin.additiva, poligenica, multifattoriale), per cui solo la
selezione continua nelle generazioni che si susseguono permette di
reclutare e fissare il massimo possibile dei geni positivi coinvolti
nell’espressione di questo carattere. Non è possibile stabilire se vi
sia coinvolto anche qualche gene dominante, ma ciò non cambia
l’essenziale, perché, lo ripetiamo, l’unico modo per migliorare il
Fiorino è stato la costituzione di un ceppo allevato in stretta
consanguineità, escludendo tassativamente i soggetti privi di qualche
carattere di primaria importanza (una spallina ad es.) o aventi qualche
carattere decisamente negativo (il collarino ad es.).
Su
questo argomento l’unica seria conclusione è che la consanguineità (la
consanguineità senza una drastica selezione non ha senso) ha il grande
vantaggio di costituire un ceppo vero e proprio, che non deve essere
inquinato dall’immissione di soggetti estranei, salvo eventualmente
tenere sotto stretta osservazione la prole ottenuta dal soggetto
estraneo.
Una
volta costituitosi il ceppo, questo ci offre un grande vantaggio e
preghiamo il lettore di fare molta attenzione a ciò che diremo adesso.
Nella
figliolanza di un’annata riproduttiva vi saranno soggetti più belli e
meno belli (in relazione allo standard naturalmente). Ebbene, agli effetti
dei risultati espositivi i più belli risulteranno vincitori, ma, agli
effetti della riproduzione, la differenza è minima, perché quel poco di
meglio che ha il soggetto vincente dipende da combinazioni contingenti di
geni che sono presenti anche nel soggetto fenotipicamente inferiore. Per
cui può benissimo accadere, anzi accade spesso, che da coppie formate da
“campioni” nasca prole statisticamente uguale a quella nata da
soggetti fenotipicamente inferiori. E’ un po’ la verità del detto
popolare: “Buon sangue non mente”.
Naturalmente
la selezione più spicciola è quella di scegliere i soggetti più belli,
ma, attenzione, studiamo prima il “pedigree dei genitori, fratelli e
nonni prima di decidere, perché un campione di bellezza può venir fuori
anche da un ceppo mediocre per il favorevole giuoco delle “smazzate”
dei geni durante la gametogenesi e la formazione dello zigote. E qui è
appropriato un altro proverbio “Una rondine non fa primavera”.
Ci
sembra di aver insistito a sufficienza su questi concetti che sono
diventati per noi degli “assiomi”, tali che non accettiamo alcun
parere contrario, e non è questione di presunzione, ma di dati di fatto.
La
selezione della rusticità dei Fiorini è stata ed è facile, trattandosi
di canarini di piccola taglia, con piumaggi sobri, senza l’obbligo di
particolari portamenti. Insomma canarini “facili”. Comunque, se in
sede riproduttiva un soggetto mostra qualche tara, conviene escluderlo dal
ceppo, salvo accertare le cause; è anche importante registrare il fatto
sui libri di allevamento e verificare la situazione fra gli ascendenti e
collaterali.
Secondo
la nostra esperienza il Fiorino preferisce allevare in coppia fissa ed i
maschi sono ottimi allevatori quanto le femmine.
Fermo
restando che ogni connotato chiaramente difettoso dovrebbe indurre
all’esclusione dalla riproduzione, nei ceppi ormai consolidati la
nascita di un soggetto con qualche “difettuccio veniale” non deve
preoccupare gran che, se il parentado (fratelli, genitori e nonni) ne è
esente.
Il
ciuffo è uno dei punti dolenti della razza, perché ormai è accertato
che questo connotato
non
si confà al piumaggio arricciato, il che si concretizza con la realtà
che, nonostante la selezione, qualche soggetto con la calvizie nucale
continua sempre a nascere. Ma la percentuale deve rimanere bassa
(non oltre il venti per cento più o meno). La percentuale è maggiore nel
Padovano nel quale lo standard prevede che l’arricciatura del collo
sotto forma di un collare che inevitabilmente accresce la tendenza
all’arricciatura anche delle piume della testa, con la conseguenza di
lasciare la nuca più o meno scoperta.
Fortunatamente
nel Fiorino il collo liscio attenua di molto questa tendenza e i ciuffi di
buona fattura appaiono in percentuale assai maggiore che nel Padovano.
E’ nostra convinzione che occorreranno ancora alcuni anni perché il
ciuffo del Fiorino arrivi alla generalizzazione della perfezione.
Un
discorso analogo vale per le spalline. Qualunque accoppiamento si faccia,
anche fra due soggetti con spalline da considerare perfette e provenienti
da ceppi lungamente selezionati, comparirà sempre nella prole una certa
percentuale di esemplari con spalline asimmetriche. Del resto ciò accade
anche nelle altre razze arricciate e, in particolare nell’Arricciato del
Nord che è razza selezionata da più di un secolo. La spiegazione è
semplice: l’arricciatura delle spalline spetta ad un unico pterilio (a
differenza di quelle del jabot e dei fianchi che provengono da due pterili
simmetrici), cosicché una netta spartizione si realizza in parte
"per caso", nonostante l'indiscussa componente ereditaria.
Resta
da parlare della taglia che va considerata sotto due aspetti: la lunghezza
totale del corpo e la ricchezza e voluminosità del piumaggio; due
connotati che si influenzano a vicenda, in quanto una maggiore voluminosità
fà apparire il soggetto più corto e viceversa.
Il
piumaggio che si confà al Fiorino è più o meno lo stesso di quello
dell’Arricciato del Nord (tendenzialmente di tipo brinato), forse un
poco più abbondante, tanto che sono previste anche le piume di gallo. Per
il resto la conformazione delle arricciature è la stessa, ma il
portamento, anche senza una selezione specifica, è spontaneamente un poco
più eretto.
Per
quanto concerne la reale lunghezza (misurate sull’animale disteso sul
tavolo con il collo totalmente esteso) difficilmente scende sotto i 14 cm,
mentre se la si valuta nell’animale in posizione sul posatoio (come
viene fatto nell’ambito dei canarini cosiddetti “inglesi”) è di uno
o due cm minore; evidentemente a causa della doppia S delle vertebre del
collo.
E’
nostra impressione che la vivacità, l’aspetto “sbarazzino” dovuto
alla presenza del ciuffo e la voluminosità del piumaggio, siano i
connotati più salienti che hanno favorito la grande diffusione di questo
“gioiello fiorentino”, decisamente il più “fancy” di tutti gli
arricciati.
Poteva
nascere solo a Firenze ove le sue infinite bellezze, patrimonio
universale, sono concentrate tutte nella minima superficie di una città
che odora d’arte in ogni canto.
Umberto Zingoni
|