Specie e Razza

di U. Zingoni

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In Ecologia qualunque gruppo di animali (e piante), in qualche modo affini fra loro, viene abitualmente definito con il termine di popolazione, implicante il concetto di tempo e di luogo, poiché i connotati di essa, per il continuo variare di qualunque patrimonio genetico e per le condizioni ambientali di norma mutevoli, possono variare sia col trascorrere dei tempo che da un ambiente all'altro.

Si sente dire per esempio: la popolazione delle Taccole (Corvus monedula) cittadine è molto aumentata in questi ultimi decenni (l'ecologo cercherà di individuarne le ragioni). La popolazione delle Mosche italiane è divenuta adesso insensibile a certi insetticidi. La popolazione di unguiati del Parco dello Stelvio è in aumento. La popolazione di Trote dei Lago di Garda è composta da queste certe Specie in concorrenza fra loro. Potremmo anche dire che la popolazione italiana di Arricciati di Parigi o di Gloster è diversa da quella francese per queste e queste ragioni, ma occorrerebbe fare delle precisazioni...

In Genetica il termine popolazione viene soprattutto usato in riferimento alle frequenze alleliche e alla eventuale loro selezione in animali (o piante) costituenti Specie o Razza, tanto allo stato selvaggio quanto domestico o di laboratorio, sia per motivi di studio che di reddito di allevamento.

Il Lettore penserà che sarebbe stato uguale dire: le Mosche, anziché la popolazione delle Mosche.... ma non sempre è così, poiché nel termine popolazione vi è compreso il concetto essenziale di un insieme di animali che senza eccezioni sono tutti liberi di incrociarsi fra loro, con tutte quelle implicazioni legate a questo concetto che esamineremo nelle prossime pagine, prima fra tutte la eventuale suddivisione di grandi popolazioni in più piccole sottounità.

Qualunque popolazione animale, anche la più selezionata, comprende soggetti fra loro differenti per connotati e comportamento. L'entità di queste differenze, sia qualitative che quantitative, cioè la struttura di una popolazione è oggetto di studio dei genetisti.

Le conseguenti maggiore o minore omogeneità (o eterogeneità) dei singoli connotati di una popolazione vengono espresse mediante curve della variabilità (sin. di frequenza, a campana, Gaussiane, ecc.).

Queste curve non riguardano caratteri mendeliani, poiché questi appaiono in rapporti prettamente discontinui (ad esempio, 25%, 50%, 25% nel caso della 2 a Legge di Mendel), riguardano invece i caratteri quantitativi, dipendenti, come è noto, dai giuochi di combinazione di molti alleli.

Fra questi caratteri, il peso e la lunghezza dei corpo, la lunghezza delle piume, l'intensità del colore, ecc., tutti connotati che possono essere facilmente misurati con una qualche unità di misura (grammo, metro, ecc.).

Facciamo un esempio. Vogliamo avere un'idea quanto più possibile esatta del peso di una certa Razza di Canarini. Sarà allora opportuno tenere distinti i risultati dei rilevamenti fatti in differenti periodi dell'anno, distinguere i maschi dalle femmine, i giovani dai vecchi, e così via.

Si osserva che il peso medio di un Arricciato di Parigi è di 25-26 grammi, ma la curva di variabilità è assai diversa se si restringe il campo di indagine. Se non facciamo alcuna distinzione fra sesso, stagione, età, ecc., questa curva è fatta in un certo modo. Se si considerano i due sessi separatamente si hanno due nuove differenti curve. Se si rilevano i pesi in novembre o in maggio si hanno ancora risultati differenti. La figura 1 mette in evidenza alcuni di questi fatti.

Fig. 1 - Curve di frequenza dei pesi corporei dei Canarino. A comprendente tutte le Razze. B comprendente i Parigini adulti in maggio. C comprendente i Parigini novelli prima dell'inizio della muta.

La curva A, ottenuta da oltre cento misurazioni su quasi tutte le Razze di Canarini più diffuse, può essere riferita all'intera popolazione di Canarini esistenti al mondo, dal piccolo Canarino selvatico al grosso Parigino. Sostanzialmente è la curva che dà il peso medio dei Canarini domestici senza distinzione di Razza; perciò la variabilità è massima, andando dai 14 grammi (Canarina selvatica, ecc.) ai 29-30 (Parigino novello maschio in luglio) con un valore medio di 21-22 grammi, corrispondente al peso di un " Sassone " di lieve o media adiposità.

L'importanza genetica di questa curva è esigua, perché questa grande popolazione di Uccellini è divisa in tante sottounità che non vengono incrociate fra loro, ma aumenterebbe di importanza se volessimo accertare quanto dei peso dei soggetti più grossi (a destra della curva) spetta ai depositi di grasso, o mettere in relazione il peso con la lunghezza, ecc.

Se restringiamo il campo di indagine considerando il peso dei soli Parigini maschi novelli nel periodo compreso fra lo svezzamento e l'inizio della muta, troviamo i dati espressi nella curva C con valore medio di quasi 27 grammi e valori massimi che rasentano i 30 grammi.

Se consideriamo il peso dei Parigini maschi adulti in maggio troviamo la curva B con valore medio di 24 grammi.

Tutto ciò è variabilità, tutto ciò è studio della struttura di una popolazione.

Nel caso degli Arricciati di Parigi da noi studiati, la variabilità espressa dalle curve B e C (Parigini maschi) è da attribuire allo sviluppo delle masse muscolari (influenzabile dalla vita in gabbia o in voliera), alla quantità di piumaggio e, soprattutto, ai depositi di grasso.

Se volessimo sapere il contributo spettante a ciascuno di questi fattori dovremmo deplumare completamente un soggetto (il peso dell'intero piumaggio di un Parigino deceduto per cause naturali è risultato di 2,8 grammi), o estrarre il grasso (coi Soxhiet, ad esempio) e pesarlo.

Tutto ciò riferito al Canarino farà certamente sorridere il Lettore, ma se lo riferiamo agli animali da reddito il discorso è ben diverso, perché lo studio del peso delle carcasse, del grasso, delle ossa, della pelle e di tutti gli altri " componenti " di una " bestia " è di grande importanza nell'allevamento condotto con i moderni metodi razionali finalizzati al massimo reddito.

Per il pollame di allevamento esistono studi del genere, rapportati soprattutto all'alimentazione, di una vastità, di un livello e di una precisione (per non dire pignoleria) tali che verrebbe fatto di dire che se ne sa di più sul Pollo che sull'Uomo. I capitali che l'industria mette a disposizione dei ricercatori di questi problemi sono enormi, naturalmente per motivi di reddito.

Ci sia tuttavia permesso di dire che, specialmente in riferimento all'alimentazione e alla terapia, se invece di applicare pari pari al Canarino i risultati ottenuti nel pollame qualcuno (ma chi e con quali fondi?) cominciasse a fare studi sistematici anche sui Canarini, l'allevamento di questa diffusissima Specie se ne avvantaggerebbe non poco. Ne sono lodevolissimi esempi il vaccino antivaioloso preparato dal nostro mai abbastanza " laudato " Istituto Zooprofilattico di Brescia e l'interessamento ai problemi della terapia del Canarino degli istituti di Patologia Aviaria di Bologna e di Parma.

Tutta la multiforme variabilità sempre presente in qualunque popolazione di animali dipende sia dal patrimonio genetico che dall'ambiente (condizioni di crescita, malattie, alimentazione, clima, ecc.).

E' di alcuni aspetti della variabilità dei patrimoni genetici che noi ci occuperemo in seguito.

 

Le classificazioni

 

Tutti gli uomini che in ogni tempo, con intenti razionali, hanno cercato di capire la " strutturazione " della Natura, per rendere più facile a sé e agli altri il compito, si sono trovati nella necessità di fare delle classificazioni. Per esempio: Regno vegetale, Regno animale, Regno minerale. Piante con e senza clorofilla. Animali con e senza ossa, grosso modo, Vertebrati e Invertebrati.

E' facile constatare che nell'ambito dei Vertebrati non è stato difficile rendersi conto che esistevano differenti animali con alcuni caratteri morfologici e comportamentali comuni.

Una prima fondamentale classificazione fu quella che divide questi Vertebrati nei ben noti 5 gruppi - Pesci, Anfibi, Rettili, Uccelli, Mammiferi - ai quali fu dato il nome di Classi (con la lettera maiuscola, come si deve fare con tutti i nomi che la Scienza ha attribuito al vari gruppi: Famiglia, Genere, Specie, Razza, ecc.).

Diamo un cenno di qualcuno fra i criteri seguiti per stabilire questa prima divisione in Classi.

Pesci - Vertebrati senza polmoni; respirazione a mezzo di branchie, per cui vita solo acquicola; corpo coperto da squame ossee.

Anfibi - Vertebrati con branchie nel periodo iniziale della vita, indi con polmoni (anfi-bios = due-vite); perciò costretti a vivere in ambiente aericolo, talché una Rana adulta tenuta mezz'ora sotto l'acqua muore affogata. Pelle nuda e ricca di ghiandole.

Rettili - Con polmoni sin dalla nascita; corpo coperto da scaglie cornee.

Uccelli - Corpo coperto da penne; temperatura mantenuta costante da complessi meccanismi termoregolatori.

Mammiferi - Temperatura costante come gli Uccelli, ma riproduzione dei tutto diversa (utero, placenta, mammelle, ecc.). Corpo coperto da peli o loro derivati.

Considerando alcuni connotati analoghi, gli studiosi di Ornitologia, come gli studiosi delle altre quattro Classi, si sono trovati ben presto di fronte alla necessità di riunire in gruppi tutti gli Uccelli che mostravano fra loro maggiori affinità. Così, per esempio, è apparso logico riunire in un unico gruppo tutti gli Uccelli acquatici con il becco piatto e farne il gruppo degli Anseriformi (Anàtidi, Anatre), oppure riunire quelli che hanno perduto la facoltà di volare, creando il gruppo dei " Corridori " (Struzzo, ecc.).

Col perfezionarsi degli studi certi gruppi in auge un tempo, come quello dei Rapaci, dei Trampolieri, ecc., hanno perduto di significato classificativo (tassonomico o sistematico, direbbero gli esperti) e sono rimasti come semplici gruppi generici tuttora molto utili per indicare con un solo termine animali in qualche modo affini fra loro per connotati molto appariscenti e per comportamento.

Tralasciando la storia, diciamo pure tuttora travagliata, di quegli animali " intermedi " che alcuni studiosi preferiscono includere in un certo gruppo ed altri in un altro (ciò che è comprensibilissimo, perché basato sulla affinità di certi caratteri anziché di altri), diciamo subito che la Classe degli Uccelli è divisa in un certo numero di Ordini più o meno accettati da tutti (classificazione del Wetmore), fra cui quello vastissimo dei Passeriformi, con caratteri simili a quelli dei Passero preso come prototipo per la sua diffusione, e dei Galliformi con caratteri simili a quelli del Gallo (Fagiani, Pernici, ecc.).

Evidentemente a noi interessa solo l'Ordine dei Passeriformi ed anche questo, come gli altri, è diviso a sua volta in Famiglie, ognuna delle quali comprende un certo numero di Generi che a loro volta comprendono un certo numero di Specie che a loro volta comprendono un certo numero di Sottospecie (Varietà o Razze).

La classificazione del Canarino è la seguente:

 

Regno        ANIMALE

Tipo          VERTEBRATI

Classe       UCCELLI

Ordine       PASSERIFORMI

Famiglia     FRINGILLIDI

Genere      SERINUS

Specie       CANARIUS

Razze        .............

 

Risulta evidente che, partendo dalla Classe, con il procedere delle suddivisioni, si deve giungere al gruppo che caratterizza specificatamente un certo animale, per esempio il Canarino o il Corvo fra i Passeriformi, il Cane o il Gatto fra i Carnivori. Questo gruppo è la Specie.

Il gruppo subito superiore, il Genere, non caratterizza ancora un animale, benché sia evidente che tutti gli animali appartenenti allo stesso Genere debbano essere molto simili fra loro, talvolta quasi uguali, ma dissimili ancora di quel tanto di differenziazione che solo con la definizione di Specie trova il suo definitivo completamento.

Spetta al naturalista svedese Carlo Linneo (1707-78) aver introdotto la razionale nomenclatura bínomia per indicare un animale o una pianta; per questo il Linneo è considerato il fondatore della moderna Sistematica (Tassonomia).

In base a questa nomenclatura, successivamente perfezionata ed estesa a tutti gli esseri viventi, bacteri compresi, ogni animale è contraddistinto da due nomi, il primo che indica il Genere a cui appartiene, il secondo che indica la Specie ed è esclusivamente suo; un po' come il nostro cognome e nome.

Per queste ragioni, quando si parla di un certo animale si preferisce spesso parlare di quella certa Specie animale.

Nell'Ordine dei Passeriformi, Famiglia Fringillidi, il Serinus (Genere) canarius (Specie) è il Canarino, il Serínus serinus è il Verzellino (vedremo fra un momento che è in uso anche una classificazione lievemente differente), il Serinus citrinella (o Carduelis citrinella) è il Venturone, ecc.

Il Corvus frugliegus è il Corvo comune, il Corvus monedula è la Taccola, oggi comune in tutte le città.

Tra i Mammiferi l'Equus caballus è il Cavallo, l'Equus asinus è l'Asino, l'Equus zebra è la Zebra di montagna, ecc.

Un eventuale terzo nome indica la Sottospecie che viene considerata tipica. Ad esempio, Serinus canarius canarius (Canarino) rispetto al S. canaríus serinus (Verzellino), Pyrrhuiy p.p. (Ciuffolotto settentrionale) rispetto a P.p.nesa (C. meridionale).

Uno dei criteri più comuni e tuttora più validi per stabilire se due animali piuttosto simili fra loro possono essere ascritti alla stessa Specie, è di accertare se sono indefinitamente fecondi fra loro. Se lo sono, qualunque loro differenza estetica o comportamentale passa in seconda linea, perché è razionalmente evidente che la possibilità di procreare figli normali, in quanto fecondi a loro volta, esiste solo se i caratteri genetici fondamentali non presentano differenze.

Pertanto una definizione di Specie può essere quella di un insieme di individui illimitatamente e spontaneamente interfecondi (comunità riproduttiva).

In questa definizione sono comprese anche popolazioni più o meno isolate fra foro. Abbiamo detto spontaneamente per escludere animali che generano prole fertile, sia solo in condizioni sperimentali o in cattività, ma che allo stato selvaggio non si ricercano o addirittura si combattono (Lupo e Cane), sia solo per intervento sperimentale, non essendo, per ciclo biologico o caratteri somatici o comportamentali in condizione di accoppiarsi con successo.

E' chiaro che il problema non presenta difficoltà se due popolazioni vivono nello stesso luogo senza mai incrociarsi.

Un criterio pratico importante è anche quello di considerare appartenenti alla stessa Specie due gruppi (popolazioni) di animali non perfettamente simili fra loro, ma nei quali sussista la possibilità che qualche soggetto sia attribuibile con ugual ragione all'uno o all'altro; il che significa che fra gli individui delle due popolazioni vi è tutta una serie di minime differenze che ne fanno non due popolazioni, ma una sola, sia pure alquanto eterogenea.

Per rendersi conto della validità dei criteri sopradetti, si pensi al Cane. Fra un minuscolo Yorkshire (oggi molto di moda) ed un gigantesco Alano vi è una differenza estetica enorme, tuttavia essi sono fra loro fecondi all'infinito e fra di essi esiste realmente una serie continua di individui (tutte le molte altre Razze canine) che collegano gradualmente l'uno all'altro.

Certamente un profano troverebbe maggiori affinità fra un Lupo ed un Cane lupo (Cane da Pastore Tedesco) che fra questo ed uno Yorkshire, ma, come si è detto, non è così. Non per niente Yorkshire ed Alano sono entrambi Canis canis, mentre il Lupo è Canis lupus.

Per aggiungere una nota un po' " bizzarra ", non è difficile sentire qualcuno a cui scappa di dire che la Balena, o il Delfino, sono pesci. In effetti un Delfino assomiglia assai più ad un grosso pesce che, per esempio, ad un Cervo; eppure le differenze fra un pesce e un Delfino sono addirittura di Classe: il che vuol dire che, partendo dalla evoluzione dei Pesci, alcuni di essi sono rimasti tali fino ad oggi (o si sono trasformati in qualche modo, pur rimanendo sempre pesci), altri si sono trasformati in Anfibi e alcuni di questi in Rettili e alcuni di questi in Mammiferi e, infine, alcuni di questi si sono differenziati nei vari Ordini fra cui quello dei Cetacei (comprendente la Balena, ecc.) e quello degli Erbivori artiodattili (comprendente il Cervo, ecc.).

In casi del genere le differenze estetiche sono esigue, ma le differenze evolutive, e perciò sistematiche, sono enormi.

Per questo il sistematico si preoccupa di trovare le affinità dovute a reali parentele, cioè a comuni basi genetiche, piuttosto che a somiglianze dovute a convergenze di forma, causate dal fatto che due organismi diversi hanno, indipendentemente fra loro, trovato soluzioni simili ad un identico problema di adattamento.

In altre parole oggi la Scienza integra i due sopradetti criteri, sempre validissimi, con criteri di affinità citologica (affinità strutturali delle cellule di certi tessuti, soprattutto delle cellule del sangue), di affinità sierologica (affinità di natura immunitaria, affinità di certe caratteristiche delle proteine del sangue, ecc.), con criteri evolutivi, ecc.

Insomma si cerca con ogni mezzo di valutare per il meglio il reale grado di affinità di due popolazioni di animali.

Purtuttavia, come abbiamo già accennato, qualche rara volta può accadere che, non risultando i vari criteri tutti concordanti fra foro, vi sia discordanza nell'ascrivere un certo gruppo animale ad un Genere piuttosto che ad un altro o ad una Specie o Sottospecie piuttosto che ad un'altra.

Tutto ciò non deve stupire se si pensa al modo graduale col quale si sono formate le Specie, ed è di questo che adesso vogliamo parlare.

 

L'evoluzione

 

Quando in una popolazione di animali (o piante), per le più varie ragioni, la variabilità è tale che si differenziano due o più nuove popolazioni, accade di norma che il loro destino evolutivo segua strade nettamente differenti. Si può rappresentare il cammino percorso nel tempo mediante un albero genealogico nel quale i vari rami ne rappresentano le tappe.

Un esempio di questi alberi genealogici (alberi filogenefici, filogènesi, dendrogrammi) ce lo dà la figura 2 che ci mostra la evoluzione del Tipo (Filum) dei Vertebrati nel corso delle ere geologiche (a sinistra). Questo albero filogenetico mette in evidenza che attualmente la Classe dei Rettili è più esigua di quanto lo fosse nel Permiano (circa 200 milioni di anni fa) e nel Cretacico (100 milioni di anni fa), mentre sono in grande espansione i Pesci ossei e gli Uccelli. Ciò dipende evidentemente dal fatto che molte Specie di Rettili si sono estinte alla fine del Cretacico, mentre Pesci e Uccelli stanno fornendo attualmente un gran numero di Specie estremamente simili fra loro, come i Passeri, i Luì, le Cincie, gli Uccelli di Ripa, ecc., per citarne solo alcuni.

La stessa figura ci mostra che la Classe degli Uccelli è l'ultima ad essersi formata, poiché quando dai Rettili già si era delineata la Classe dei Mammiferi, di animali con il corpo coperto di penne non ne erano ancora comparsi sulla scena della Vita.

Fig. 2 - Filogenesi dei Vertebrati (da Romer, da Padoa). Diffusione delle varie Classi di Vertebrati durante le ere geologiche (a sinistra e dal basso verso l'alto). Si nota che la Classe degli Uccelli è nell'era attuale in grande espansione per numero di Specie e per la loro tendenza ad aumentare ancora.

Fig. 3 - Archaeopteryx (da Zittel, da Colosi). " Anello di congiunzione " fra Rettili e Uccelli, vissuto circa 150 milioni di anni fa. Si tratta di uno dei pochi fossili giunti fino a noi perfettamente conservato fra strati di roccia " arenarla da tipografi " in una località della Baviera. L'impronta delle penne è chiarissima. la presenza di penne fa appartenere questo " fantascientifico " animale agli Uccelli. Se non vi fossero state le penne l'animale sarebbe stato considerato un Rettile, non foss'altro per la lunga coda ossea e per i denti.

Fig. 4 - Ricostruzione di un Archaeopteryx in confronto con un Piccione (da Padoa). Si noti la presenza delle dita artiglianti e la lunga coda. Nelle epoche successive le dita sono scomparse e la coda si è accorciata tanto da ridursi alle poche vertebre contenute nel codione.

Fig. 5 - Scheletro di ala di Colombo (sopra e di Archaeopterix (da Heilmann, da Abel). Si notano, rispetto agli Uccelli attuali, grandi differenze nella testa dell'omero e nelle dita, saldate nel primo, ancora libere nel secondo.

La figura 3 (la foto è stata ritoccata per mettere meglio in risalto i vari dettagli) ci mostra il reperto fossile di uno dei vari " anelli di congiunzione " fra Rettili e Uccelli oggi conosciuti, il famoso Archaeopteryx, vissuto nel periodo Giurassico (150 milioni di anni fa).

Le figure 4 e 5 ci mostrano rispettivamente la ricostruzione e l'ala dell'Archaeopteryx confrontate con il Piccione.

 

La figura 6 ci mostra, infine, il confronto fra l'Archaeopteryx e l'Ichthyornis, Uccello primitivo, ma ormai già vero Uccello, vissuto nel periodo successivo (Cretacico), nel quale dei primitivi caratteri rettiliani sono rimasti essenzialmente solo i denti.

A tal proposito, l'assenza dei denti nei tratto distale della mascella superiore fa pensare che questa fosse già coperta da un astuccio corneo che preludeva al becco attuale.

L'esiguo numero di reperti fossili di Uccelli primitivi non permette di costruire l'albero genealogico di questa Classe con lo stesso grado di attendibilità di quello delle altre.

 

In certi casi (molto numerosi nel caso delle piante) l'abbondanza dei fossili di alcuni animali ha permesso di ricostruire esattamente il loro albero genealogico, come è il caso dei Cavallo che dall'Eocène (50 milioni di anni fa) ad oggi ha subito delle modificazioni veramente strabilianti (fig. 7).

Dal piccolo Eohippus, dalle proporzioni di un gatto, si sono formati due rami evolutivi, uno che ha dato luogo all'Hipohippus estintosi quando ancora aveva tre dita e denti a tubercoli come quelli umani (bunodontì), l'altro che successivamente si è suddiviso nell'Hipparion, già più evoluto, per avere, fra l'altro, i denti simili a quelli dei cavalli viventi (lofiodonti) e nelle varie forme che sono divenute il Cavallo attuale.

Si tratta dunque di " rami secondari " che si estinguono e di un ramo principale nel quale il processo evolutivo si realizza su tutti i caratteri che favoriscono la vita di prateria (selezione naturale!), come l'adattamento alla corsa, la pastura prativa a base prevalente di graminacee, ecc.

Alle volte i rami secondari evolvono per un certo tempo e poi rimangono stazionari fino ai nostri giorni (si parla in tal caso di " rami precoci "), altre volte il " ramo tardivo " ha evoluzione lenta, altre volte rapidissima (relativamente!). insomma lo studio della evoluzione degli esseri viventi ci mostra ancora una volta una " variabilità " estesissima.

Fig. 6 - Archaeopteryx e lchthyornis (da Colbert e da Kuhan, da Padoa). L'Ichthyornis (a destra) è ormai un vero Uccello, nonostante i residui denti, destinati a scomparire nelle epoche successive.

 

Mutazioni

 

Per concludere, è fuori dubbio che gli organismi viventi attuali si sono formati a spese di altri in tempi di milioni di anni per minime variazioni genetiche fra genitori e figli (mutazioni) le quali, sommandosi di generazione in generazione, hanno finito per determinare grandi differenze nel fenotipo delle tante popolazioni animali. Questa è l'evoluzione.

 

 

Fig. 7 - Evoluzione degli Equidi (da Simpson, da Padoa). L'evoluzione del Cavallo è una fra le più conosciute per l'abbondanza dei reperti fossili. Si noti che all'inizio del processo evolutivo il progenitore del Cavallo era di dimensioni più o meno equivalenti ad un Gatto.

Che tali minime variazioni, riguardanti in primo luogo la costituzione dei DNA dei cromosomi, siano le mutazioni è ormai di dominio pubblico. Aggiungeremo che la genetica ha dimostrato che le mutazioni che si verificano ad ogni generazione sono alquanto numerose. In Drosophìla, ad esempio, più dell'uno per cento

degli spermatozoi è portatore di mutazioni in qualche modo letali.

Alcune mutazioni incidono sui caratteri esteriori; per averne un'idea, sullo spessore dei nostri capelli o dello smalto dei nostri denti, o sullo spessore di un'unghia di un Canarino. Altre incidono sugli infiniti caratteri interni; ad esempio, sullo spessore dei vari legamenti dei ginocchio o di un dito. Altri sugli infiniti caratteri fisiologici e comportamentali, e così via.

Sono queste mutazioni che, sommandosi nel tempo e con il contributo degli " smistamenti " che avvengono durante la meiosi fanno tutti gli uomini o tutti i Canarini differenti fra loro, anche se apparentemente non sembra. Come è noto, solo i gemelli monocoriali e pochi altri fanno eccezione.

Se una mutazione dà luogo ad un carattere incompatibile con la vita, l'individuo che la eredita muore nel grembo materno o nel guscio e tutto finisce lì; se dà luogo ad un carattere appena compatibile con la vita, nasce un figlio malato, se dà luogo ad un carattere " anomalo ", nella lotta per l'esistenza l'individuo che lo porta risulta perdente e generalmente non procrea, per cui la mutazione scompare da quella certa popolazione, o resta latente se è carattere geneticamente recessivo. Lo studio della distribuzione degli alleli recessivi letali nelle popolazioni (specialmente umane) è di grande interesse eugenetico, ma il discorso ci porterebbe troppo lontano.

La stragrande maggioranza delle mutazioni che avvengono in una popolazione animale passa inosservata, ma in qualche raro caso l'effetto di una di esse è estremamente appariscente, Ad esempio la mutazione che blocca la formazione di un certo enzima implicato nella sequenza delle reazioni che conducono alla formazione della melanina o del lipocromo, ha dato luogo rispettivamente al Canarini bruni e bianchi. Diciamo pure che mutazioni ad effetto così appariscente sono statisticamente molto infrequenti.

 

La formazione dei gruppi sistematici

 

Come detto sopra, la evoluzione è il risultato di mutazioni e della successiva selezione naturale sui nuovi caratteri da esse causati. Ci limitiamo a concretizzare il concetto sugli Uccelli.

Da alcuni Rettili primitivi, qualcosa come duecento milioni di anni fa e più, hanno cominciato a formarsi animali nei quali le squame avevano tendenza a trasformarsi in penne, nei quali si affermavano i meccanismi della termoregolazione e così via, finché ad un certo momento, dopo qualche milione di anni, una certa popolazione di Rettili era scomparsa e al suo posto se ne era formata una di animali pennuti che adesso noi, con qualche riserva, ascriveremmo alla Classe degli Uccelli.

I resti fossili delle forme intermedie di questi animali si contano sulle dita di una mano, ma sono inequivocabili, ed oggi nessuno metterebbe in dubbio l'origine degli Uccelli (e dei Mammiferi) da certe forme di Rettili (naturalmente oggi estinti).

E' ragionevole pensare che a quei tempi le differenze nell'ambito di questi primi pennuti di recente origine rettiliana fossero assai modeste, talché, al limite, si potrebbe pensare che tutti potessero incrociarsi fra loro dando prole più o meno feconda. Perciò un ipotetico studioso di Sistematica di quei tempi non avrebbe certo parlato di Classe, o di Ordine, o Famiglia di Uccelli, ma solo di Specie o tutt'alpiù di Genere di animali ormai più Uccelli che Rettili. La figura 4 ci ha già mostrato uno di questi animali, disegnato sulla base dei vari reperti fossili finora scoperti.

Orbene, col passar del tempo, le successive continue mutazioni hanno fatto aumentare sempre più la variabilità di questa primitiva popolazione di Uccelli, talché quelli più adatti ad un certo ambiente hanno cominciato a vivere e riprodursi separatamente da quelli che, per essere più adatti a vivere in un altro ambiente, avevano occupato, si direbbe oggi, una differente nicchia ecologica.

Questo fattore di isolamento ha favorito il fatto che nel prosieguo di tempo queste due popolazioni di animali hanno finito per non avere più contatti fra loro, accumulando differenze così cospicue del loro corredo cromosomico, che, tutt'al più, dall'incrocio fortuito fra individui appartenenti a queste due diverse popolazioni potevano nascere figli infecondi, il che precludeva ogni ulteriore mescolamento e stabiliva che, secondo i criteri sopra esposti, quelle due popolazioni spettavano ormai definitivamente a Specie diverse di uno stesso Genere.

Le successive trasformazioni evolutive, differenziando ulteriormente queste due popolazioni, hanno fatto sì che gli individui delle due popolazìoni, anche incontrandosi, non fossero più attratti sessualmente fra loro o che, nel caso di qualche raro accoppiamento, non procreassero più figli. Cosicché a questo punto si poteva gìà parlare di Generi diversi.

Successivamente, sempre con questi stessi meccanismi che sono alla base della evoluzione (mutazioni-selezione naturale-isolamento) l'accumulo di ulteriori differenze anatomiche e comportamentali (il corteggiamento, per esempio) ha fatto sì che le differenze di Specie diventassero poi differenze di Famiglia e, infine, di Ordine.

Non stiamo qui ad elencare esempi, poiché ogni libro che tratti di evoluzione ne riporta in abbondanza, a cominciare dai ben noti Fringuelli di Darwin, ma di due casi vogliamo parlare più dettagliatamente: del Canarino e del Ciuffolotto.

 

Le Specie attuali

 

Il Canarino e il Verzellino sono Specie fra loro differenti? Oggi si propende per ammettere che sia così, ma un tempo vi furono non poche incertezze. Sta di fatto che non tutti i figli nati dal loro incrocio sono fertili (specialmente le femmine) ed allora coloro che davano più peso alla fertilità dei figli ammettevano solo differenze di Sottospecie (Razza, Varietà), mentre coloro che davano più peso alla sterilità dei figli ammettevano differenze di Specie (sull’identità del Genere non ci sono naturalmente dubbi).

Il lettore ha forse già capito la causa di queste incertezze. Verzellino e Canarino qualche centinaio di migliaia di anni fa costituivano una popolazione unica afro-europea formata da individui con un certo grado di eterogeneità (variabilità). Il confinamento (isolamento) negli arcipelaghi delle Canarie ha ulteriormente differenziato la popolazione ivi racchiusa da quella che occupa attualmente tutta l'Europa e, in tal modo, si sono differenziate due Specie che oggi non sono ancora del tutto distinte, ma che lo erano ancor meno in passato e lo saranno ancor più in futuro quando nessun ibrido fecondo nascerà più dal loro incrocio.

Fra i tanti casi analoghi ci viene a mente quello del Cammello (Camelus bactrianus) e del Dromedario (Camelus dromedarius) dai più considerati come Specie differenti, da altri solo Razze differenti. Come è noto, il primo vive attualmente in Asia, l'altro in Africa, ma vi è una vasta zona di promiscuità (sovrapposizione) nella quale le differenze sono meno evidenti. Sta di fatto che in entrambe queste due Specie (?) vi sono Razze vere e proprie, alcune molto pesanti e lente adatte per particolari impieghi e altre leggere e veloci adatte per altri impieghi. Ebbene, la somma delle differenze fra Dromedari leggeri e Cammelli leggeri è assai inferiore a quella fra Dromedari leggeri e Cammelli pesanti e viceversa ed anche queste differenze influiscono sulla interfecondità complicando non poco la faccenda. In altre parole, incrociando Dromedario leggero con Cammello leggero vi sono più probabilità di avere figli che non incrociando il tipo leggero dell'uno con il tipo pesante dell'altro. Analogo discorso vale per i 4 rappresentanti sudamericani della stessa Famiglia (o Sottordine?): Lama, Alpaca, Guanaco, Vigogna.

Come abbiamo già anticipato, un altro esempio molto significativo ci è offerto dal Ciuffolotto (Pyrrhula p.), Specie formata attualmente da due popolazioni abbastanza diversificate fra loro per mole e brillantezza di colori.

I soggetti che vivono nel Nord Europa sono più grossi e di colore più brillante di quelli dei Sud Europa, Italia compresa. Si può dire che queste due Sottospecie (Razze) hanno iniziato da poco il loro diifferenziamento, talché, fra qualche migliaio di anni si ritroveranno pari pari nelle condizioni nelle quali si trovano attualmente Canarino e Verzellino, finché anch'esse in un futuro ancora più lontano diventeranno Specie differenti, come già è successo con tutta probabilità nel caso del Fringuello e della Peppola, di alcuni Zigoli, dei Passeri e di tante altre Specie estremamente simili fra loro, ma che, incrociandosi, danno tutt'al più figli infecondi.

Non ci sentiamo adesso di escludere un esempio che ci sembra estremamente interessante, soprattutto per la popolarità dei protagonisti: l'Asino e il Cavallo.

E' ben nota l'appartenenza di questi due animali a Specie differenti di uno stesso Genere, poiché da sempre si è detto che entrambi i loro incroci danno regolarmente prole, ma infeconda, sia fra sé che con i genitori. Ciò è tanto vero che nei libri questo esempio è il primo ad essere citato quando si parla dell'argomento "ibridi-meticci ".

Invece vi sono esempi documentati di incroci fra mula e Cavallo e fra mula ed Asino, che sono risultati fecondi ed anzi pare che l'incrocio mula-Cavallo dia R1 fertili con molta frequenza. L'unico esempio di sterilità accertata è quella del mulo maschio, per l'arresto della spermatogenesi alla fase di spermatocita primario.

Uno dei primi casi resi noti dalla letteratura scientifica (A.H. Groth: A fertile mare mule - J. Hered., 9, 413, 1928) è quello di una mula di nome " Old Beck " del tipo che si usava nel Texas per i lavori nelle piantagioni di cotone. Questa mula, coperta da un Asino, dette una puledra mula con tutte le caratteristiche del mulo, coperta successivamente da un Cavallo partorì un puledro del tutto simile al padre, salvo un orecchio piegato. A tre anni questo Cavallo con partner Cavalla generò un puledro Cavallo (vedi fig. 8).

Su questo argomento il Borgioli (E. Borgioli, Genetica e miglioramento degli animali domestici, Edagricole, Bologna, 1969) afferma che i soggetti nati da mula per Cavallo generano R1 fertili quasi al 100%, mentre i soggetti nati da mula per Asino danno R1 sterili simili al mulo. Le ipotesi aiutano a comprendere la realtà.

La spiegazione che si dà di questi fatti è la seguente (la fig. 9 serve a ricordare scientificamente gli eventi che si verificano negli Uccelli durante la gametogenesi; l'unica differenza con i Mammiferi è che in questi il sesso eterozigotico è il maschio anziché la femmina).

Durante la ovogenesi l'ovocita espelle un globulo polare che si porta via con sé metà del patrimonio genetico di provenienza paterna e materna (fig. 9).

Le leggi del caso prevedono che nell'ovocita secondario possa rimanere esattamente metà del corredo materno o paterno, oppure (caso assai più probabile) un maggior numero di cromosomi di un genitore rispetto a quelli dell'altro, finché, al limite, potrebbe verificarsi anche che il globulo polare si portasse via tutti i cromosomi d'uno dei genitori e lasciasse nell'ovocita secondario tutti quelli dell'altro genitore (nello schema della fig. 9 sono rappresentate solo due coppie di cromosomi, ma nella realtà sono molte di più).

Se in quella mula il caso (o una tendenza dei cromosomi asinini ad entrare nel globulo polare?) avesse fatto convergere nel globulo polare tutti i cromosomi del genitore Asino, l'accoppiamento con un Cavallo poteva dare solo puledri Cavalli e l'accoppiamento con un Asino solo puledri muli.

Diciamo pure che tale evenienza è alquanto remota data la minima probabilità teorica che nessun cromosoma di uno dei due genitori vada a finire nell'uovo.

Con 2N=8 le probabilità che i 4 cromosomi dell'uovo siano di un solo genitore sono già una su 70. Figuriamoci con 2N=64!

 

Non è da escludere tuttavia che la fecondazione fra Specie diverse (nel nostro esempio, Cavallo-Asino) sia possibile quando l'uovo ha una " buona " prevalenza di cromosomi di uno dei due genitori, specialmente se trattasi dei cromosomi grossi, più importanti per essere depositari di un maggior numero di caratteri, fermo restando che non è solo il numero che conta, ma anche la compatibilità con la vita di ciascuno di essi. Il caso dell'orecchio pendente del Cavallo figlio della mula " Old Beck " potrebbe avere questa interpretazione, come pure potrebbe essere interpretato sulla base di un crossing-over, poiché è dimostrato che tutti e quattro i cromatidi possono scambiarsi indifferentemente.

Fig. 8 - Una famiglia di muli. La mula a sinistra è " Old Beck " con il figlio puledro cavallino nato da uno stallone Cavallo. La mula a destra è la prima figlia di " Old Beck " nata dal l'accoppiamento con uno stallone Asino.

In effetti basta che un crossing-over si verifichi in un solo cromosoma per escludere che un uovo abbia il corredo di uno solo dei due genitori e siccome i c.o. pare che si verifichino assai frequentemente l'interpretazione dei fatti diventa sempre più enigmatica.

A complicare ulteriormente questa interpretazione sta anche il fatto che il numero dei cromosomi dell'Asino (2N=62) è diverso da quello del Cavallo (64), da quello del Cavallo di Przewalskii (66) e da quello delle varie Specie di Zebre e, purtuttavia, qualunque incrocio fra tutti questi Equidi è sempre fecondo.

Il lettore tenga presente che stiamo facendo delle ipotesi, però ipotesi che hanno dei fondamenti sicuri, perché basati su fatti accertati dalla Genetica, se non sul Cavallo o sul Canarino, tuttavia su animali, come la Drosophila e simili, nei quali le basi genetiche sono esattamente le stesse; per cui quanto è stato accertato su questi animali da esperimento è sostanzialmente valido per tutti gli altri, uomo compreso.

Ci siamo dilungati sull'incrocio fra Equini perché le stesse argomentazioni valgono per l'incrocio fra Canarino e Verzellino o altri Serinus, nonostante che l'unico Serinus del quale si conosce il numero dei cromosomi sia il Canarino. Negli Uccelli, però, parlare di numero dei cromosomi è assai aleatorio, perché, come si sa, accanto ai cromosomi grandi ve n'è una pleiade di piccoli dei quali non si sa un bel niente.

Ritornando all'incrocio fra i nostri due Serinus di Specie diversa, la fecondità dell'F1 sarà maggiore se la sua gametogenesi darà luogo ad un gamete con una " sufficiente prevalenza " dei cromosomi del nuovo partner. In altre parole un ibrido Canarino-Verzellino che ha la ventura di fornire un gamete con prevalenza di cromosomi del Canarino presenterà una maggiore percentuale di fertilità se incrociato con un Canarino e il figlio assomiglierà di più a questo. Tutto ciò, beninteso, indipendentemente da altri fattori legati ai movimenti dei cromosomi durante la meiosi e la successiva mitosi.

Geneticamente parlando si potrebbe concretizzare il concetto della " sufficiente prevalenza " dicendo (sempre teoricamente) che se vi è fra i gameti una differenza inferiore al 20% (valore arbitrario) l'incrocio è positivo, oltre tale valore l'incrocio è senza esito.

Orbene, se in quel 20% (nel caso di un ibrido Canarino-esotico, considerando i cromosomi in numero di 18, ciò corrisponderebbe ad un corredo di 15 cromosomi del Canarino e di 3 dell'esotico) di eterogeneità che è il limite di vita per l'Rl (ibrido x Canarino) c'è qualche carattere proprio del solo esotico, esso verrà fissato e apparirà nel fenotipo insieme a tutti gli altri che sono o appaiono essere del Canarino.

E' ipotizzabile che il piumaggio a scaglie e la calotta propri del Lizard possano aver avuto origine da uno strafortunato giuoco genetico verificatosi nell'F1 che ha permesso sostanzialmente a questi due soli fattori, propri del Serinus pusifius, di coesistere senza danno (non essendo stato varcato il limite del 20%) col restante corredo cromosomico dell’R1 (spettante nella massima parte alla Canarina) dando vita ad una Razza del tutto diversa da ogni altra, che è appunto il Lizard.

Le analogie con il Cardinalino non sono difficili da individuare.

Le grandi difficoltà delle quali la pratica e la letteratura ci informano, che si incontrano nell'ottenere ibridi fra il Canarino e il Serinus pusilius sono garanzia che si tratta di Specie che debbono a buon diritto essere considerate distinte, nonostante l'eventuale esistenza in passato di qualche F1 che ha dato prole con una Canarina.

Abbiamo insistito sulla percentuale ipotetica di eterogeneìtà dei 20% dei gamete dell'F1, ipotizzata come limite massimo per ottenere anche un solo R1 in tanti anni, per porci la seguente domanda.

Se statisticamente fossimo in grado di accertare che nei tentativi di incrocio fra due differenti volatili risulta fertile il 10% della prole, oppure il 30 o il 50 o il 70%, quale limite sceglieremmo per stabilire se le popolazioni di appartenenza sono da considerare una Specie unica o due Specie distinte?

La domanda, come oramai il lettore può capire, resterà sempre senza una risposta esauriente e i pareri resteranno sempre contrastanti, almeno finché non sapremo molto, ma molto di più sul cariotipo dei vari Serinus ed affini.

 

La formazione delle Razze

 

Riprendendo adesso il nostro discorso sulla evoluzione delle Specie, possiamo concludere che fra due popolazioni di animali quella che oggi è differenza di Ordine un tempo era differenza di Famiglia, un tempo ancora più lontano lo era di Genere e così via, finché si arriva alle epoche geologiche più lontane nelle quali i primi Uccelli erano tanto simili ai Rettili (di allora!) da presentare solo differenze di Specie o di Razza. Oggi, dopo tanti milioni di anni di accumulo di mutazioni, fra Rettili e Uccelli le differenze sono differenze di Classe!

Una Specie è formata da individui che si incrociano indefinitamente fra loro, ma non per questo sono uguali fra foro. Fra i tanti esempi citiamo fra le Specie domestiche il Cane e fra le selvatiche il Combattente (Philornachus pugnax) nel quale il colore del becco, delle zampe e del collare dei maschi in abito nuziale varia grandemente.

In ogni popolazione esiste una variabilità che rende distinguibile ogni singolo individuo. Tale variabilità dipende in parte dall'ambiente, e perciò non influisce sulla prole, e in parte dalla diversità dei corredi cromosomici, nel senso che ogni individuo, oltre a quei vari milioni o miliardi di geni uguali a quelli degli altri individui della stessa popolazione, ne ha un certo numero lievemente diversi (come costituzione chimica del DNA, naturalmente) che sono responsabili della sua " personalità ", cioè di alcuni suoi caratteri estetici, funzionali o comportamentali che nel loro insieme lo differenziano dagli altri.

Fig. 9 - Schema degli eventi che sì verificano negli Uccelli durante la gametogenesì. Per semplìcità sono disegnate solo due coppie di cromosomi, una coppia di autosomi (a-a') e la coppia del sesso (x-y, xx'). Fra le tante cellule diploidi che si generano dall'uovo fecondato (zigote) alcune si localizzano nella gonade (testicolo e ovaio) embrionale e tali resteranno senza dividersi fino a quando inizierà il periodo della riproduzione (primavera) durante il quale la loro divisione per meiosi darà luogo a gameti aploidi destinati a riformare nel momento della fecondazione un nuovo zigote diploide. La tabellina a destra in basso mostra che dalla combinazione di 4 possibili tipi di gameti maschili (rigo in alto) e di gameti femminili (colonna a sinistra) possono generarsi 16 differenti figli (a parte le ulteriori complicazionì date da eventuali " crossing-over ").

Finché tutti gli individui di questa popolazione sono liberi di incrociarsi fra loro, questa variabilità resta costante; ma se per qualche ragione, tutti gli individui in possesso di un certo carattere (per esempio mole maggiore, colore più scuro, ecc.) ad un certo momento cominciano ad occupare territori diversi o comunque ad incrociarsi solo o prevalentemente fra loro, dopo qualche decina di generazioni, si differenziano due distinte popolazioni nelle quali la maggioranza degli individui dell'una è facilmente distinguibile dalla maggioranza di quelli dell'altra.

Abbiamo detto la " maggioranza ", perché, quando questa differenziazione in due popolazioni distinguibili fra loro è recente, rimane per lungo tempo ancora la possibilità che qualche individuo dell'una non sia distinguibile da qualche individuo dell'altra. E' evidente che entrambi questi individui, nei confronti della popolazione di appartenenza debbono essere considerati alquanto " atipici ".

Facciamo un esempio generico di un fatto che, come vedremo, si riscontra frequentemente in Natura.

Di una certa Specie di Uccelli che occupa un vasto territorio alcuni pochi individui riescono ad attraversare un passo montano o vengono allontanati da un fortunale dalla consueta via migratoria (le cosiddette " Specie accidentali ") per essere " sbattuti " in una lontana isola o in una lontana piaga con caratteri di ambiente differenti da quelli abituali.

Per di più, se in quei pochi individui era casualmente assente un certo allele per un certo carattere, la, nuova popolazione sarà subito diversa da quella di origine per una " frequenza genica " chiaramente differente da quella di essa (fenomeno di " deriva genetica "). Successivamente il nuovo ambiente favorirà l'accentuarsi delle differenze. La differenziazione dei Canarino dal Verzellino è probabilmente un esempio del genere.

Fenomeni di questo tipo sono frequentissimi nel Mondo Vegetale ove di una stessa pianta esistono numerosissime varietà, ognuna legata ad un ambiente più o meno ristretto che ha permesso la formazione di popolazioni caratteristiche di ciascuno di essi. Come è noto ciò è facilitato dal trasporto dei semi ad opera dei vento, delle acque, degli animali, ecc.

Nel Regno Animale questi fenomeni sono molto frequenti in Specie incapaci di compiere grandi spostamenti (Anfibi, Rettili, Insetti privi di ali, ecc.) od anche in animali volatori confinati in arcipelaghi, specialmente se formati da isole con caratteri ambientali differenti (i Fringuelli di Darwin sono un classico esempio).

Insomma queste popolazioni sono delle vere popolazioni ecologiche (ecotipi) che iniziano come Razze (Sottospecie), per differenziarsi sempre più e proseguire sulla strada che porta alla formazione di nuove Specie.

Le Razze sono Specie nascenti, ha scritto il grande Darwin.

Tutto questo continuo divenire delle popolazioni selvagge è dovuto dunque alle cause più varie, che conducono prima a nuove Razze, poi a nuove Specie e così via. In Natura il tempo non manca.

In cattività la causa è una sola: la selezione che l'Uomo da sempre ha esercitato appena è riuscito a catturare e a far sopravvivere presso di sé una Specie selvaggia. Ma l’Uomo ha avuto a disposizione pochi secoli, al massimo alcune migliaia di anni, ma sempre un'inezia rispetto ai tempi geologici.

Ecco perché l'Uomo deve contentarsi di creare solo nuove Razze.

Se l'Umanità dovesse scomparire d'un tratto, delle tante Razze create dagli allevatori probabilmente qualcuna (non molte) sopravviverebbe e potrebbe incamminarsi per raggiungere un'identità di Specie in un tempo minore di quello che avrebbe impiegato se l'Uomo non avesse accelerato i tempi iniziali.

Nel caso della formazione delle Sottospecie e delle Specie selvagge si parlerà quindi di leggi del caso, di isolamento, di " deriva ", di selezione naturale, ecc.

Nel caso della formazione delle Sottospecie (Razze) o di ipotetiche Specie domestiche si parlerà solo di selezione.

E' facile capire che in questa opera di differenziamento l'Uomo sovrasta la Natura, perché più facilmente di Essa riesce a prelevare da una popolazione eterogenea i soggetti più atipici.

Il successo dell'Uomo è però sostanzialmente solo apparente, perché le nuove Razze da Egli create, specialmente le più sofisticate, vivono solo finché durano le sue solerti cure (in genere non disinteressate); abbandonate a loro stesse avrebbero i giorni contati. Ben diverso è invece il caso delle nuove Razze che si creano in Natura e il Lettore oramai ne conosce le ragioni.

Generalmente in Natura i soggetti più atipici non riescono ad affermarsi perché svantaggiati rispetto a quelli che si mantengono più adatti all'ambiente in cui sono nati o si trovano a vivere.

Sicuramente nelle Isole Canarie è comparsa qualche volta la mutazione per l'assenza parziale o totale di melanina, ma questi individui mutati (più o meno gialli), meno adatti dei " verdi " alla vita in quelle isole (perché più facilmente individuabili da parte dei predatori e chi sa per quali altre ragioni) sono stati eliminati (il genetista direbbe che quella mutazione è stata riassorbita), mentre, appena che gli effetti di quella stessa mutazione si sono manifestati nella gabbietta, subito l'Uomo ne ha approfittato per selezionare quei carattere (incrocio genitore-figlio, ecc.) pervenendo in poche generazioni a creare nuove popolazioni, prima inesistenti, di animali domestici, che sono appunto le Razze.

In questo modo si sono formate centinaia di Razze canine, decine di Razze bovine, di Polli, di Colombi, ecc.

A questo punto ci piacerebbe introdurre il concetto di " potenzialità evolutiva ", ma il discorso ci porterebbe troppo lontano e a questo proposito poniamo al Lettore solo un quesito: Ti sei mai chiesto perché vi sono centinaia di Razze differenziatissime di Cani, mentre la selezione del Gatto ha permesso di ottenere solo poche Razze e, per di più, assai poco differenziate fra loro?

Ritorniamo al nostro Canarino esaminando alcuni casi significativi.

Due o tre secoli fa sarebbe stato ragionevole considerare i Canarini gialli " Zuccherini " come Razza da tenersi distinta dal Canarino selvatico dal piumaggio completamente " verde "; ma oggi non è così, perché gli allevatori hanno creato tante e tante nuove Razze ben differenziate per caratteri più importanti del solo colore, che attualmente una differenza di colore non è in alcun modo sufficiente a distinguere una Razza (il Lizard è un caso a parte). Tant'è che un Border giallo, pur apparendo a prima vista più simile ad un Sassone giallo che ad un Border verde, resta sempre ben distinto da esso, sia per i suoi connotati estetici che, soprattutto, per la frequenza genica che lo contraddistingue (ne parleremo fra poco).

Quando comparve un tempo la " sconcertante " mutazione responsabile del portamento a 7, apparve logico che la popolazione di individui che, per selezione, aveva ereditato quel connotato così caratteristico, costituisse una nuova Razza, ed infatti all'inizio fu così.

Ma da quando il carattere " portamento a 7 " è stato introdotto in altre " popolazioni " già differenziate per altri connotati, ha perduto buona parte della sua iniziale proprietà discriminativa. Così oggi troviamo con portamento a 7 varie Razze di Canarini di Forma e Posizione distinte fra loro per caratteri indipendenti dal portamento.

Altra analogia la troviamo nel caso di certi Canarini di Colore e da Canto, più o meno uguali in tutto, meno che nelle attitudini al canto.

In altri campi dell'allevamento domestico, di casi del genere ve ne sono a profusione e tutto porterebbe alla ovvia conclusione che i caratteri distintivi di Razza sono assai meno " importanti " di quelli distintivi di Specie.

Importanti in che senso? In realtà non si tratta di importanza, ma di numero, almeno nella grande maggioranza dei casi.

Abbiamo già detto che non esistono due esseri viventi al Mondo che abbiano lo stesso identico patrimonio genetico, cioè tutti i geni identici. Ogni individuo ha qualche differenza e, naturalmente, il numero delle possibili differenze nell'ambito della Specie cresce con il crescere della differenziazione e dei gradino evolutivo raggiunto, talché, ad esempio, il numero dei caratteri del Lombrico è assai inferiore a quello di un Uccello o di un Mammifero; per cui sussistono assai più motivi di variabilità in questi che in quello.

 

Differenze di " livello"

 

Un Canarino nei suoi 18 (o 80) cromosomi ha milioni o miliardi di geni, non lo sappiamo, ma certamente siamo in quest'ordine di cifre. Supponiamo che il Canarino abbia un milione di geni. Ebbene, tutti i Canarinì domestici ne hanno novecentonovantanovemila uguali a quelli del Canarino selvatico e mille differenti, cioè solo uno su mille.

Quei 999.000 sono quelli distintivi della Specie, responsabili della forma del fegato, della fattura del piumaggio, del colore del sangue (questo è anche carattere di Classe, perché comune a tutti gli Uccelli), del tipo del canto, dell'istinto di costruire il nido in quel certo modo, cioè di tutti quei connotati essenziali che sono necessari perché quell'individuo sia un Canarino, selvatico o domestico non importa, ma non un Corvo o uno Struzzo.

Il Verzellino di quei geni a comune con il Canarino ne ha 998.000, perché un migliaio gli servono a mantenere le sue differenze con il Canarino; ma qui il discorso si complica, perché per alcuni geni (caratteri) vi è identità con i corrispondenti del Canarino selvatico e differenze varie con il Canarino domestico a seconda della Razza cui appartiene che lo allontana più o meno dal modello selvatico.

Entrambi, Canarino e Verzellino, ne hanno 997.000 uguali a quelli del Corvo che appartiene allo stesso Ordine, ma solo 996.000: uguali a quelli dello Struzzo che appartiene ad altro Ordine.

In altre parole, restano uguali tutti i geni responsabili dei caratteri che contraddistinguono la Classe degli Uccelli, come, per fare qualche esempio a caso, tutte le catene enzimatiche che conducono alla formazione delle penne, alla formazione del Carbonato di calcio del guscio delle uova (per questo carattere c'è identità con i Rettili che fanno uova con il guscio analogo a quello degli Uccelli), alla formazione delle lamelle ossee di Fosfato di Calcio che formano le ossa (per questo carattere c'è identità con tutti i Vertebrati che si costruiscono le ossa nello stesso modo), alle ghiandole gastriche che secernono quella certa concentrazione di acido cloridrico, ai meccanismi responsabili della trasformazione dell'azoto proteico in azoto urico, alle squame che ricoprono le zampe, alla forma del muscolo gastrocnemio (ma qui vi sono differenze relative al modo di camminare o di artigliare, ecc., ed ancora una volta si vede che in Natura tutto è collegato in mille modi che si intersecano per i motivi più vari) e a tutte le altre migliaia di minimi caratteri che nel loro insieme garantiscono un essere vivente ascrivibile alla Classe degli Uccelli, cioè garantiscono un Uccello.

 

E' intuitivo che alcuni geni sono più importanti di altri per infinite ragioni, ivi compresa la sopravvivenza. Se il gene (o i geni) responsabile della curvatura dell'unghia dei pollice è alterato (mutato) nascerà un Canarino con un'unghia difettosa, tutto lì; ma se è alterato (mutato) un gene riguardante la funzione visiva e il Canarino nasce cieco, la cosa è ben più importante, ci sembra ovvio.

Così come è ben più importante il gene (o i geni, perché la Genetica ha dimostrato che nessun gene agisce da solo) che fa sviluppare in ugual misura gli organi pari. Ad esempio, se nasce un Canarino con una gamba più lunga dell'altra la Natura lo elimina per selezione naturale e l'allevatore lo elimina perché non sa che farsene. Ma se nasce gobbo, la Natura lo elimina ugualmente, ma l'allevatore, se intravede una utilizzazione " amatoriale ", lo seleziona e crea una nuova Razza, fisiologicamente tarata (Bossu e suoi discendenti), ma " amatorialmente " interessante. Di ipocrisia ce n'è a sufficienza. " Qa c'est la vie ".

La conclusione è che le differenze fra un animale e l'altro per le nostre schematiche classificazioni (tassonomia) sono differenze di livelli, di gradini, nel senso che un animale deve appartenere necessariamente ad uno solo di essi, mentre per la Natura sono differenze graduali nelle quali la gradualità si manifesta come variabílità nell'ambito di ciascun livello; il che, in fin dei conti, al classificatore dà abbastanza fastidio, perché gli impedisce il più delle volte di vedere differenze nette fra una popolazione animale ed un'altra e ciò, si badi bene, già a livello di Ordine e Famiglia.

Per questo lo studioso vede oggi la Specie, non come semplice gradino, ma come popolazione compresa fra determinati limiti di una curva della variabilità che anche per qualche Specie selvaggia ha dei valori estremi di sovrapponibilità con altre.

Come abbiamo già accennato, di esempi di animali (e piante) che gli studiosi sono incerti se inserire in un certo gruppo o in un altro ce ne sono in abbondanza.

Dunque ci sembra chiaro che le differenze, indipendentemente dalle inevitabili influenze ambientali (non ereditabili), geneticamente parlando, dipendono dal numero dei geni differenti posseduti da due animali sia della stessa che di differenti popolazioni, nel senso che con l'aumentare di questo numero le differenze passano da differenze individuali a differenze di Razza, poi di Specie e così via, sempre con ampie " sfumature " dovute alla variabilità nell'ambito del singolo livello.

Quando le differenze sono a livello di Ordine i cariotipi (forma e numero dei cromosomi) sono così diversi che tentare di incrociare Uccelli di Ordine diverso è come voler tirar su la Luna dal pozzo.

Quando il numero dei cromosomi differenti è basso l'interfecondità fra individui di popolazioni differenti è maggiormente possibile, ma con una percentuale che non appare costante

Come abbiamo già detto, se riusciamo a " pescare " un Verzellino che per la variabilità della sua Specie ha un corredo genetico più vicino a quello del Canarino e un Canarino con un corredo genetico più vicino a quello del Verzellino, e li incrociamo fra loro, il numero dei figli e la percentuale di quelli fecondi saranno alti. Se invece i due soggetti hanno un corredo genetico più dissimile, si avrà il risultato opposto.

Il Lettore ci scuserà se diciamo di nuovo che col passare dei secoli il secondo caso è destinato, almeno in Natura, ad affermarsi sempre di più, fino al momento che l'interfecondità diverrà nulla.

La maggiore o minore affinità di due corredi cromosomici comprende anche il loro " comportamento " durante le varie fasi della meiosi, ma di ciò non è il caso di parlare.

 

Razze recenti

 

In base a quanto abbiamo detto finora ci chiediamo: il Fiorino e il Giboso sono da considerarsi Razze definite? Border e Fife da una parte e Malinois e Hartz dall'altra, sono da considerarsi Razze distinte?

La nostra risposta è affermativa in ogni caso per i motivi che adesso esponiamo, prendendo come esempio le differenze fra Fife e Border.

Queste due Razze sono molto simili fra loro (checché ne dica qualcuno) per essere la prima derivata dalla seconda, ma discretamente differenti per il carattere " lunghezza " (quantitativo!), nell'uno sugli 11-12 cm, nell'altro attualmente sui 15 cm; e secondo noi non è poco.

Su quello che cominciamo a dire col prossimo capoverso il Lettore è pregato di fare la seguente sostanziale riflessione. Nel considerare la differenza di taglia fra Fife e Border di cui noi parleremo, Egli non deve andare con la mente ai soggetti presenti nelle mostre, poiché in queste manifestazioni vengono esposti i soggetti più tipici, cioè i Border più " robusti " e i Fife più piccoli. Deve far riferimento, invece, al complesso dei soggetti che nascono in un allevamento di queste due Razze, complesso comprendente accanto ai soggetti di taglia tipica anche i cosiddetti " soggetti di scarto ", perché di taglia insufficiente nel Border o eccessiva nel Fife.

Gli interessati sanno bene che fino a pochi anni fa comparivano alle mostre certi soggetti esposti come Fife difficilmente distinguibili da altri esposti come Border. Oggi questo " equivoco " è praticamente scomparso, grazie alla severa selezione perseguita, ma, ripetiamo, noi ci riferiamo non ai soggetti di prima scelta, ma a tutti quelli costituenti la popolazione dei Border e dei Fife, nessuno escluso; altrimenti le curve della variabilità risulterebbero falsate.

Fig. 10 - L'eterogeneità di una popolazione può essere espressa con curve di frequenza. Grafico 1 - Curve della variabilità della lunghezza in popolazioni di Canarini di Razza Fife e Border. Grafici 2, 3, 4 - Effetti nei tempo di una selezione " a rovescio " che finisce per trasformare due Razze in una. Grafici 5, 6, 7 - Effetti nel tempo della corretta selezione che conduce ad una maggiore differenziazione. Si noti che le curve dei grafico 7 sono un poco più strette delle precedenti; ciò è sintomo di maggiore omogeneità.

Ciò premesso, consideriamo la figura 10 che ci mostra che la media delle due Razze (popolazioni) è ben distinta, nonostante compaiano in ognuna delle due, soggetti di lunghezza più prossima a quella prevista dall'altra.

E' molto importante mettere in evidenza che quei pochi soggetti F più lunghi e quei pochi B più corti (compresi nel tratto pieno, esteso dai 12,5 ai 13 cm poco più) che hanno uguale lunghezza (ci sono addirittura alcuni F più lunghi di alcuni B) spettano tuttavia a Razze distinte, perché posseggono certamente frequenze geniche differenti. Lo dimostrano i seguenti fatti.

Accoppiando i soggetti F di 13 cm fra loro e i B di 13 cm fra loro (cioè grossi Fife fra loro e piccoli Border fra loro, tutti lunghi 13 cm) le due figliolanze non hanno per niente lunghezza media uguale, poiché la prole inizialmente continuerà ad essere distribuita in due curve distinte, se pure più vicine fra loro (cioè un poco meno differenti). Ripetendo questa " selezione a rovescio " (sempre con soggetti di 13 cm) per alcuni anni, le differenze di lunghezza finiscono per scomparire e si otterrà una sola popolazione, cioè una unica Razza (grafici 2, 3 e 4) di lunghezza media di 13 cm.

Invece, escludendo tassativamente dalla riproduzione tali soggetti intermedi di 13 cm forse anche di 14), queste due Razze, almeno per quanto riguarda la taglia, si differenzieranno sempre di più, acquistando una maggiore " tipicità " e, in questo particolare caso, con tutte le riserve da fare per l'ambigua espressione, potremo anche dire " una maggiore purezza ". Quindi maggiore o minore " purezza " o tipicità, mai purezza assoluta, perché la variabilità comune ad ogni popolazione di animali non potrà mai essere soppressa, anche se usassimo la più stretta consanguineità, stante che questa pratica è l'unica capace di accrescere l'omogeneità di una popolazione: e gli inglesi ne conoscono tutta la enorme efficacia.

Noi avremmo sulla punta della penna molti altri esempi del genere da portare, sia in campo ornitologico che in altri campi del Mondo animale e vegetale. Il Lettore ci permetta solo un accenno alle Razze canine che sotto vari aspetti sono analoghe alle Razze dei Canarini.

Esiste il Volpino di Pornerania, distinto in due Razze, " taglia grande " e " taglia piccola ", in ogni altro connotato identiche fra loro.

Accanto al Greyhound (Levriere inglese) esiste il Whippet (Piccolo levriere inglese) che è né più né meno che un Greyhound in miniatura.

Lo Shetiand Sheepdog è un Collie in miniatura riconosciuto dalla Federazione inglese nel 1908, dopo che era stato esposto per la prima volta alla " Cruft " dei 1906. Esiste anche il Collie a pelo raso, ma come semplice varietà; un po' come, fra i Canarini, l'intenso e il brinato.

Gli Schnauzer sono addirittura 3: piccola, media e grande taglia.

" Quel meraviglioso cane che va sotto il nome di Schnauzer esiste in due " versioni " identiche in tutto meno che nella taglia. La " versione " con altezza di 40-50 cm al garrese costituisce la Razza Schnauzer-pinscher (taglia media), la " versione " con altezza di 55-65 cm costituisce la Razza Riesenschnauzer (taglia gigante). Da una coppia di Pinscher nascono Schnauzer inferiori ai 50 cm, da una coppia di Riesen nascono Schnauzer superiori ai 55. Ciò è sufficiente per sancire inequivocabilmente l’esistenza di due Razze distinte ".

" La taglia è un carattere genetico additivo. Se da una coppia di Schnauzer giganti nasce un figlio troppo basso (come talvolta accade), niente di male, rientra nel giuoco dei geni; tale soggetto lo si esclude dalla riproduzione e tutto finisce lì; non lo si accoppia con un " Medio ", altrimenti si creerebbero soggetti di taglia intermedia, ciò che sarebbe il maggior dispetto che si potrebbe fare ai cultori di queste due vecchie e meravigliose Razze ".

Questo discorso ci fa venire alla mente una delle varie cause di quel certo regresso che appare oggi coinvolgere la Razza Arricciato di Parigi, nel senso che quei superbi soggetti che frequentemente si incontravano un tempo per l'Italia, oggi appaiono alquanto più rari.

Chi non poteva a quei tempi spendere certe cifre, acquistava un ottimo maschio da accoppiare con le sue modeste femmine, talvolta addirittura del tipo dei Picards. E' vero che le successive pratiche di allevamento (selezione, acquisto di altri validi soggetti, ecc.) miglioravano sempre più quelle primitive popolazioni di " bastardi ", ma sta di fatto che tutt'oggi i soggetti a " testina stretta ", a " coda modesta ", ecc., sono alquanto diffusi. Tutti questi esempi ci dicono che, essendo i caratteri distintivi di una Razza sostanzialmente quantitativi, una palese variabilità è inevitabile; e non si dimentichi che in più vi è la variabilità fenotipica spettante alle influenze ambientali, impossibili da eliminare!

Le differenze fra il Malinols e l'Hartz sono tali da ammettere una loro netta differenza di Razza, piuttosto che di Sottorazza? Certamente sì, perché, a parte la taglia maggiore dei Malinois e il suo tipico colore giallo, che sarebbero già fattori di discreta differenziazione, l'attitudine al canto è ancor più differenziata, nel senso che un Malinois di grande lignaggio, anche se trasportato in un allevamento di Hartz fin dalla nascita, non diventerà mai un buon Hartz e viceversa. Ciò perché le due Razze hanno un patrimonio ereditario effettivamente differente, frutto di molte e molte decine di generazioni di selezione dei soggetti con taglia e soprattutto con attitudini al canto, più prossimi al rispettivo Standard.

Dunque due patrimoni ereditari ben distinti, anche se le differenze complessive fra un Malinois e un Hartz sono certamente inferiori a quelle fra un Malinois ed una qualunque altra Razza a lui somigliante, come può essere un bel Border giallo. L'origine parzialmente comune delle due Razze da canto ne è conferma.

Se noi rappresentassimo le differenze esistenti fra i due Cantori con un grafico analogo a quello già riportato per il Border-Fife, troveremmo una assoluta sovrapponibilità dei margini estremi delle due curve, nel senso che fra i rappresentanti della popolazione degli Hartz certamente nasce qualche soggetto giallo con buona disposizione al canto tipico dei Malinois e con taglia al limite superiore, così come fra i Malinois si può trovare qualche soggetto più "Hartz" dei confratelli. Ma anche se, al limite, questi due soggetti atipici, per il giuoco dei fattori recessivi, fossero fenotipicamente identici, resterebbero sempre ben distinti genotipicamente, perché ciascuno recante una prevalenza di geni (frequenza genica) spettanti alla propria Razza.

E' intuitivo che come è il caso dello Schnauzer " intermedio ", tali soggetti debbono essere tassativamente esclusi dalla riproduzione, onde mantenere sempre ben distinti quei pochi geni che caratterizzano ciascuna delle due Razze.

Dicendo " quel pochi geni " intendiamo riferirci al fatto che in soggetti della stessa Specie e di recente differenziazione, quali sono i due Cantori, i geni differenti non possono essere che pochi, così come certamente sono pochi e riguardanti più o meno solo la mole, quelli che differenziano il Fife dal Border.

Pochi, ma mai uno soltanto, trattandosi chiaramente per tutte queste Razze di differenze genetiche quantitative. Nel Canarino differenze di Razza attribuibili ad un solo gene non crediamo che ne esistano.

Differenze di un solo gene possono tutt'al più essere invocate per le varietà di colore ad eredità prettamente mendeliana, come il bianco, il bruno, ecc. Tuttavia esistono anche differenze di Razza dovute con tutta probabilità ad un solo gene, come il caso riguardante le Pecore nane.

Adesso il Giboso. Noi abbiamo già avuto modo di osservare varie decine di Gibosi esistenti in Italia e, in accordo con quanto hanno riferito i Giudici delle Razze Arricciate che hanno visitato gli allevamenti spagnoli continentali e insulari (l.O., agosto 1981, pag. 7; giugno 1985, pag. 15) la nostra opinione è che si tratti dì una popolazione di Canarini la cui omogeneità è ancora migliorabile, poiché la variabilità è ancora troppo ampia, ma che ha un patrimonio genetico sufficientemente differenziato per gíustificare una Razza a sé. Tale eterogeneità dipende anche dal fatto che questi Canarini in Spagna sono in mano a moltissimì allevatori ed ognuno di loro se li fa un po' a modo suo. Perciò, adesso che è stato sancito un preciso Standard, la rigida selezione riuscirà sicuramente ìn pochi anni a fugare le resìdue incertezze tuttora esistenti.

Tale selezione, secondo il parere altre volte già espresso, dovrà essere rivolta a differenziare il più possibile il Giboso dal Gibber, perché anche per queste due Razze potremmo ripetere le argomentazioni della sovrapponibilità degli estremi della curva di variabilità delle due Razze che abbiamo puntualizzato a proposito dei Border e dei Fife.

Ed eccoci infine al Fiorino. Per questa nuova Razza il discorso è diverso per due fondamentali ragioni. la prima è che il Fiorino non deriva dalla selezione di soggetti atipici dì un'altra Razza, ma dall'incrocio di due Razze già ben fissate e molto dissimili fra foro, con l'intento di crearne una terza che ereditasse alcuni connotati dell'una (arricciature dell'Arricciato dei Nord) ed altri dell'altra (taglia piccola e ciuffo dei Gloster).

la seconda ragione è che un Fiorino appena appena tipico non lo si può confondere con nessuna altra Razza. Certamente non con l’Arricciato del Nord suo progenitore, del quale è più corto dai 3 ai 5 centimetri (fra Border e Fife la differenza di lunghezza è forse minore), anche se il soggetto non ciuffato lo si potrebbe definire quasi un Arricciato dei Nord in miniatura.

La somiglianza con il Padovano è ancora minore, perché, oltre alla grande differenza di taglia, sono differenti il collo (liscio nel Fiorino, con collarino nel Padovano), l'addome (liscio nel Fiorino e tipicamente piumoso nel Padovano) e il jabot. Con il Gloster, ovviamente, il problema delle affinità non si pone nemmeno.

 

La " purezza " delle Razze

 

La variabilità, anche cospicua, esistente in ogni popolazione di animali costituente Razza non vuol minimamente dire che questa non sia pura.

Solo che nel definire compiutamente i caratteri di una Razza bisogna descrivere anche la sua variabilità e, come già abbiamo detto, non è infrequente che in due Razze diverse i soggetti più atipici dell'una e dell'altra si assomiglino fra loro così tanto da lasciare perplessi sulla " purezza " di entrambe.

Quei soggetti che stanno agli estremi della curva di variabilità di una Razza non sono " impuri ", sono solo meno tipici della maggioranza e, a parte le influenze ambientali, tale atipicità spetta a deviazioni geniche maggiori della media.

Quando il tassònomo studiando una Specie trova differenze dovute a isolamento crea delle Sottospecie (Razze) e tutto finisce lì.

L'allevatore sfrutta al massimo la variabilità sussistente nell'ambito di una Specie e per selezione crea tante Razze quante questa variabilità gli consente.

Si può dire che a lungo andare crea delle Razze pure? Si può e non si può, perché il concetto di Razza pura è un concetto essenzialmente astratto se non tiene conto della variabilità.

Per questa ragione non ha gran senso parlare di Genetica di una Razza intesa come Genetica di un suo rappresentante. Approfondiamo un po' l'argomento.

I cromosomi sono lunghi filamenti contenenti ciascuno in successione un altissimo numero di unità chimiche che prendono il nome di geni, ciascuno dei quali occupa stabilmente un certo locus, per cui qualche volta si dice " locus " per intendere il " gene " che vi è localizzato. Un tempo si diceva che un cromosomo è come una lunga collana di perle e le perle rappresentano i geni. Oggi si sa che si tratta di " triplette " di nucleotidi; se n'è fatta di strada!

La conoscenza degli effetti fenotipici di ciascun gene non è ovviamente facile, ma per alcune piante ed alcuni animali se ne hanno delle discrete conoscenze, almeno per quanto concerne le mutazioni.

In altre parole, se il genetista accerta che ad una certa mutazione sì accompagna l'alterazione di un certo " locus ", conclude che il gene corrispondente è in qualche modo (da solo, con altri, con dominanza o senza, ecc.) responsabile di quel carattere.

L'animale più studiato per il basso numero (2N=8) e la grossezza dei cromosomi è, come è noto, la Drosophila, un moscerino assai comune. Se, ad esempio, un individuo nasce senza ali e dai preparati citologici dei suoi organi si vede che un certo cromosoma ha un locus differente dal normale, si conclude che il gene che lo occupa ha subito la mutazione " assenza di ali ".

Con ciò si arriva a stabilire la mappa cromosomica relativa a molti caratteri. La fig.11 ne è un esempio.

Conoscendo il cariotipo e la mappa cromosomica di un esemplare di un animale verrebbe fatto di concludere che la Specie a cui appartiene ha un corredo cromosomico fatto in quel tale modo.

Fig. 11 - Cariotipo di Drosophila maschio (a sinistra) e femmina. Negli Uccelli la coppia XY è, invece, propria della femmina. In basso: mappa dei " loci " dei geni per gli occhi nel cromosoma X di Drosophila.

Sarebbe giusta questa conclusione? Più no che sì.

Quel certo corredo cromosomico è quello di un particolare individuo studiato e certamente è assai simile a quelli di tutti gli animali appartenenti alla stessa Specie o alla stessa Razza, ma non è quello di nessun altro individuo di quella stessa popolazione, proprio perché non esistono due individui perfettamente uguali fra loro.

Per conoscere esattamente il corredo cromosomico di una certa popolazione (Specie o Razza che sia) bisognerebbe conoscere tutto l'arco di variazioni che in quel certo periodo di tempo sono suscettibili di manifestarsi, la loro percentuale , la loro distribuzione, la loro dominanza o recettività, ecc.

Tutto ciò, desumibile naturalmente dall'osservazione dei fenotipi, fa parte della Genetica di popolazione e permette di valutare nel modo migliore possibile la variabilità di una Specie o di una Razza per ogni suo connotato.

Indirettamente questo dato spiega perché nella pratica selettiva la riproduzione protratta in stretta consanguineità è l'unica che può far diminuire la variabilità e può far ottenere genealogie di animali molto uniformi, sui figli dei quali l'allevatore può contare assai di più che se permettesse quegli incroci indiscriminati che sono caratteristici dei grandi greggi e delle popolazioni selvagge, in entrambi i quali i " partners ", non avendo preferenze, si incrociano praticamente a caso e mantengono alto e costante il numero degli individui eterozigoti.

Sono proprio questi incroci " a caso " che mantengono stabili nelle grandi popolazioni di animali liberi i caratteri di Specie e l'entità della loro variabilità, nel senso che le frequenze percentuali dei vari alleli tendono a mantenersi costanti di generazione in generazione (legge di Hardy e Weinberg).

Quando, invece, una popolazione è " confinata ", questa legge non ha più valore e ogni minima mutazione concorre verso una nuova Sottospecie (Razza) e nei secoli successivi verso una nuova Specie.

Limitandoci a prendere in considerazione la Razza, è quindi evidente che il concetto di Razza pura è per lo meno improprio, a meno che si specifichi il valore che vogliamo dare a tale espressione. E' proprio per questo che la Genetica preferisce spesso usare i termini " stirpe " o" ceppo ".

In termini di purezza genealogica una Razza è pura se può dimostrare di essere formata solo da individui che discendono tutti da quei primi pochi esemplari che hanno contribuito a crearla, il che implica una stretta consanguineità. Ma per dare tale dimostrazione occorre un albero genealogico veritiero che, se esiste per certi animali (il Purosangue Inglese, per esempio), non esiste certo per il Canarino.

Ma poi, si potrebbe dire che una Razza ha perduto la sua purezza genealogica perché in qualche momento dei suo lungo cammino vi fu immesso qualche esemplare con gli stessi caratteri esteriori, ma estraneo? Tanto più che tale immissione può esser servita al miglioramento di qualche prestazione che la " Razza pura " non riusciva a conseguire da sé.

Noi crediamo che i nostalgici della " Razza pura ad ogni costo " sono destinati prima o poi ad arrendersi alla concorrenza delle " Razze migliorate ".

La Razza di Canarino forse più antica e più " pura " è la Razza Lizard, eppure non è facile trovare due Lizard identici fra loro. E fra gli abitanti autoctoni di uno stesso paese o città ne esistono forse due uguali fra loro? Se un allevatore ha immesso 20 anni fa nel suo ceppo di Lizard un Sassone nell'intento di migliorare le condizioni di salute intestinale (punto debole di molti Lizard) e poi ha selezionato saggiamente riportando il suo ceppo nelle originarle condizioni, si può dire che lo ha " imbastardito "? Allora cosa dovremmo dire dei Canarini di Colore a fattore rosso che si sono presi questo carattere dal Cardinalino: che questi Canarini non sono più puri? Ma scherziamo?!

Alcuni preferiscono al termine " purezza " quello meno impegnativo di " tipicità " o anche " omogeneità ", poiché un soggetto genealogicamente puro quanto si voglia non sempre è tipico, cioè come lo vuole lo Standard, proprio per quella variabilità che qualunque popolazione di esseri viventi si porta con sé e che fa comparire con una certa frequenza qualche deviazione che, nella pratica selettiva, va eliminata.

In termini di purezza genetica dovremmo dire che la purezza assoluta la troviamo solo nel cloni di Paramecio, o nei Cultivar e in qualche altro raro caso, per la unicità del foro patrimonio, genetico.

In tutti gli altri casi, che sono praticamente tutti quelli che interessano un qualsiasi allevatore, possiamo certamente parlare di Razze pure, ma soltanto alla condizione di accettare tutte le differenze che sussistono fra i vari soggetti, cioè la loro variabilità.

Se queste differenze sono limitate, diremo che la Razza si presenta molto omogenea, se sono più ampie diremo che la Razza si presenta poco omogenea. Ma sarebbe giusto dire che la prima è una Razza più pura della seconda?

Prima di rispondere il Lettore consideri l'esempio che facciamo adesso.

Un tale ha un allevamento di ottimi Parigini che ogni anno vincono alle Mostre. Un altro ha un allevamento di ottimi Canarini di Colore lipocromici rosso arancio che ogni anno vincono alle Mostre.

Visitando l'allevamento di ciascuno e osservandoli con attenzione constateremo che non vi sono due Parigini identici fra loro, anche se, ugualmente " belli ". Uno ha la spallina più lunga dell'altra, uno le ha uguali, uno ha la testa arricciata in un modo, l'altro in un altro modo, uno ha una pezzatura in una regione, l'altro in un'altra e cosi via. I Canarini di Colore, invece, sembrano tutti uguali.

Conclusione: quei Parigini sono meno puri di quei Canarini di Colore.

Il Lettore sì immagini cosa farebbe e direbbe quell'allevatore di Parigi a sentire un giudizio dei genere. A parte il turpiloquio, le parole " incompetente " e " analfabeta " si sprecherebbero. Ed avrebbe tutte le sue sante ragioni. Ed allora?

Allora il fatto è che il Parigino possiede un numero di caratteri esteriori molto maggiore dei Canarino di Colore e, per di più, molto suscettibili di variare, perché dovuti alla differente posizione che assumono le piume arricciate di certe regioni, ciò che è pienamente previsto dallo Standard.

Pertanto la Razza Arricciato di Parigi ha una variabilità maggiore di quella dei Canarino di Colore, ma ciò non ha nulla a che vedere con la purezza della Razza.

Sarebbe diverso il discorso se confrontassimo due allevamenti della stessa Razza? Se in uno vi fosse più omogeneità che nell'altro, potremmo dire che il ceppo dell'uno è più puro di quello dell'altro? No. Potremmo soltanto dire che è più omogeneo, e basta.

Facciamo al proposito un altro esempio.

Un allevamento di Parigini è composto da soggetti di pregio modesto ma assai omogeneo nella loro " modestia ". Un altro allevamento è composto da qualche soggetto di pari modestia, ma anche da molti di pregio maggiore con qualche vero " Campione ", ciò che comporta una maggiore variabilità. Qual è più puro dei due ceppi? Secondo noi non è facile dare una risposta, proprio perché vogliamo usare il benedetto termine di " purezza ". Perciò noi preferiamo dire: " Il primo è più omogeneo, ma il secondo è migliore; noi sceglieremmo il secondo ". Che ne dice il Lettore?

Per carità, amico Lettore, non direi che, così stando le cose, si potrebbe tentare di farne due Razze distinte, e confidiamo che le ragioni siano facilmente intuibili. Noi speriamo che tu ci dica che se continuiamo a fare esempi finirai coi capirci sempre meno e ci pregherai di concludere, ciò che facciamo.

La Razza è una popolazione di animali il cui patrimonio genetico è statisticamente differenziabile da quello di un'altra o da quello, della Specie di origine.

La precisazione " statisticamente " è fondamentale, perché nel caso di Razze affini prevede che qualche soggetto dell'una sia uguale a qualcuno dell'altra. Questi soggetti, come già dicemmo a proposito dei Border-Fife, sono da considerare " atipici ", non impuri, perché troppo distanti dalla media della Razza.

Entrambi debbono essere eliminati inesorabilmente per mantenere quanto più è possibile evidenti le differenze fra le due popolazioni e, se possibile, aumentarle. Questa è la base principale della selezione.

 

Le Sottorazze

 

Una ulteriore complicazione è quella delle Sottorazze.

Circa due secoli fa comparvero i primi Canarini Arricciati che pian piano furono selezionati col criterio di fissare le sole 5 arricciature tuttora vigenti. Si parlò di una Razza Arricciata. Poi da questi primi Arricciati, diciamo così, " indifferenziati " si andarono differenziando il Parigino, l'Arricciato del Nord e l'Arricciato del Sud. Cosa sono questi Canarini? Delle Sottorazze o delle Razze?

Se sono Sottorazze allora il carattere che le accomuna, cioè l'arricciatura del piumaggio deve essere considerata come il carattere che contraddistingue la Razza. Razza Arricciata; Sottorazze: Arricciato di Parigi, Arricciato del Nord, ecc.

Però non avrebbe certamente torto chi facesse notare che le differenze fra un Gibber e un Parigino sono così grandi che sarebbe più " logico " considerarle due Razze distinte. In tal caso il connotato " arricciatura " che distingue questi Canarini da tutti gli altri Canarini domestici, come va considerato? Un carattere di Specie? No davvero, ed allora?

Secondo logica un secolo fa era più corretta la prima interpretazione, oggi lo è la seconda che considera gli " Arricciati " Razze distinte che hanno fra loro a comune il piumaggio arricciato e, per questo, costituiscono il generico gruppo dei " Canarini Arricciati ".

Esempi del genere ce ne sono in abbondanza fra gli animali domestici. Ne citeremo uno soltanto.

Alcuni secoli fa in Gran Bretagna si cacciavano le Pernici (Grouses) con eccellenti Cani da ferma dal pelame lungo e fine che erano detti genericamente Setters, ma che erano assai differenti fra loro per conformazione ossea, colore, attitudini. Ciò perché ogni nobile casata aveva una propria " Razza " che allevava in stretta consanguineità. Si parlava perciò di tante Razze quante erano le varie " popolazioni " in mano a questi nobili: la Razza dei Conte tal dei tali, la Razza di Lord tal dei tali, del Duca tal dei tali, e così via. Erano vere Razze? Sì, perché ognuna di quelle " popolazioni " aveva un proprio patrimonio genetico che si tramandava tal quale di generazione in generazione.

Di queste " Razze " ne sopravvivono praticamente tre, attualmente definite: Setter Inglese (discendente soprattutto dalla Razza Laverack-Llewellin), Setter Scozzese (dei Duchi di Gordon) e Setter Irlandese.

Analogamente al nostri Canarini Arricciati, sono tre Razze distinte appartenenti al gruppo dei Setters, il che vuoi dire che non esiste la " Razza Setter ", esistono le Razze: Setter Inglese, Setter Scozzese e Setter Irlandese.

Poiché lo scrivente è un acceso fautore dell'allevamento in stretta consanguineità, mi scusi ancora una volta il paziente Lettore se gli dico che questi stupendi Cani sono tali perché allevati per centinaia di generazioni in strettissima consanguineità.

Il grande Laverack nel suo celebre libro così termina volutamente il capitolo dedicato ai suoi Setters illustrando le gesta di uno dei suoi cani più bravi: " Questo straordinario animale era un prodotto dell'unione di fratello e sorella ".

Specie, Razza, Sottorazza, tre popolazioni che solo un patrimonio genetico ben definito, variabilità individuale a parte, può avallare come tali.

La selezione selvatica in tempi lunghi, la selezione domestica in tempi brevi, attingendo alla variabilità individuale di ogni popolazione di esseri viventi, può dar vita a Razze differenti.

In tempi geologici la consanguineità può trasformare differenze di Razza in differenze di Specie.

Come si vede, è una continua evoluzione (talvolta " involuzione ") di forme animali nella quale l'Uomo è costretto nei suoi studi a individuare certe " tappe " legate alla situazione genetica di quel particolare periodo di tempo.

Pertanto sarà bene concludere dicendo che il concetto di Razza è un concetto molto " sfumato " che richiede sempre qualche precisazione... come il corollario di certi teoremi.