LA CONSANGUINEITA’ DEI MIEI FIORINI:

INSEGNAMENTI E CONSIDERAZIONI

 

di Umberto Zingoni

 

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All’inizio di ogni annata riproduttiva molti sono i fatti positivi, ma soprattutto negativi, che l’allevatore richiama alla mente, sperando che questi ultimi non si ripetano. I timori e i “presagi” sono sempre gli stessi: le uova “chiare”, le uova che non schiudono, le morti nel nido, le “pance gonfie” dei novelli e tanti altri piccoli “dispiaceri” di cui vorrebbe individuare la causa, per riuscire una buona volta a venirne a capo.

Fra le cause più spesso ipotecate: i semi, forse inquinati da muffe o altro, oppure i pastoncini, oppure l’umidità, oppure i capricci atmosferici….Ognuno ha da dire la sua.

Quando l’individuazione di questi fattori è senza esito si finisce talvolta con l’attribuire i guai alla consanguineità. E’ un po’ come quando, non sapendo a chi dare una certa colpa, la si dà al Governo.

Chi conosce la mia opinione sull’argomento sa che io sono un fautore dichiarato della consanguineità, non tanto per la validità dei dati esistenti a favore di essa, quanto, soprattutto, per l’esperienza che in campo ornitologico mi sono fatto allevando in totale consanguineità per una trentina d’anni una Razza di canarini, naturalmente il Fiorino.

Come dicevo, la validità delle tante risultanze a favore della consanguineità è tale che non ne avrei neppure accennato, se non mi fosse occorso di leggere su “PANDA”,  periodico del W.W.F, un trafiletto che, anche a solo titolo di curiosità, vale la pena di riportare pari pari. Eccolo:

 

Ma l’imbreeding è veramente un pericolo?

 

La conservazione delle specie attraverso l’allevamento in cattività, in vista di future reintroduzioni in natura, ha sempre dovuto affrontare il problema della consanguineità fra i fondatori e nello stock di individui riservati alla riproduzione. Si dice che, se i “fondatori” sono troppo pochi, il gruppo ha poche possibilità di sopravvivenza, perchè si avrà una “depressione”  dovuta all’imbreeding. Questa teoria ha prevenuto molti dal tentare di formare nuclei di riproduttori con un piccolo numero di animali. Ma l’esperienza ci dice che esistono molti esempi che provano il contrario. Da 12 antilopi nilgai (Boselaphus tragocamelus) introdotte nel 1941 nel King’s Ranch in Texas, sono discesi più di 10.000 esemplari in perfetta salute. Gli elefanti marini settentrionali (Mirounga angustirostris) erano ridotti a meno di 20 esemplari alla fine dell’800 ma, grazie alle leggi di protezione severamente applicate in California, sono risaliti a 125.000. Il cavallo di Przewalski (Equus przewaslskii) è stato salvato con un gruppo di solo 12 fondatori: ne sono stati allevati più di 1.000, e attualmente è in corso il programma di reintroduzione in Mongolia. La “Mandria Mondiale” dell’orice D’Arabia (Oryx leucoryx) è stata istituita allo Zoo di Phoenix in Arizona con 5 orici, e oggi ve ne sono nel mondo più di 1000, di cui alcune centinaia di nuovo liberi in Arabia. Il primo nucleo riproduttore di bisonte europeo (Bison bonasus) in Polonia nel 1921 era costituito da soli 6 animali: oggi ve ne sono oltre3000, la metà allo stato libero. Un altro successo, molto recente, è il furetto dai piedi neri (Mustela nigripes), ritenuto estinto fino al 1981: da 7 fondatori ritrovati nel Wyoming sono stati finora allevati 2600 furetti, ed è in corso la reintroduzione in tre Stati. (Ndr-La storia di quasi tutti questi salvataggi è stata riportata nelle varie tappe su questa rubrica di Panda.) Questi esempi ci portano ad essere un po’ più ottimisti, almeno per quanto riguarda un certo  numero di specie oggi in pericolo. 

(“ZOONOOZ”, DIC. 1998)

 

Questi sono i dati di fatto (si ricordi che sui dati di fatto non è lecito filosofeggiare!) che si aggiungono a quelli ormai noti e arcinoti; però, se se ne continua a parlare, deve pur esserci qualche argomento contrario alla consanguineità. Certo che c’è, ma con l’allevamento dei canarini e degli altri animali domestici non c’entra per niente, mentre può essere valido in qualche caso particolare.

 

 

NELLA SPECIE UMANA

 

Certamente è valido in eugenetica umana, poiché si conoscono alcune tare, più o meno gravi, ma comunque non letali (alcune che interronpono sistematicamente la gravidanza in certe coppie di sposi) che con maggiore frequenza statistica compaiono nei figli consanguinei appartenenti ad un parentado nel quale serpeggia una certa tara recessiva (albinismo, emofilia, daltonismo, distrofie, ecc.). E’ superfluo dire che le nozze fra due portatori sani di essa possono generare figli affetti da quella tara, se presente in omozigosi. Ma, mentre tale doloroso evento, per ovvie ragioni affettive, si deve cercare di evitarlo in ogni modo possibile, così non è per l’allevamento animale, ed eccone la ragione.

 

 

NELLE SPECIE ANIMALI

 

Se in una “popolazione” animale (ma anche vegetale) ad un certo momento compare e si diffonde (come spesso avviene all’inizio) una tara recessiva, l’incrocio fra due portatori può generare figli ammalati i quali, però, vengono eliminati automaticamente per le solite ragioni di selezione naturale (sopravvivenza del più adatto, ecc.), cosicchè dopo alcune generazioni quella popolazione si risana da sè stessa  in quanto la mutazione negativa, come dicono i genetisti, viene “riassorbita”. Chiaramente, se una mutazione genera una tara dominante, la sua eliminazione non presenta alcuna difficoltà sia in natura che in domesticità.

Giova ricordare che la genetica sperimentale (migliaia di generazioni di Drosophila e poi anche di altre altri animali e piante, studiate nel corso di decine d’anni) ci dice che ad ogni generazione le mutazioni (ce ne sono di vario tipo, naturalmente a carico dei cromosomi, definite come “aberrazioni”) sono assai più frequenti di quello che si penserebbe; solo che la maggioranza sono letali, per cui non ci se ne rende conto, oppure riguardano l’eredità quantitativa (poligenica), per cui le conseguenti variazioni fenotipiche passano in un primo tempo inosservate, ma, nel corso dei millenni possono mostrare tutta la loro importanza nella formazione della Specie. Ripeto, si tratta di quella “sopravvivenza del più adatto” che è alla base della evoluzione.

Ma, attenzione, per fare un esempio fra i più citati, non è che l’allungamento del collo delle prime giraffe per raggiungere la chioma delle acacie si sia trasmesso alla prole, ma è che sono stati favoriti quegli esemplari nei quali una serie di mutazioni aveva provocato il graduale  (e millenario) allungamento del collo che aveva favorito, a sua volta, la sopravvivenza degli animali così mutati.

….Mi viene da pensare ai quadri di Modigliani e a cosa potrebbe succedere se procreassero fra loro quelle sue creature…..

Al posto dell’esempio della Giraffa potremmo citare esempi ben più dimostrativi, a cominciare dai “Fringuelli di Darwin” e da tutte le centinaia di rapporti insopprimibili fra la riproduzione di certe piante e gli animali che favoriscono (in molti casi sono gli unici fattori) la loro impollinazione, o lo spargimento dei semi ecc.

Ecco perché in tante piccole isole si trovano specie animali e vegetali endemiche, uniche al mondo, che continuano a riprodursi da millenni in totale consanguineità (queste sì che costituiscono dei “ceppi” come intendiamo noi), purchè naturalmente l’ambiente non cambi…e della rottura di questo raggiunto delicato equilibrio l’Homo sapiens demoniacus è il peggiore nemico.

 

 

IN UN ALLEVAMENTO

 

E in cattività? In cattività le leggi della Natura non contano più, perché l’allevatore si sostituisce ad essa e seleziona a suo esclusivo vantaggio, o piacimento.

In un allevamento di canarini non sono le tare che interessano, perché un esemplare più o meno tarato viene escluso dalla riproduzione, ma lo sono i difetti di standard (ogni Razza ha i suoi punti deboli!) che solo in una vera popolazione consanguinea possono essere, con il trascorrere delle generazioni, eliminati del tutto, naturalmente tramite una drastica selezione che non indulga ad alcunchè. Si ricordi che “il sentimentalismo è il peggior nemico della selezione”!

La conclusione è quella che ho ripetuto tante volte. Il serio allevamento di una qualunque razza, non potendo prescindere da una più o meno lunga prosecuzione futura (il tempo passa svelto e spesso porta con sé i rimpianti!) deve essere teso alla formazione di un ceppo da migliorare fino al conseguimento della sua stabilità, la quale, purtuttavia, deve rimanere sempre “sotto controllo”, perché, lasciate a sé tutte le razze tendono pian piano a ritornare verso le forme ancestrali, che sono quelle più “collaudate” da madre Natura.

Chi tutti gli anni acquista soggetti a destra e a sinistra possederà certo un “allevamento”, ma sostenuto da un miscuglio di geni che, nei riguardi dello standard, spesso cozzano fra loro e inducono ogni anno a “rivolgersi all’erba del vicino” che, non solo è più verde, ma anche “geneticamente misteriosa”.

C’è una differenza abissale fra un allevamento di tal genere ed uno teso a costituire un ceppo che, purtroppo, per divenire tale talvolta richiede qualche decina d’anni… ma, specialmente se l’allevatore è giovane, una buona volta si dovrà pur ricominciare, partendo naturalmente da quanto di meglio c’è sulla piazza, Estero compreso, ovviamente per abbreviare i tempi.

Il fatto è che di solito si pensa all’immediatezza, si vogliono vedere dei risultati in tempi brevi, ci si vuol divertire, si vuol far collezione di medagliette, ecc.. Tutto più che comprensibile, fa parte delle nostre debolezze, anche se lo sappiamo e lo ripetiamo tutti… che non è facile avere la botte piena se la moglie è ubriacona.

 

 

UN ESEMPIO EMBLEMATICO

 

Voglio fare un esempio riguardante il Fiorino, razza che io credo di conoscere non meno di chiunque altro. Come detto altre volte, fra le coppie “senza valore” che assortivo per usarle come valide balie per i Parigini, una fu costituita da un Arricciato del Nord di scarto (perché aveva un vistoso collarino specialmente a destra) e da un paio di piccole Gloster ciuffate. Queste coppie dettero dei figli che suggerirono l’idea di creare un “minuscolo miniarriciato”. In breve, la maggioranza dei primi “pseudofiorini” aveva il collo arricciato, almeno a destra. Questo collo “cravattato” era più o meno bello di quello liscio? Questione di gusti. Comunque, fu deciso per il collo liscio e la Commissione tecnica, che frattanto aveva preso sotto la sua tutela questo nuovo canarino, sancì che il collo avrebbe dovuto essere liscio, punto e basta.

Evidentemente l’impiego fortuito di quell’Arricciato del Nord divenuto capostipite, era stato un errore; ma non lo sarebbe stato se oggi il collo del Fiorino avesse dovuto avere il collarino…. Col senno del poi….

Eccoci al succo del discorso. Passano gli anni, la selezione riesce a far sparire praticamente i connotati inizialmente più negativi (taglia eccessiva, fianchi cadenti, addome a colpo di vento, ecc.), ma ogni tanto qualche soggetto ripresenta un po’ di collarino proprio sul lato destro del collo, raramente sul sinistro. Tuttora, dopo quasi trent’anni di selezione mirata a escludere questo difetto, qualche sia pur raro esemplare presenta tre o quattro piumette arricciate sul lato destro del collo.

Ciò mi dice che tale connotato costituente difetto ha una penetranza così alta che verso i soggetti che lo “esibiscono” non deve esserci alcuna tolleranza; per cui, anche se si tratta di poche piumette e di altri connotati sono ottimi, quel soggetto viene sempre escluso dalla riproduzione e si va avanti così, con la solita convinzione che “chi più dura la vince” e una buona volta il gene maledetto che sostiene quell’anomalia sarà escluso del tutto. A scanso di equivoci ribadisco che si tratta di poche piumette in un numero minimo di esemplari, le quali di solito passano inosservate, perché si evidenziano solo quando il soggetto gira il collo. Ma io aspetto proprio che il canarino giri il collo per rendermi conto, con una certa “ trepidazione”, se ci sono….

Non escluderei che la difficoltà dell’eliminazione definitiva di questo connotato difettoso dipenda dal fatto che si tratta di canarini arricciati, nei quali, ovviamente, sussiste una certa tendenza generale (perciò anche nelle regioni lisce, come dimostrano le Razze arricciate “pesanti” nelle quali è maggiore il numero delle regioni arricciate) all’arricciatura delle piume (anomala direzione di crescita dei follicoli pinniferi associata a maggiore curvatura). L’eventuale comparsa in un canarino a piumaggio liscio credo sarebbe più sbrigativa da eliminare, mentre credo che se facessimo una selezione a rovescio, cioè accoppiando fra loro due miei soggetti con questo cenno di collarino, in poche generazioni riusciremmo ad accrescere la frequenza e l’entità del difetto fino ad ottenere una nuova razza di “Fiorino con collarino”, o meglio, di “Minipadovano” nel quale il collarino è diventato un pregio. E’ un’idea.

Non mi sono certo soffermato su questo “ricciolino” per informare il lettore che nel mio “ceppo” di Fiorini “serpeggia” questo difetto, perchè, come ho già detto, nei rari casi in cui appare, la sua entità è così piccola (poche piumette), che non mi preoccupa minimamente e il tutto si risolve nell’escludere il soggetto incriminato dalla riproduzione, anche se gli altri suoi connotati sono tali da fargli meritare il titolo di campione; tantopiù che il fatto, da un certo punto di vista più prosaico… potrebbe ritorcersi a mio svantaggio. Neppure, ovviamente ne ho parlato per chiedere suggerimenti, sul tipo di…  “Perché non prova a rivolgersi ai soggetti di altri che non hanno (o non dicono o non sanno di avere) quel difetto?” Risponderò a questo suggerimento fra poco.

Mi ci sono soffermato,  diciamo così a “scopo pedagogico”, per insegnare, specialmente ai giovani, quale debba essere la via più corretta della selezione. Mi ci sono soffermato per portare un esempio concreto di quanto la consanguineità possa influire positivamente nel miglioramento di una razza. Il rarefarsi statistico nel tempo della presenza del “ricciolino” e il progressivo suo rimpicciolimento (nei rari casi attuali si tratta di due otre piumette delle quali solo io mi accorgo) mi garantiscono che la selezione su un “substrato”, cioè su un “ ceppo” di alta consanguineità, ha avuto i suoi effetti positivi insieme agli effetti positivi su tutti gli altri iniziali difetti genetici, i quali adesso non compaiono più, salvo le spalline e il ciuffo, ed è di questi che adesso voglio parlare.


 

LE SPALLINE

 

Per un altro connotato “a rischio”, le spalline, il discorso è diverso, perché la penetranza, se di penetranza si può parlare, è modesta e più che “genetica” è “casuale”, nel senso che, essendo le pterilio dorsale unico, non si può pretendere che la metà esatta delle piume che da esso nascono per formare le spalline, si dirigano da un lato e l’altra metà dall’altro partendo da una scriminatura perfettamente centrale. Perciò metto in cova anche soggetti con spalline lievemente differenti fra loro (naturalmente facendo il solito canonico “compenso”, anche se so che questo compenso poche volte è risolutivo) avendo la certezza che nella prole ci sarà sempre una sostanziosa percentuale di spalline non perfette. Devo essere sincero: se pretendessi di fare tutte le coppie di riproduttori con spalline perfette di coppie ne farei meno di quanto ne programmo e ne faccio ogni anno.

 

 

IL CIUFFO DEL FIORINO

 

E’ arrivato il momento di parlare del ciuffo. I difetti del ciuffo hanno una origine sua particolare, differente da quella del collo e delle spalline.

Non mi perito a dichiarare che la conformazione del ciuffo, così come la vuole lo Standard a somiglianza di quello proprio dei Canarini a piumaggio liscio, è un connotato che non si addice ai Canarini arricciati, e questo vale più per il Padovano che per il Fiorino.

Basta entrare in una mostra delle nostre, meglio se è “importante”, e fare un approfondito confronto fra i ciuffi dei canarini inglesi e i ciuffi degli Arricciati, per rendersi conto della conformazione decisamente migliore dei primi, nonostante, ovviamente siano stati esposti, anche da parte degli Arricciatisti, i soggetti migliori.

La calvizie nucale è presente anche nel ciuffo degli “Inglesi”, ma ha una entità assai minore, tantochè, in riferimento a quanto è dato vedere in mostra, le due situazioni possono essere considerate opposte: quando si scorrono le gabbie esposte, negli Arricciati è il bel ciuffo che salta subito agli occhi; negli Inglesi è il brutto ciuffo che salta subito agli occhi.

E’ la tendenza all’arricciatura del piumaggio che interferisce con il piumaggio del ciuffo, tantochè nel Padovano sono i soggetti privi del tutto o quasi di collare che hanno i ciuffi migliori.

Nel Fiorino il collo liscio facilita la buona fattura del ciuffo, ma in percentuale, i ciuffi che rasentano la perfezione rimangono pochi; non solo, ma se un ciuffo appare bel fatto, perché ben raccordato sul dietro, alzando le sue piume posteriori si vede che sotto vi permane una certa calvizie. Io credo che un ciuffo di tal genere, cioè “bello di fuori”, ma “scadente di dentro”, sia il massimo che si possa ottenere e, secondo me, non è poco.

Al difetto della calvizie c’è da aggiungere quello (direi meno grave) delle piumette laterali rialzate (le cosiddette crestine, generate dal solco retrooculare) presenti anche in tutte le Razze non arricciate, specie nei maschi, ma, in queste ultime assai meno evidenti. Fortunatamente nel ciuffo dei Fiorini statisticamente sono poco accentuate, talvolta praticamente assenti (anche nei maschi, sia ciuffati che a testa liscia).

In conclusione i due sopradetti difetti del ciuffo sono da considerare in parte insiti nella razza, in parte suscettibili di selezione, la quale certamente ne farà diminuire ancora l’incidenza.

Io ho potuto accertare che nel Fiorino la selezione mirata sul solo ciuffo (cioè trascurando un po’ degli altri connotati) in poche generazioni riesce a far avvicinare il connotato “ciuffo” ad una apparente perfezione, ma, ovviamente, il ciuffo non è tutto e alla fine un compromesso fra tutti i connotati, specie fra quelli più caratterizzanti, è inevitabile, anche se ogni anno qualche soggetto eccezionale continuerà a comparire.

 

  

 

IL CIUFFO DEL PADOVANO

 

Ciò vale anche per il Padovano, ed anzi questa Razza ci dà l’opportunità di dimostrare la veridicità del nostro assunto. Credo che fra i più impegnati allevatori di Padovani non ci sia nessuno che prima o poi non abbia tentato l’incrocio di un suo bel “testa liscia” con un Crest dall’ottimo ciuffo, ovviamente nell’intento di ottenere in poche generazioni soggetti con un ciuffo sensibilmente migliorato. Io stesso, quando allevavo anche i Padovani, l’ho fatto, al pari di altri allevatori di mia conoscenza, seppure qualcuno alla chetichella….

Invito coloro che ancora non hanno “perpetrato” questo tentativo, ma che lo hanno in programma, a leggere attentamente quanto adesso dirò a proposito di quello che accade.

In prima generazione si ottengono meticci con buoni ciuffi (inizio incoraggiante…), decisamente “migliorati”, ma con i restanti connotati, a dir poco, “disastrosi”, perché, per avere un bel ciuffo il Crest deve possedere un piumaggio “tutto suo”, massimamente lungo e morbido (cfr presenza di “mantellina” di pseudo fianchi, lunghe piume di gallo), mentre un Arricciato, per possedere arricciature sostenute, deve avere piume di tutt’altra natura, cioè a rachide grossa e robusta, di media lunghezza e di media ricchezza di barbe e barbole.

Proseguendo nello “svolgimento di programma” l’anno successivo vengono scelti fra tutti gli “aborti” i pochi soggetti con un minimo di arricciatura decente, ed è giuoco forza trascurare la fattura del ciuffo, perché, sia ben presente e chiaro: l’intento è quello di ricostruire un Padovano, non un Crest. Così si continua nelle generazioni successive e ci si accorge che il “balordo meticciamento iniziale” ha finito per perdere tutto il suo significato, perché, man mano che il piumaggio riassume le caratteristiche proprie del Padovano (e più o meno anche delle Razze arricciate consimili) anche il ciuffo fa altrettanto e si ritorna al punto di partenza.

In canaricoltura questo non è un fatto isolato. Specialmente nelle Razze inglesi gli esempi non mancano. Basta ricordare quello del Norwich ciuffato, scomparso perché il piumaggio proprio di questa Razza non si confaceva con il ciuffo, per cui coloro che desideravano un ciuffo “super” furono costretti a selezionare un piumaggio adatto e così nacque il Crest che, attualmente, con il Norwich non ha più niente da spartire.

Sono convinto che ci sarà qualche allevatore di Arricciati, probabilmente giovane, che pur avendo letto queste righe o aver sentito queste stesse cose dette da latri, vorrà ugualmente provare il meticciamento sopradetto. Io dico che farà bene (non è un paradosso), perché è provando e riprovando tutto quanto è sperimentabile, che si fa l’esperienza necessaria per diventare degli allevatori, come si usa dire “con l’A maiuscola”.

Purtroppo il risultato è scontato, ma chissà caro giovane allevatore, che la fortuna non ti arrida sotto forma di un favorevole giuoco di alleli, dominanze ed altre misteriose diavolerie genetiche. Del resto ogni tanto qualcuno c’è che fa sei al Superenalotto….

Gli stessi fatti riguardanti il ciuffo valgono anche per il Fiorino. Ricordo come fosse ora che i primi meticci fra l’Arricciato del Nord e la Gloster ciuffata avevano dei buoni ciuffi, poi tutto si svolse come ho descritto sopra; solo che il Fiorino come ho già detto, per la piccola taglie e per il collo liscio, è, buon per lui, avvantaggiato sul Padovano riguardo al ciuffo.

 

 

IL MIO ALLEVAMENTO

 

In passato ho allevato sia con l’amico Michele del Prete, tutte le Razze arricciate, Giboso escluso, e in scala così vasta da produrre certamente durante tutti quegli anni varie migliaia di Arricciati. I successi espositivi non sono mancati. Le occasioni per fare vari esperimenti non sono mancate; la più gratificante resta, naturalmente, la creazione del Fiorino. L’esperienza dovuta all’osservazione dei tanti esemplari esaminati durante l’attività del giudice, sia nazionale che internazionale, non è mancata.

Non credo, perciò, sia presunzione, anzi mi sembra quasi mio dovere “professionale”, il parlare di queste mie esperienze, in aggiunta a quanto già detto, allo scopo principale di giovare agli allevatori giovani di età o di esperienza, passando in rassegna gli argomenti che reputo per essi più utili, naturalmente con particolare riguardo alla consanguineità e alla conseguente formazione di un ceppo. In riferimento a questi due aspetti dell’allevamento, tutto quanto dirò si riferisce al Fiorino, ma credo possa essere esteso a tutte le altre Razze arricciate. Penso anzi che, almeno in gran parte, possa essere esteso anche alle Razze a piumaggio liscio, a cominciare dai Canarini da Canto, nei quali è ben noto che la stabilità dell’indirizzo di canto è possibile solo se il ceppo è stabilizzato.

Veniamo ai fatti. Sono quasi trent’anni che dopo gli incroci iniziali, i miei Fiorini vengono allevati in assoluta consanguineità, cioè senza che mai alcun canarino, o esemplare di Specie affine, sia stato in qualche modo utilizzato. Anzi, per la precisione, nessun canarino o altro volatile è mai entrato nel mio allevamento, onde evitare il rischio dell’infausto ingresso degli acari rossi che, più del vaiolo, sono la massima iattura che possa capitare, poiché, con la preventiva vaccinazione, il vaiolo è scongiurabile, mentre eliminare da un ambiente vasto e complesso questo parassita è veramente disarmante.

Ogni anno, a settembre sottopongo alla vaccinazione antivaiolosa tutti i novelli, perciò sia quelli alla fine della muta, che quelli all’inizio (i nati di giugno – luglio), senza che si sia mai manifestato il minimo incidente (per questa operazione bisogna essere in due).

L’alimentazione, da settembre a marzo (6 mesi!) è costituita da scagliola della migliore e da farina gialla (di mais) mescolata con una minima quantità (10% a occhio) di un pastoncino del commercio (ben vitaminizzato, almeno a quanto è scritto sulla confezione).

Per quanto riguarda il periodo di allevamento, un paio di giorni prima della schiusa (e solo allora, perché se il pastoncino è buono i genitori si abituano subito e si risparmia tempo e denaro) inizio la somministrazione del pastoncino da allevamento ( non sto a specificare, ma, sia acquistato che fatto in casa, contenente circa il 12% netto di proteine, lordo 18-20%). Niente verdure, ma pressochè costantemente semi selvatici freschi (soprattutto spighe  di Piantaggine maggiore e di Piantaggine minore e capolini di Tarassaco) che vengono somministrati a tutti finchè sono reperibili (è in questi semi che ci sono tutte le vitamine e i sali minerali che occorrono, a parte che ci sono anche negli sfarinati, nell’uovo, ecc.).

Temperatura e umidità, quelle che sono.

Lo stato di salute è sempre stato ottimale, salvo qualche rara “pancia arrossata” nei novelli in aprile (stanza ancora fredda), che si risolve da sé appena la temperatura sale un poco.

Fenomeni asmatici, lumps e altri guai, del tutto sconosciuti, salvo due o tre casi di morte improvvisa, in qualunque momento, sia di novelli che di adulti, dovuta a emorragia cerebrale, facilmente diagnosticabile asportando la pelle del cranio (credo di aver accertato che questo inevitabile quaio è più frequente nei maschi molto canterini).

I novelli svezzati vengono prima riuniti in voliera di 1-1,2 metri con divisorio (5-7 per parte, in modo che lo spazio non sia gran chè superiore a quello della gabbia da cova in cui sono nati, e non siano perciò costretti a lunghi voli); poi dopo una quindicina di giorni di assuefazione, il divisorio viene tolto e restano in voliera, salvo quelli che, a ottobre, passano in gabbie singole per essere esposti.

Lo stato di salute ottimale dimostra che questo tipo di conduzione dell’allevamento è corretto (in particolare l’alimentazione alquanto “spartana”), ma soprattutto dimostra che la totale consanguineità non presenta alcun aspetto negativo, ma solo aspetti positivi.

  

CONSANGUINEITA’ E SELEZIONE

 

Ad esempio, quando a fine inverno assortisco le coppie, può accadere che qualcuna risulti formata da fratelli. Non me ne preoccupo; anzi talvolta faccio così di proposito per consolidare il più possibile un certo fenotipo che è risultato di ottima costituzione. Questa è selezione vera e propria che parte dal presupposto che almeno uno dei due genitori sia da considerare un “razzatore”,  per cui, aumentando nelle annate successive (per vedere i vantaggi della consanguineità occorrono molte annate, ma solo così il risultato positivo è sicuro!) il numero dei riproduttori provenienti da quella coppia, a spese delle altre, ho una buona probabilità di conseguire un “guadagno genetico”.

E’ un banale ricordare che, per individuare quale sia l’eventuale razzatore (o razzatrice) della coppia, incrocio il padre con la figlia più bella e la madre con il figlio più bello. Così facendo ho la maggiore probabilità (per non dire fortuna) di individuare il razzatore, che verrà fatto riprodurre anche l’anno successivo, sia per controprova, sia, se questa risulta positiva, per accrescere il pregio del ceppo, utilizzando l’anno successivo il maggior numero dei suoi figli.

Ad esempio, l’aver fatto riprodurre per 4 anni di seguito un maschio ciuffato verde portatore di bruno che si era rivelato gran razzatore, ha migliorato ulteriormente lo standard medio del mio ceppo; questo spiega perché ogni anno mi nasce una forte percentuale di soggetti bruni, sia unicolori o pezzati , che portatori di bruno.

Questo è uno dei tanti “fattori di selezione” e non ha niente a che vedere con le scelte di compenso che si fanno al momento della composizione delle coppie: ad esempio, compenso delle spalline, compenso fra tipi di piumaggio (più intenso o più brinato), ecc. Questa è una “scelta fine a sé stessa” che non migliora il valore medio di un ceppo, ma serve solo per ottenere nell’anno in corso un maggior numero di soggetti da esposizione o da…offrire…

Qualche volta sono costretto a fare anche il “compenso di taglia” fra un soggetto di minima taglia e un soggetto un po’ più “grandino”, ma in possesso, ad esempio, di un “super-ciuffo”. Anche questo è un aspetto della selezione, teso a riuscire a far convogliare nella prole entrambi i connotati positivi; ma, purtroppo, è più facile che convergano quelli negativi…

Un altro importante aspetto della selezione è quello del rinnuovo annuale delle coppie. A questo proposito si faccia ben attenzione alle seguenti considerazioni. Sappiamo che i connotati degli Arricciati, escluso il ciuffo che è carattere mendeliano, sono tutti di tipo quantitativo, cioè dovuto a tanti parziali contributi genici che concorrono a tipicizzarlo. Da questo punto di vista il successo della selezione dipende dall’avvenuto reclutamento del maggior numero possibile di questi “contributi” che, forse almeno in parte, sono da identificare con quei “geni modificatori” di cui molto si è parlato a proposito di certi Canarini di Colore e che, oltre chè influenzare indubbiamente i caratteri mendeliani, contribuiscono anche alla migliore espressione di un connotato di tipo quantitativo.

Ebbene, poiché tale favorevole reclutamento (si ricordi questa appropriata espressione) può avvenire solo durante la meiosi o l’incontro dei due gameti, risulta chiaro che quanto più numerosi sono questi due eventi, tanto più cresce la probabilità dell’aumentato “reclutamento” di questi contributi parziali. Si dirà che può accadere anche il contrario, cioè che durante i due eventi si verifichi la perdita, anzichè il reclutamento di questi apporti. E’ vero, ma ciò risulta ininfluente, perché dell’intera figliata noi scegliamo i fenotipi migliori che evidentemente sono quelli favoriti dal “reclutamento” genotipico. Così, di generazione in generazione conseguiamo un guadagno genetico che, almeno in teoria, cesserà quando saranno stati reclutati tutti i contributi favorevoli.

Anche in questo caso credo di poter portare un esempio concreto che riguarda il mio ceppo. Ecco l’esempio. Nei primi anni di formazione del Fiorino la percentuale dei fianchi cadenti o della loro assenza era alta. Adesso, ormai da vari anni, non nascono più esemplari privi di un fianco o con un fianco cadente; anzi, direi che questo è un connotato che ha raggiunto quasi la perfezione. Cosa è accaduto? Tutti i contributi parziali reclutabili sono stati reclutati e adesso per il connotato fianchi non c’è più gran chè di meglio da aspettarsi, almeno a parità di tipo di piumaggio più o meno intenso. Con lo stesso “espediente”, ma all’inverso, è stato possibile far sparire quasi del tutto il “ricciolino” di cui abbiamo parlato ampiamente in precedenza; in questo caso sarà necessario aspettare ancora qualche anno affinchè l’apporto o i pochi apporti negativi residui siano esclusi definitivamente.

Come abbiamo già avuto occasione di dire, per la simmetria delle spalline il discorso è alquanto diverso, ma la possibilità di accrescerne l’estensione rientra nella logica sopradetta. Anche il ciuffo rientra in questa logica, ma solo parzialmente per le regioni già esposte.

Invece, se una coppia formata da esemplari di pregio viene fatta riprodurre per molti anni di seguito (talvolta fino al suo esaurimento, come fanno alcuni) due sono le considerazioni da fare. Se la prole è nel complesso ottima al pari dei genitori, allora bisogna cercare di individuare il razzatore (o, se la fortuna è sfacciata, entrambi i due componenti) e la vecchia coppia ha ragione di rimanere solo per evidenti ragioni indipendenti dalla selezione, e non c’è niente da ridire. Altrimenti deve essere sostituita dai figli che si sono giovati di un “reclutamento” favorevole, svelato da loro bel fenotipo.

Se invece la coppia formata da esemplari di pregio, già alla prima riproduzione non dà prole di uguale pregio, va subito eliminata, perché una “riprova” successiva non ha alcuna giustificazione.

Il succo di queste considerazioni è semplicissimo: ogni anno cercare di sostituire i “vecchi” con i giovani belli almeno come i genitori, altrimenti si perdono anni preziosi utili per la selezione e per la conoscenza delle caratteristiche del proprio ceppo, considerando che per le razze più sofisticate, come lo sono gli Arricciati, vige sempre la tendenza genetica al peggioramento, cioè al ritorno verso la forma selvatica; perciò ottenere in alta percentuale prole dello stesso pregio di quello dei genitori di spicco è già un successo.

C’è anche da aggiungere che, rinnovando ogni anno (o quasi) le coppie, ci si diverte di più e il divertimento è massimo se il ceppo è omogeneo per l’alta consanguineità.

Un altro importante aspetto della selezione è quello riguardante la rusticità, ivi compresa la disposizione alla vita in gabbia. Rientrano nella “rusticità” molte espressioni della vita dei nostri uccelli. Mi soffermo su quelle di cui ho più esperienza, naturalmente soprattutto in riferimento agli Arricciati e ai Fiorini in particolare.

Quando una volta o due al giorno mi avvicino alla voliera (di un metro) dove alloggiano 12 novelli (affollamento che l’esperienza mi dice essere appropriato), accade spesso che qualcuno di essi si avvicini più degli altri alla mia mano che sta fissando alle gretole le succulente piante selvatiche (più spesso le piantaggini) e cominci subito a cibarsene. Sono sempre gli stessi (mi sembra che in prevalenza siano femmine) e devo dire che mi sono i più simpatici e degni di particolare attenzione, tanto chè nella loro scheda personale scrivo la parola socievole o confidente.

Questo dato è uno di quelli che prendo in considerazione quando faccio la scelta finale (selezione) dei novelli da serbare per l’anno successivo, insieme ai dati: bellezza dei connotati, pregi dei genitori e dei parenti più o meno  stretti, tipo di piumaggio, colore, rapidità di crescita nel nido, dello svezzamento e della muta, vivacità, eventuali malanni, ecc. Il dato è importante perché, come ho accertato, questi soggetti sono quelli che a suo tempo alimenteranno i nidiacei anche in mia presenza ed anche se mi intrattengo vicino alla gabbia per le pulizie o altri motivi. Ed io nelle schede personali annoto anche questo dato, molto “tranquillizzante” per l’esito della covata.

I molti amici allevatori che sono in confidenza con me sanno quanto io curi le schede personali, nelle quali scrivo tutti questi dati, cioè il curriculum dei singoli esemplari; importantissimo, per ovvie ragioni, scrivere, appena lo si è accertato, se hanno cantato, perché questa molte volte è la sola indicazione sicura che sono maschi.

Nella scheda dei novelli che, una volta scelti, sono diventati riproduttori, aggiungo naturalmente tutto quanto riguarda l’andamento delle loro due (talvolta tre) covate annue. E’ ovvia l’importanza di quest’ultimo dato qualora la coppia dovesse essere fra quelle da utilizzare anche l’anno successivo, o lo fossero i suoi figli.

 

 

IL CEPPO

 

Tutti i fatti, tutti gli accorgimenti che ho descritto finora hanno avuto come epilogo la formazione di un vero e proprio ceppo, perché formato esclusivamente da soggetti fra loro consanguinei e rimasto sempre indenne dall’immissione di esemplari estranei. Ma quanto consanguinei? Mediamente? Molto? Totalmente? Gli Inglesi che, nella formazione delle più varie razze di animali domestici si sono serviti ampiamente e costantemente della consanguineità, hanno coniato appropriate definizioni corrispondenti ai vari gradi di consanguineità (imbreeding, linebreeding, outbreeding, ecc.) a seconda del grado di parentela dei due partners (termine inglese che, non avendo corrispettivo italiano, può essere tradotto  in elemento della coppia, ma il suo uso è diventato abituale anche nella nostra lingua). Ma, all’allevatore proiettato nel futuro questi vari “gradi” - per esempio, fratelli fra loro, padre con figlia e viceversa, zio con nipote, cugini, ecc. – non devono interessare, perché il fine ultimo è quello di crearsi un ceppo ( sinonimi di questo termine possono essere sangue o genealogia, ma la parola ceppo mi sembra la più appropriata).

Considerando tutte le “varianti” che incidono nel conseguimento dell’aspetto finale (fenotipo) di un Arricciato, e di un Fiorino in particolare, l’allevatore deve avere molta determinazione se vuole perseverare nel portare avanti la consanguineità del suo allevamento fino al punto, un bel giorno, di sentirsi autorizzato a considerarlo e definirlo “ceppo”.

Per quanto riguarda i miei Fiorini potrei dire che i 25 anni della loro totale consanguineità sono pochi, ma sarebbero pochi anche se fossero il doppio o il quadruplo, perché i rimescolamenti genici che avvengono ad ogni generazione (meiosi e formazione dello zigote) modificano ogni volta i singoli genotipi…. Così scherzando, visto che in questi tempi l’argomento è all’ordine del giorno, l’ideale sarebbe ottenere un clone… come la pecora Dolly….

Ricordiamoci dunque che, anche in un ceppo al massimo possibile della consanguineità, sussiste sempre un’ampia variabilità; tant’è che anche una coppia formata da fratelli molto simili fra loro, normalmente dà prole che, più che assomigliare ai genitori, somiglia alla media del ceppo.

Tuttavia credo  che siano pochi gli allevatori che possono vantarsi (!?) di allevare in queste condizioni che io considero di privilegio, perché mi permettono di continuare la selezione con la massima consapevolezza possibile, riuscendo a conoscere, e aggiungerei, “a dominare” quanto meglio non si potrebbe, la potenzialità genotipica e fenotipica del mio allevamento; non dico che riesco a leggervi come un libro aperto, ma giù di lì.

Pertanto, se ogni tanto compare qualche raro soggetto con un inaspettato difetto, so valutarne con buona approssimazione la causa: può essere un “ritorno atavico” (eventualità direi inevitabile); può essere una retromutazione (eventualità imprevedibile) può essere  il risultato dell’incrocio fra due soggetti che portano in qualche modo “latente” quel certo difetto. Comunque sia, esaminando a ritroso le caratteristiche dei due genitori e dei relativi parenti (ovviamente tutta la documentazione che conservo me lo consente) riesco ad avere un quadro il più possibile realistico della situazione….e tutto ciò fa parte del divertimento.

Un paio di anni dopo che io e l’amico Del Prete avevamo iniziato la selezione di quei meticci che nel corso degli anni avrebbero costituito il ceppo che ho mantenuto, successe che in occasione di una mostra a Bari, ove io giudicavo gli Arricciati, vidi alla rastrelliera un Arricciato del Nord molto piccolo, ma assai ben fatto, che cantava allegramente e del quale chiesi chi fosse l’allevatore. Mi fu detto che era il Signor Savino Pierro presente in quel momento in sala. Gli dissi che per contribuire al progetto di un “miniarricciato” che avevamo in mente quel suo “soggettino” sarebbe stato utile. Questo cortesissimo allevatore dopo poco ce lo fece pervenire a Firenze e ci sorrise subito l’idea di unire questo esemplare con un paio di femmine dei bastardini gà presenti muniti di ciuffo e iniziare così un secondo ceppo. M avevamo già tanti di quegli Arricciati che l’anno successivo ci trovammo nella necessità di desistere e fummo contentissimi di cedere tutti quei nuovi meticci all’allevatore Ugo Fort di Castelfranco Veneto che in precedenza aveva mostrato molto interesse alla futura razza e che promise che avrebbe continuata la selezione, ciò che avvenne puntualmente; tant’è che Nord Italia, e anche nel Nord Europa dopo alcuni anni erano già assai diffusi dei discreti Fiorini, in prevalenza gialli, formanti un ceppo totalmente separato da quello primitivo che avevamo tenuto per noi e che è quello che ho tuttora.

Mi risulta anche che alcuni allevatori, benemeriti per la loro intraprendenza, si sono creati altri ceppi ancora, cosicchè per il Mondo, adesso, sono sparsi Fiorini di differenti genealogie e come ho avuto modo di vedere nelle tante mostre che ho frequentato, altrettanto “belli” come i miei, e di questa situazione mi compiaccio ancor più pensando che il Fiorino attualmente è diffusissimo in tutta Europa, Gran Bretagna e Americhe comprese, e per numero alle mostre sta avvicinandosi sempre più a quello degli Arricciati del Nord; e chi sa se prima o poi non avvenga il “sorpasso”.    Credo proprio che mai una Razza sia riuscita, come il Fiorino, ad ottenere un così grande e rapido successo.

Detto questo, ecco la risposta all’interrogativo formulato relativamente al “ricciolino” alla destra del collo  che, sia pure di entità trascurabile, compare ancora in qualche raro soggetto del mio ceppo.

L’interrogativo potrebbe essere quello se non mi convenga fare qualche incrocio fra soggetti del mio ceppo, naturalmente esenti da “ricciolino”, e soggetti di altri allevatori che hanno genealogie differenti dalla mia e che, almeno a loro dire, ne siano totalmente privi, ovviamente perché si suppone siano derivati da progenitori Arricciati del Nord a collo totalmente liscio, com’era quello del signor Savino Pierro di Bari.

La mia risposta è che non farò alcun incrocio, primo perché il difetto è di entità praticamente trascurabile, per cui non nuoce più di tanto al pregio….e alla fama…dei tanti esemplari che allevo ogni anno, e avrei potuto non accennarne neppure, tantopiù  che qualche lettore dirà “ma chi glielo ha fatto fare?” La risposta è che ne ho parlato a scopo didattico (credo che ciò mi competa), perché è l’unico consistente esempio che può essere citato nei canarini a favore dell’importanza genetica che ha il “ceppo” nel mantenere nei soggetti che ne fanno parte, certe particolari caratteristiche sue proprie le quali, se sono negative si sa come combatterle, se sono positive si sa come mantenerle tali.

Ho parlato di questo “ricciolino” perché il suo “dissolversi” nel tempo e la rarità della sua attuale comparsa sono una chiara conferma che le arricciature sono un carattere genetico di tipo recessivo, prevalentemente, se non totalmente, additivo (quantitativo, plurifattoriale) e non dominante, come qualche volta e stato erroneamente detto.

Non farò questa commistione di “sangui” anche per non correre il rischio di vedere comparire in questi Fiorini di nuovo stampo qualche connotato negativo o qualche predisposizione patologica delle quali il mio ceppo è indenne.

Ma devo anche confessare che lo farei, se avessi una ventina, o almeno una decina, di anni di meno, anche perché i più o meno imprevedibili risultati sperimentali rinnuoverebbero il divertimento, accrescerebbero la legittimità dell’hobby e apporterebbero ulteriore esperienza.

Ovviamente, i nati dai nuovi incroci “extraceppo” costituirebbero un “genealogia” a parte finché non fosse palese il pregio di essa, dopodichè potrebbero essere prese in considerazione le convenienti opportunità; ma l’esperienza mi dice che se si è iniziato l’allevamento con soggetti di prim’ordine e negli anni successivi la selezione è stata ben condotta, non c’è da aspettarsi niente di speciale.

 

  

INNAMORARSI DEL FIORINO

 

A tal proposito ripeto ciò che ho detto ormai tante volte: chi vuole iniziare un allevamento “più da professionista che da dilettante” e ha adeguate disponibilità finanziarie, acquisti preferibilmente da un solo allevatore il meglio che c’è in Italia, se possibile in Europa, e, salvo imprevisti, continui solo con quei soggetti fino… alla tarda vecchiaia. Col tempo imparerà tutti i segreti celati sotto il fenotipo del suo ceppo e non si curerà se in una certa mostra c’è un certo soggetto con punteggio superiore a quello dei suoi. Di contro, ci sono allevatori che, avendo iniziato con soggetti mediocri, ogni anno vanno in cerca di qualche esemplare “interessante” e finiscono per “raccattare” qua e là soggetti della genealogia dei quali non sanno niente, soggetti nei quali talvolta la toelettatura cela difetti che si manifesteranno l’anno successivo, o soggetti che sono i pochi migliori di un allevatore che li ha mediocri o che ha subìto qualche guaio di ordine sanitario….

L’allevatore che conosce bene la razza che alleva, naturalmente secondo quanto lo standard prescrive, ne sa quanto il giudice, forse qualche volta ne sa anche di più, ma più spesso di meno. Perciò, se in quella mostra fa obiettivamente gli opportuni confronti fra i suoi esemplari e quelli non suoi, potrà rendersi conto di molte cose di cui adesso faccio cenno.

Per prima cosa deve tenere presente che il giudice giudica in condizioni comunque sfavorevoli rispetto a quelle dell’esposizione al pubblico; in queste i soggetti si esibiscono tranquilli ( mentre sul tavolo del giudice il più delle volte sono tutto il contrario) e l’allevatore ha tutto il tempo che vuol per cercare l’eventuale “pelo nell’uovo”; inoltre, il giudice, nel caso che valuti di pari valore due esemplari, è costretto tuttavia, talvolta a malincuore, a fare una classifica, non di rado influenzata da propensioni personali. E’ tutto normalissimo e “umano”.

Ma quello che più conta in situazioni del genere è il confronto, a parte i punteggi, fra tutti i soggetti propri e tutti quelli dell’altro espositore, per individuare le caratteristiche del ceppo di lui e trarre le opportune conclusioni, soppesando pregi e difetti di entrambi.

Tutto ciò perché quello che conta, nel bene e nel male, è il valore del ceppo, talchè quando un ceppo ha raggiunto, dopo anni di selezione, sufficiente omogeneità, non fa gran differenza se una coppia di riproduttori ha un punteggio espositivo maggiore di un altro. Quello che si incrocia non è il genotipo del singolo, ma il genotipo del ceppo e può benissimo accadere che nel complesso, la prole della coppia inferiore risulti migliore di quella della coppia di punteggio superiore.

Accertare il valore delle due coppie è facile: si dà un punteggio a tutti i novelli di ciascuna (naturalmente a muta ultimata) e si confrontano le due medie. Purtroppo il risultato è influenzato in parte da un abbinamento eventualmente più “indovinato” dell’altro (nel senso di un assortimento di geni più favorevole), ma… bisognerebbe essere indovini….

Comunque, nella scelta dei riproduttori per l’anno successivo si dà una certa preferenza ai figli della coppia a punteggio più alto, o si instaura la procedura per individuare l’eventuale razzatore e si va avanti così. Di più non si può fare.

Tuttociò è valido se si lavora con un ceppo che va di anno in anno diventando sempre più omogeneo, finchè alla fine, sia pure con qualche piccola eccezione, un soggetto vale l’altro e ci si ritrova ogni anno con una pletora di “campioni e campioncini” dei quali non si vorrebbe separarsi… ma… panta rei, diceva il filosofo.