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All’inizio
di ogni annata riproduttiva molti sono i fatti positivi, ma soprattutto
negativi, che l’allevatore richiama alla mente, sperando che questi
ultimi non si ripetano. I timori e i “presagi” sono sempre gli stessi:
le uova “chiare”, le uova che non schiudono, le morti nel nido, le
“pance gonfie” dei novelli e tanti altri piccoli “dispiaceri” di
cui vorrebbe individuare la causa, per riuscire una buona volta a venirne
a capo. Fra
le cause più spesso ipotecate: i semi, forse inquinati da muffe o altro,
oppure i pastoncini, oppure l’umidità, oppure i capricci
atmosferici….Ognuno ha da dire la sua. Quando
l’individuazione di questi fattori è senza esito si finisce talvolta
con l’attribuire i guai alla consanguineità. E’ un po’ come quando,
non sapendo a chi dare una certa colpa, la si dà al Governo. Chi
conosce la mia opinione sull’argomento sa che io sono un fautore
dichiarato della consanguineità, non tanto per la validità dei dati
esistenti a favore di essa, quanto, soprattutto, per l’esperienza che in
campo ornitologico mi sono fatto allevando in totale consanguineità per
una trentina d’anni una Razza di canarini, naturalmente il Fiorino. Come
dicevo, la validità delle tante risultanze a favore della consanguineità
è tale che non ne avrei neppure accennato, se non mi fosse occorso di
leggere su “PANDA”, periodico del W.W.F, un trafiletto che,
anche a solo titolo di curiosità, vale la pena di riportare pari pari.
Eccolo: Ma
l’imbreeding è veramente un pericolo? La
conservazione delle specie attraverso l’allevamento in cattività, in
vista di future reintroduzioni in natura, ha sempre dovuto affrontare il
problema della consanguineità fra i fondatori e nello stock di
individui riservati alla riproduzione. Si dice che, se i “fondatori”
sono troppo pochi, il gruppo ha poche possibilità di sopravvivenza, perchè
si avrà una “depressione” dovuta all’imbreeding.
Questa teoria ha prevenuto molti dal tentare di formare nuclei di
riproduttori con un piccolo numero di animali. Ma l’esperienza ci dice
che esistono molti esempi che provano il contrario. Da 12 antilopi nilgai
(Boselaphus tragocamelus) introdotte nel 1941 nel King’s Ranch in Texas,
sono discesi più di 10.000 esemplari in perfetta salute. Gli elefanti
marini settentrionali (Mirounga angustirostris) erano ridotti a meno di 20
esemplari alla fine dell’800 ma, grazie alle leggi di protezione
severamente applicate in California, sono risaliti a 125.000. Il cavallo
di Przewalski (Equus przewaslskii) è stato salvato con un gruppo di solo
12 fondatori: ne sono stati allevati più di 1.000, e attualmente è in
corso il programma di reintroduzione in Mongolia. La “Mandria
Mondiale” dell’orice D’Arabia (Oryx leucoryx) è stata istituita
allo Zoo di Phoenix in Arizona con 5 orici, e oggi ve ne sono nel mondo più
di 1000, di cui alcune centinaia di nuovo liberi in Arabia. Il primo
nucleo riproduttore di bisonte europeo (Bison bonasus) in Polonia nel 1921
era costituito da soli 6 animali: oggi ve ne sono oltre3000, la metà allo
stato libero. Un altro successo, molto recente, è il furetto dai piedi
neri (Mustela nigripes), ritenuto estinto fino al 1981: da 7 fondatori
ritrovati nel Wyoming sono stati finora allevati 2600 furetti, ed è in
corso la reintroduzione in tre Stati. (Ndr-La storia di quasi tutti questi
salvataggi è stata riportata nelle varie tappe su questa rubrica di
Panda.) Questi esempi ci portano ad essere un po’ più ottimisti, almeno
per quanto riguarda un certo numero di specie oggi in pericolo.
(“ZOONOOZ”, DIC. 1998) Questi
sono i dati di fatto (si ricordi che sui dati di fatto non è lecito
filosofeggiare!) che si aggiungono a quelli ormai noti e arcinoti; però,
se se ne continua a parlare, deve pur esserci qualche argomento contrario
alla consanguineità. Certo che c’è, ma con l’allevamento dei
canarini e degli altri animali domestici non c’entra per niente, mentre
può essere valido in qualche caso particolare. NELLA
SPECIE UMANA Certamente
è valido in eugenetica umana, poiché si conoscono alcune tare, più o
meno gravi, ma comunque non letali (alcune che interronpono
sistematicamente la gravidanza in certe coppie di sposi) che con maggiore
frequenza statistica compaiono nei figli consanguinei appartenenti ad un
parentado nel quale serpeggia una certa tara recessiva (albinismo,
emofilia, daltonismo, distrofie, ecc.). E’ superfluo dire che le nozze
fra due portatori sani di essa possono generare figli affetti da quella
tara, se presente in omozigosi. Ma, mentre tale doloroso evento, per ovvie
ragioni affettive, si deve cercare di evitarlo in ogni modo possibile, così
non è per l’allevamento animale, ed eccone la ragione. NELLE
SPECIE ANIMALI Se
in una “popolazione” animale (ma anche vegetale) ad un certo momento
compare e si diffonde (come spesso avviene all’inizio) una tara
recessiva, l’incrocio fra due portatori può generare figli ammalati i
quali, però, vengono eliminati automaticamente per le solite ragioni di
selezione naturale (sopravvivenza del più adatto, ecc.), cosicchè dopo
alcune generazioni quella popolazione si risana da sè stessa in
quanto la mutazione negativa, come dicono i genetisti, viene
“riassorbita”. Chiaramente, se una mutazione genera una tara
dominante, la sua eliminazione non presenta alcuna difficoltà sia in
natura che in domesticità. Giova
ricordare che la genetica sperimentale (migliaia di generazioni di Drosophila
e poi anche di altre altri animali e piante, studiate nel corso di decine
d’anni) ci dice che ad ogni generazione le mutazioni (ce ne sono di
vario tipo, naturalmente a carico dei cromosomi, definite come
“aberrazioni”) sono assai più frequenti di quello che si penserebbe;
solo che la maggioranza sono letali, per cui non ci se ne rende conto,
oppure riguardano l’eredità quantitativa (poligenica), per cui le
conseguenti variazioni fenotipiche passano in un primo tempo inosservate,
ma, nel corso dei millenni possono mostrare tutta la loro importanza nella
formazione della Specie. Ripeto, si tratta di quella “sopravvivenza del
più adatto” che è alla base della evoluzione. Ma,
attenzione, per fare un esempio fra i più citati, non è che
l’allungamento del collo delle prime giraffe per raggiungere la chioma
delle acacie si sia trasmesso alla prole, ma è che sono stati favoriti
quegli esemplari nei quali una serie di mutazioni aveva provocato il
graduale (e millenario) allungamento del collo che aveva favorito, a
sua volta, la sopravvivenza degli animali così mutati. ….Mi
viene da pensare ai quadri di Modigliani e a cosa potrebbe succedere se
procreassero fra loro quelle sue creature….. Al
posto dell’esempio della Giraffa potremmo citare esempi ben più
dimostrativi, a cominciare dai “Fringuelli di Darwin” e da tutte le
centinaia di rapporti insopprimibili fra la riproduzione di certe piante e
gli animali che favoriscono (in molti casi sono gli unici fattori) la loro
impollinazione, o lo spargimento dei semi ecc. Ecco
perché in tante piccole isole si trovano specie animali e vegetali
endemiche, uniche al mondo, che continuano a riprodursi da millenni in
totale consanguineità (queste sì che costituiscono dei “ceppi” come
intendiamo noi), purchè naturalmente l’ambiente non cambi…e della
rottura di questo raggiunto delicato equilibrio l’Homo sapiens
demoniacus è il peggiore nemico. IN
UN ALLEVAMENTO E
in cattività? In cattività le leggi della Natura non contano più, perché
l’allevatore si sostituisce ad essa e seleziona a suo esclusivo
vantaggio, o piacimento. In
un allevamento di canarini non sono le tare che interessano, perché un
esemplare più o meno tarato viene escluso dalla riproduzione, ma lo sono
i difetti di standard (ogni Razza ha i suoi punti deboli!) che solo in una
vera popolazione consanguinea possono essere, con il trascorrere delle
generazioni, eliminati del tutto, naturalmente tramite una drastica
selezione che non indulga ad alcunchè. Si ricordi che “il sentimentalismo
è il peggior nemico della selezione”! La
conclusione è quella che ho ripetuto tante volte. Il serio allevamento di
una qualunque razza, non potendo prescindere da una più o meno lunga
prosecuzione futura (il tempo passa svelto e spesso porta con sé i
rimpianti!) deve essere teso alla formazione di un ceppo da migliorare
fino al conseguimento della sua stabilità, la quale, purtuttavia, deve
rimanere sempre “sotto controllo”, perché, lasciate a sé tutte le
razze tendono pian piano a ritornare verso le forme ancestrali, che sono
quelle più “collaudate” da madre Natura. Chi
tutti gli anni acquista soggetti a destra e a sinistra possederà certo un
“allevamento”, ma sostenuto da un miscuglio di geni che, nei riguardi
dello standard, spesso cozzano fra loro e inducono ogni anno a
“rivolgersi all’erba del vicino” che, non solo è più verde, ma
anche “geneticamente misteriosa”. C’è
una differenza abissale fra un allevamento di tal genere ed uno teso a
costituire un ceppo che, purtroppo, per divenire tale talvolta richiede
qualche decina d’anni… ma, specialmente se l’allevatore è giovane,
una buona volta si dovrà pur ricominciare, partendo naturalmente da
quanto di meglio c’è sulla piazza, Estero compreso, ovviamente per
abbreviare i tempi. Il
fatto è che di solito si pensa all’immediatezza, si vogliono vedere dei
risultati in tempi brevi, ci si vuol divertire, si vuol far collezione di
medagliette, ecc.. Tutto più che comprensibile, fa parte delle nostre
debolezze, anche se lo sappiamo e lo ripetiamo tutti… che non è facile
avere la botte piena se la moglie è ubriacona. UN
ESEMPIO EMBLEMATICO Voglio
fare un esempio riguardante il Fiorino, razza che io credo di conoscere
non meno di chiunque altro. Come detto altre volte, fra le coppie “senza
valore” che assortivo per usarle come valide balie per i Parigini, una
fu costituita da un Arricciato del Nord di scarto (perché aveva un
vistoso collarino specialmente a destra) e da un paio di piccole Gloster
ciuffate. Queste coppie dettero dei figli che suggerirono l’idea di
creare un “minuscolo miniarriciato”. In breve, la maggioranza dei
primi “pseudofiorini” aveva il collo arricciato, almeno a destra.
Questo collo “cravattato” era più o meno bello di quello liscio?
Questione di gusti. Comunque, fu deciso per il collo liscio e la
Commissione tecnica, che frattanto aveva preso sotto la sua tutela questo
nuovo canarino, sancì che il collo avrebbe dovuto essere liscio, punto e
basta. Evidentemente
l’impiego fortuito di quell’Arricciato del Nord divenuto capostipite,
era stato un errore; ma non lo sarebbe stato se oggi il collo del Fiorino
avesse dovuto avere il collarino…. Col senno del poi…. Eccoci
al succo del discorso. Passano gli anni, la selezione riesce a far sparire
praticamente i connotati inizialmente più negativi (taglia eccessiva,
fianchi cadenti, addome a colpo di vento, ecc.), ma ogni tanto qualche
soggetto ripresenta un po’ di collarino proprio sul lato destro del
collo, raramente sul sinistro. Tuttora, dopo quasi trent’anni di
selezione mirata a escludere questo difetto, qualche sia pur raro
esemplare presenta tre o quattro piumette arricciate sul lato destro del
collo. Ciò
mi dice che tale connotato costituente difetto ha una penetranza
così alta che verso i soggetti che lo “esibiscono” non deve esserci
alcuna tolleranza; per cui, anche se si tratta di poche piumette e di
altri connotati sono ottimi, quel soggetto viene sempre escluso dalla
riproduzione e si va avanti così, con la solita convinzione che “chi più
dura la vince” e una buona volta il gene maledetto che sostiene quell’anomalia
sarà escluso del tutto. A scanso di equivoci ribadisco che si tratta di
poche piumette in un numero minimo di esemplari, le quali di solito
passano inosservate, perché si evidenziano solo quando il soggetto gira
il collo. Ma io aspetto proprio che il canarino giri il collo per rendermi
conto, con una certa “ trepidazione”, se ci sono…. Non
escluderei che la difficoltà dell’eliminazione definitiva di questo
connotato difettoso dipenda dal fatto che si tratta di canarini
arricciati, nei quali, ovviamente, sussiste una certa tendenza generale
(perciò anche nelle regioni lisce, come dimostrano le Razze arricciate
“pesanti” nelle quali è maggiore il numero delle regioni arricciate)
all’arricciatura delle piume (anomala direzione di crescita dei
follicoli pinniferi associata a maggiore curvatura). L’eventuale
comparsa in un canarino a piumaggio liscio credo sarebbe più sbrigativa
da eliminare, mentre credo che se facessimo una selezione a rovescio, cioè
accoppiando fra loro due miei soggetti con questo cenno di collarino, in
poche generazioni riusciremmo ad accrescere la frequenza e l’entità del
difetto fino ad ottenere una nuova razza di “Fiorino con collarino”, o
meglio, di “Minipadovano” nel quale il collarino è diventato un
pregio. E’ un’idea. Non
mi sono certo soffermato su questo “ricciolino” per informare il
lettore che nel mio “ceppo” di Fiorini “serpeggia” questo difetto,
perchè, come ho già detto, nei rari casi in cui appare, la sua entità
è così piccola (poche piumette), che non mi preoccupa minimamente e il
tutto si risolve nell’escludere il soggetto incriminato dalla
riproduzione, anche se gli altri suoi connotati sono tali da fargli
meritare il titolo di campione; tantopiù che il fatto, da un certo punto
di vista più prosaico… potrebbe ritorcersi a mio svantaggio. Neppure,
ovviamente ne ho parlato per chiedere suggerimenti, sul tipo di…
“Perché non prova a rivolgersi ai soggetti di altri che non hanno (o
non dicono o non sanno di avere) quel difetto?” Risponderò a questo
suggerimento fra poco. Mi
ci sono soffermato, diciamo così a “scopo pedagogico”, per
insegnare, specialmente ai giovani, quale debba essere la via più
corretta della selezione. Mi ci sono soffermato per portare un esempio
concreto di quanto la consanguineità possa influire positivamente nel
miglioramento di una razza. Il rarefarsi statistico nel tempo della
presenza del “ricciolino” e il progressivo suo rimpicciolimento (nei
rari casi attuali si tratta di due otre piumette delle quali solo io mi
accorgo) mi garantiscono che la selezione su un “substrato”, cioè su
un “ ceppo” di alta consanguineità, ha avuto i suoi effetti positivi
insieme agli effetti positivi su tutti gli altri iniziali difetti
genetici, i quali adesso non compaiono più, salvo le spalline e il
ciuffo, ed è di questi che adesso voglio parlare.
LE
SPALLINE Per
un altro connotato “a rischio”, le spalline, il discorso
è diverso, perché la penetranza, se di penetranza si può
parlare, è modesta e più che “genetica” è “casuale”, nel senso
che, essendo le pterilio dorsale unico, non si può pretendere che la metà
esatta delle piume che da esso nascono per formare le spalline, si
dirigano da un lato e l’altra metà dall’altro partendo da una
scriminatura perfettamente centrale. Perciò metto in cova anche soggetti
con spalline lievemente differenti fra loro (naturalmente facendo il
solito canonico “compenso”, anche se so che questo compenso poche
volte è risolutivo) avendo la certezza che nella prole ci sarà sempre
una sostanziosa percentuale di spalline non perfette. Devo essere sincero:
se pretendessi di fare tutte le coppie di riproduttori con spalline
perfette di coppie ne farei meno di quanto ne programmo e ne faccio ogni
anno. IL
CIUFFO DEL FIORINO E’
arrivato il momento di parlare del ciuffo. I difetti del ciuffo
hanno una origine sua particolare, differente da quella del collo e delle
spalline. Non
mi perito a dichiarare che la conformazione del ciuffo, così come la
vuole lo Standard a somiglianza di quello proprio dei Canarini a piumaggio
liscio, è un connotato che non si addice ai Canarini arricciati, e questo
vale più per il Padovano che per il Fiorino. Basta
entrare in una mostra delle nostre, meglio se è “importante”, e fare
un approfondito confronto fra i ciuffi dei canarini inglesi e i ciuffi
degli Arricciati, per rendersi conto della conformazione decisamente
migliore dei primi, nonostante, ovviamente siano stati esposti, anche da
parte degli Arricciatisti, i soggetti migliori. La
calvizie nucale è presente anche nel ciuffo degli “Inglesi”, ma ha
una entità assai minore, tantochè, in riferimento a quanto è dato
vedere in mostra, le due situazioni possono essere considerate opposte:
quando si scorrono le gabbie esposte, negli Arricciati è il bel ciuffo
che salta subito agli occhi; negli Inglesi è il brutto ciuffo che salta
subito agli occhi. E’
la tendenza all’arricciatura del piumaggio che interferisce con il
piumaggio del ciuffo, tantochè nel Padovano sono i soggetti privi del
tutto o quasi di collare che hanno i ciuffi migliori. Nel
Fiorino il collo liscio facilita la buona fattura del ciuffo, ma in
percentuale, i ciuffi che rasentano la perfezione rimangono pochi; non
solo, ma se un ciuffo appare bel fatto, perché ben raccordato sul dietro,
alzando le sue piume posteriori si vede che sotto vi permane una certa
calvizie. Io credo che un ciuffo di tal genere, cioè “bello di
fuori”, ma “scadente di dentro”, sia il massimo che si possa
ottenere e, secondo me, non è poco. Al
difetto della calvizie c’è da aggiungere quello (direi meno grave)
delle piumette laterali rialzate (le cosiddette crestine, generate
dal solco retrooculare) presenti anche in tutte le Razze non arricciate,
specie nei maschi, ma, in queste ultime assai meno evidenti.
Fortunatamente nel ciuffo dei Fiorini statisticamente sono poco
accentuate, talvolta praticamente assenti (anche nei maschi, sia ciuffati
che a testa liscia). In
conclusione i due sopradetti difetti del ciuffo sono da considerare in
parte insiti nella razza, in parte suscettibili di selezione, la quale
certamente ne farà diminuire ancora l’incidenza. Io
ho potuto accertare che nel Fiorino la selezione mirata sul solo ciuffo
(cioè trascurando un po’ degli altri connotati) in poche generazioni
riesce a far avvicinare il connotato “ciuffo” ad una apparente
perfezione, ma, ovviamente, il ciuffo non è tutto e alla fine un
compromesso fra tutti i connotati, specie fra quelli più caratterizzanti,
è inevitabile, anche se ogni anno qualche soggetto eccezionale continuerà
a comparire. IL
CIUFFO DEL PADOVANO Ciò
vale anche per il Padovano, ed anzi questa Razza ci dà l’opportunità
di dimostrare la veridicità del nostro assunto. Credo che fra i più
impegnati allevatori di Padovani non ci sia nessuno che prima o poi non
abbia tentato l’incrocio di un suo bel “testa liscia” con un Crest
dall’ottimo ciuffo, ovviamente nell’intento di ottenere in poche
generazioni soggetti con un ciuffo sensibilmente migliorato. Io stesso,
quando allevavo anche i Padovani, l’ho fatto, al pari di altri
allevatori di mia conoscenza, seppure qualcuno alla chetichella…. Invito
coloro che ancora non hanno “perpetrato” questo tentativo, ma che lo
hanno in programma, a leggere attentamente quanto adesso dirò a proposito
di quello che accade. In
prima generazione si ottengono meticci con buoni ciuffi (inizio
incoraggiante…), decisamente “migliorati”, ma con i restanti
connotati, a dir poco, “disastrosi”, perché, per avere un bel ciuffo
il Crest deve possedere un piumaggio “tutto suo”, massimamente lungo e
morbido (cfr presenza di “mantellina” di pseudo fianchi, lunghe piume
di gallo), mentre un Arricciato, per possedere arricciature sostenute,
deve avere piume di tutt’altra natura, cioè a rachide grossa e robusta,
di media lunghezza e di media ricchezza di barbe e barbole. Proseguendo
nello “svolgimento di programma” l’anno successivo vengono scelti
fra tutti gli “aborti” i pochi soggetti con un minimo di arricciatura
decente, ed è giuoco forza trascurare la fattura del ciuffo, perché, sia
ben presente e chiaro: l’intento è quello di ricostruire un Padovano,
non un Crest. Così si continua nelle generazioni successive e ci si
accorge che il “balordo meticciamento iniziale” ha finito per perdere
tutto il suo significato, perché, man mano che il piumaggio riassume le
caratteristiche proprie del Padovano (e più o meno anche delle Razze
arricciate consimili) anche il ciuffo fa altrettanto e si ritorna al punto
di partenza. In
canaricoltura questo non è un fatto isolato. Specialmente nelle Razze
inglesi gli esempi non mancano. Basta ricordare quello del Norwich
ciuffato, scomparso perché il piumaggio proprio di questa Razza non si
confaceva con il ciuffo, per cui coloro che desideravano un ciuffo
“super” furono costretti a selezionare un piumaggio adatto e così
nacque il Crest che, attualmente, con il Norwich non ha più niente da
spartire. Sono
convinto che ci sarà qualche allevatore di Arricciati, probabilmente
giovane, che pur avendo letto queste righe o aver sentito queste stesse
cose dette da latri, vorrà ugualmente provare il meticciamento
sopradetto. Io dico che farà bene (non è un paradosso), perché è
provando e riprovando tutto quanto è sperimentabile, che si fa
l’esperienza necessaria per diventare degli allevatori, come si usa dire
“con l’A maiuscola”. Purtroppo
il risultato è scontato, ma chissà caro giovane allevatore, che la
fortuna non ti arrida sotto forma di un favorevole giuoco di alleli,
dominanze ed altre misteriose diavolerie genetiche. Del resto ogni tanto
qualcuno c’è che fa sei al Superenalotto…. Gli
stessi fatti riguardanti il ciuffo valgono anche per il Fiorino. Ricordo
come fosse ora che i primi meticci fra l’Arricciato del Nord e la
Gloster ciuffata avevano dei buoni ciuffi, poi tutto si svolse come ho
descritto sopra; solo che il Fiorino come ho già detto, per la piccola
taglie e per il collo liscio, è, buon per lui, avvantaggiato sul Padovano
riguardo al ciuffo. IL
MIO ALLEVAMENTO In
passato ho allevato sia con l’amico Michele del Prete, tutte le Razze
arricciate, Giboso escluso, e in scala così vasta da produrre certamente
durante tutti quegli anni varie migliaia di Arricciati. I successi
espositivi non sono mancati. Le occasioni per fare vari esperimenti non
sono mancate; la più gratificante resta, naturalmente, la creazione del
Fiorino. L’esperienza dovuta all’osservazione dei tanti esemplari
esaminati durante l’attività del giudice, sia nazionale che
internazionale, non è mancata. Non
credo, perciò, sia presunzione, anzi mi sembra quasi mio dovere
“professionale”, il parlare di queste mie esperienze, in aggiunta a
quanto già detto, allo scopo principale di giovare agli allevatori
giovani di età o di esperienza, passando in rassegna gli argomenti
che reputo per essi più utili, naturalmente con particolare riguardo alla
consanguineità e alla conseguente formazione di un ceppo.
In riferimento a questi due aspetti dell’allevamento, tutto quanto dirò
si riferisce al Fiorino, ma credo possa essere esteso a tutte le altre
Razze arricciate. Penso anzi che, almeno in gran parte, possa essere
esteso anche alle Razze a piumaggio liscio, a cominciare dai Canarini
da Canto, nei quali è ben noto che la stabilità dell’indirizzo
di canto è possibile solo se il ceppo è stabilizzato. Veniamo
ai fatti. Sono quasi trent’anni che dopo gli incroci iniziali, i miei
Fiorini vengono allevati in assoluta consanguineità, cioè senza che mai
alcun canarino, o esemplare di Specie affine, sia stato in qualche modo
utilizzato. Anzi, per la precisione, nessun canarino o altro volatile è
mai entrato nel mio allevamento, onde evitare il rischio dell’infausto
ingresso degli acari rossi che, più del vaiolo, sono
la massima iattura che possa capitare, poiché, con la preventiva
vaccinazione, il vaiolo è scongiurabile, mentre eliminare da un ambiente
vasto e complesso questo parassita è veramente disarmante. Ogni
anno, a settembre sottopongo alla vaccinazione antivaiolosa tutti i
novelli, perciò sia quelli alla fine della muta, che quelli all’inizio
(i nati di giugno – luglio), senza che si sia mai manifestato il minimo
incidente (per questa operazione bisogna essere in due). L’alimentazione,
da settembre a marzo (6 mesi!) è costituita da scagliola della migliore e
da farina gialla (di mais) mescolata con una minima quantità (10% a
occhio) di un pastoncino del commercio (ben vitaminizzato, almeno a quanto
è scritto sulla confezione). Per
quanto riguarda il periodo di allevamento, un paio di giorni prima della
schiusa (e solo allora, perché se il pastoncino è buono i genitori si
abituano subito e si risparmia tempo e denaro) inizio la somministrazione
del pastoncino da allevamento ( non sto a specificare, ma, sia acquistato
che fatto in casa, contenente circa il 12% netto di proteine, lordo
18-20%). Niente verdure, ma pressochè costantemente semi selvatici
freschi (soprattutto spighe di Piantaggine maggiore e di Piantaggine
minore e capolini di Tarassaco) che vengono
somministrati a tutti finchè sono reperibili (è in questi semi che ci
sono tutte le vitamine e i sali minerali che occorrono, a parte che ci
sono anche negli sfarinati, nell’uovo, ecc.). Temperatura
e umidità, quelle che sono. Lo
stato di salute è sempre stato ottimale, salvo qualche rara “pancia
arrossata” nei novelli in aprile (stanza ancora fredda), che si risolve
da sé appena la temperatura sale un poco. Fenomeni
asmatici, lumps e altri guai, del tutto sconosciuti, salvo due o tre casi
di morte improvvisa, in qualunque momento, sia di novelli che di adulti,
dovuta a emorragia cerebrale, facilmente diagnosticabile
asportando la pelle del cranio (credo di aver accertato che questo
inevitabile quaio è più frequente nei maschi molto canterini). I
novelli svezzati vengono prima riuniti in voliera di 1-1,2 metri con
divisorio (5-7 per parte, in modo che lo spazio non sia gran chè
superiore a quello della gabbia da cova in cui sono nati, e non siano
perciò costretti a lunghi voli); poi dopo una quindicina di giorni di
assuefazione, il divisorio viene tolto e restano in voliera, salvo quelli
che, a ottobre, passano in gabbie singole per essere esposti. Lo
stato di salute ottimale dimostra che questo tipo di conduzione
dell’allevamento è corretto (in particolare l’alimentazione alquanto
“spartana”), ma soprattutto dimostra che la totale consanguineità
non presenta alcun aspetto negativo, ma solo aspetti positivi. CONSANGUINEITA’
E SELEZIONE Ad
esempio, quando a fine inverno assortisco le coppie, può accadere che
qualcuna risulti formata da fratelli. Non me ne preoccupo; anzi talvolta
faccio così di proposito per consolidare il più possibile un certo
fenotipo che è risultato di ottima costituzione. Questa è selezione vera
e propria che parte dal presupposto che almeno uno dei due genitori sia da
considerare un “razzatore”, per cui, aumentando
nelle annate successive (per vedere i vantaggi della consanguineità
occorrono molte annate, ma solo così il risultato positivo è sicuro!) il
numero dei riproduttori provenienti da quella coppia, a spese delle altre,
ho una buona probabilità di conseguire un “guadagno genetico”. E’
un banale ricordare che, per individuare quale sia l’eventuale razzatore
(o razzatrice) della coppia, incrocio il padre con la figlia più bella e
la madre con il figlio più bello. Così facendo ho la maggiore probabilità
(per non dire fortuna) di individuare il razzatore, che verrà fatto
riprodurre anche l’anno successivo, sia per controprova, sia, se questa
risulta positiva, per accrescere il pregio del ceppo, utilizzando l’anno
successivo il maggior numero dei suoi figli. Ad
esempio, l’aver fatto riprodurre per 4 anni di seguito un maschio
ciuffato verde portatore di bruno che si era rivelato gran razzatore, ha
migliorato ulteriormente lo standard medio del mio ceppo; questo spiega
perché ogni anno mi nasce una forte percentuale di soggetti bruni, sia
unicolori o pezzati , che portatori di bruno. Questo
è uno dei tanti “fattori di selezione” e non ha niente a che vedere
con le scelte di compenso che si fanno al momento della
composizione delle coppie: ad esempio, compenso delle spalline, compenso
fra tipi di piumaggio (più intenso o più brinato), ecc. Questa è una
“scelta fine a sé stessa” che non migliora il valore medio di un
ceppo, ma serve solo per ottenere nell’anno in corso un maggior numero
di soggetti da esposizione o da…offrire… Qualche
volta sono costretto a fare anche il “compenso di taglia” fra un
soggetto di minima taglia e un soggetto un po’ più “grandino”, ma
in possesso, ad esempio, di un “super-ciuffo”. Anche questo è un
aspetto della selezione, teso a riuscire a far convogliare nella prole
entrambi i connotati positivi; ma, purtroppo, è più facile che
convergano quelli negativi… Un
altro importante aspetto della selezione è quello del rinnuovo annuale
delle coppie. A questo proposito si faccia ben attenzione alle
seguenti considerazioni. Sappiamo che i connotati degli Arricciati,
escluso il ciuffo che è carattere mendeliano, sono tutti di tipo
quantitativo, cioè dovuto a tanti parziali contributi genici che
concorrono a tipicizzarlo. Da questo punto di vista il successo della
selezione dipende dall’avvenuto reclutamento del maggior numero
possibile di questi “contributi” che, forse almeno in parte, sono da
identificare con quei “geni modificatori” di cui molto si è parlato a
proposito di certi Canarini di Colore e che, oltre chè influenzare
indubbiamente i caratteri mendeliani, contribuiscono anche alla migliore
espressione di un connotato di tipo quantitativo. Ebbene,
poiché tale favorevole reclutamento (si ricordi questa appropriata
espressione) può avvenire solo durante la meiosi o l’incontro
dei due gameti, risulta chiaro che quanto più numerosi sono questi
due eventi, tanto più cresce la probabilità dell’aumentato
“reclutamento” di questi contributi parziali. Si dirà che può
accadere anche il contrario, cioè che durante i due eventi si verifichi
la perdita, anzichè il reclutamento di questi apporti. E’ vero, ma ciò
risulta ininfluente, perché dell’intera figliata noi scegliamo i
fenotipi migliori che evidentemente sono quelli favoriti dal
“reclutamento” genotipico. Così, di generazione in generazione
conseguiamo un guadagno genetico che, almeno in teoria, cesserà
quando saranno stati reclutati tutti i contributi favorevoli. Anche
in questo caso credo di poter portare un esempio concreto che riguarda il
mio ceppo. Ecco l’esempio. Nei primi anni di formazione del Fiorino la
percentuale dei fianchi cadenti o della loro assenza era alta. Adesso,
ormai da vari anni, non nascono più esemplari privi di un fianco o con un
fianco cadente; anzi, direi che questo è un connotato che ha raggiunto
quasi la perfezione. Cosa è accaduto? Tutti i contributi parziali
reclutabili sono stati reclutati e adesso per il connotato fianchi non
c’è più gran chè di meglio da aspettarsi, almeno a parità di tipo di
piumaggio più o meno intenso. Con lo stesso “espediente”, ma
all’inverso, è stato possibile far sparire quasi del tutto il
“ricciolino” di cui abbiamo parlato ampiamente in precedenza; in
questo caso sarà necessario aspettare ancora qualche anno affinchè
l’apporto o i pochi apporti negativi residui siano esclusi
definitivamente. Come
abbiamo già avuto occasione di dire, per la simmetria delle spalline il
discorso è alquanto diverso, ma la possibilità di accrescerne
l’estensione rientra nella logica sopradetta. Anche il ciuffo rientra in
questa logica, ma solo parzialmente per le regioni già esposte. Invece,
se una coppia formata da esemplari di pregio viene fatta riprodurre per
molti anni di seguito (talvolta fino al suo esaurimento, come fanno
alcuni) due sono le considerazioni da fare. Se la prole è nel complesso
ottima al pari dei genitori, allora bisogna cercare di individuare il
razzatore (o, se la fortuna è sfacciata, entrambi i due componenti) e la
vecchia coppia ha ragione di rimanere solo per evidenti ragioni
indipendenti dalla selezione, e non c’è niente da ridire. Altrimenti
deve essere sostituita dai figli che si sono giovati di un
“reclutamento” favorevole, svelato da loro bel fenotipo. Se
invece la coppia formata da esemplari di pregio, già alla prima
riproduzione non dà prole di uguale pregio, va subito eliminata, perché
una “riprova” successiva non ha alcuna giustificazione. Il
succo di queste considerazioni è semplicissimo: ogni anno cercare di
sostituire i “vecchi” con i giovani belli almeno come i genitori,
altrimenti si perdono anni preziosi utili per la selezione e per la
conoscenza delle caratteristiche del proprio ceppo, considerando che per
le razze più sofisticate, come lo sono gli Arricciati, vige sempre la
tendenza genetica al peggioramento, cioè al ritorno verso la forma
selvatica; perciò ottenere in alta percentuale prole dello stesso pregio
di quello dei genitori di spicco è già un successo. C’è
anche da aggiungere che, rinnovando ogni anno (o quasi) le coppie, ci si
diverte di più e il divertimento è massimo se il ceppo è omogeneo per
l’alta consanguineità. Un
altro importante aspetto della selezione è quello riguardante la rusticità,
ivi compresa la disposizione alla vita in gabbia. Rientrano nella
“rusticità” molte espressioni della vita dei nostri uccelli. Mi
soffermo su quelle di cui ho più esperienza, naturalmente soprattutto in
riferimento agli Arricciati e ai Fiorini in particolare. Quando
una volta o due al giorno mi avvicino alla voliera (di un metro) dove
alloggiano 12 novelli (affollamento che l’esperienza mi dice essere
appropriato), accade spesso che qualcuno di essi si avvicini più degli
altri alla mia mano che sta fissando alle gretole le succulente piante
selvatiche (più spesso le piantaggini) e cominci subito a cibarsene. Sono
sempre gli stessi (mi sembra che in prevalenza siano femmine) e devo dire
che mi sono i più simpatici e degni di particolare attenzione, tanto chè
nella loro scheda personale scrivo la parola socievole o confidente. Questo
dato è uno di quelli che prendo in considerazione quando faccio la scelta
finale (selezione) dei novelli da serbare per l’anno successivo, insieme
ai dati: bellezza dei connotati, pregi dei genitori e dei parenti più o
meno stretti, tipo di piumaggio, colore, rapidità di crescita nel
nido, dello svezzamento e della muta, vivacità, eventuali malanni, ecc.
Il dato è importante perché, come ho accertato, questi soggetti sono
quelli che a suo tempo alimenteranno i nidiacei anche in mia presenza ed
anche se mi intrattengo vicino alla gabbia per le pulizie o altri motivi.
Ed io nelle schede personali annoto anche questo dato, molto
“tranquillizzante” per l’esito della covata. I
molti amici allevatori che sono in confidenza con me sanno quanto io curi
le schede personali, nelle quali scrivo tutti questi dati, cioè il curriculum
dei singoli esemplari; importantissimo, per ovvie ragioni, scrivere,
appena lo si è accertato, se hanno cantato, perché questa molte volte è
la sola indicazione sicura che sono maschi. Nella
scheda dei novelli che, una volta scelti, sono diventati riproduttori,
aggiungo naturalmente tutto quanto riguarda l’andamento delle loro due
(talvolta tre) covate annue. E’ ovvia l’importanza di quest’ultimo
dato qualora la coppia dovesse essere fra quelle da utilizzare anche
l’anno successivo, o lo fossero i suoi figli. IL
CEPPO Tutti
i fatti, tutti gli accorgimenti che ho descritto finora hanno avuto come
epilogo la formazione di un vero e proprio ceppo, perché formato
esclusivamente da soggetti fra loro consanguinei e rimasto sempre indenne
dall’immissione di esemplari estranei. Ma quanto consanguinei?
Mediamente? Molto? Totalmente? Gli Inglesi che, nella formazione delle più
varie razze di animali domestici si sono serviti ampiamente e
costantemente della consanguineità, hanno coniato appropriate definizioni
corrispondenti ai vari gradi di consanguineità (imbreeding, linebreeding,
outbreeding, ecc.) a seconda del grado di parentela dei due partners
(termine inglese che, non avendo corrispettivo italiano, può essere
tradotto in elemento della coppia, ma il suo uso è diventato
abituale anche nella nostra lingua). Ma, all’allevatore proiettato nel
futuro questi vari “gradi” - per esempio, fratelli fra loro, padre con
figlia e viceversa, zio con nipote, cugini, ecc. – non devono
interessare, perché il fine ultimo è quello di crearsi un ceppo (
sinonimi di questo termine possono essere sangue o genealogia,
ma la parola ceppo mi sembra la più appropriata). Considerando
tutte le “varianti” che incidono nel conseguimento dell’aspetto
finale (fenotipo) di un Arricciato, e di un Fiorino in particolare,
l’allevatore deve avere molta determinazione se vuole perseverare nel
portare avanti la consanguineità del suo allevamento fino al punto, un
bel giorno, di sentirsi autorizzato a considerarlo e definirlo
“ceppo”. Per
quanto riguarda i miei Fiorini potrei dire che i 25 anni della loro totale
consanguineità sono pochi, ma sarebbero pochi anche se fossero il doppio
o il quadruplo, perché i rimescolamenti genici che avvengono ad ogni
generazione (meiosi e formazione dello zigote) modificano
ogni volta i singoli genotipi…. Così scherzando, visto che in questi
tempi l’argomento è all’ordine del giorno, l’ideale sarebbe
ottenere un clone… come la pecora Dolly…. Ricordiamoci
dunque che, anche in un ceppo al massimo possibile della consanguineità,
sussiste sempre un’ampia variabilità; tant’è che anche una coppia
formata da fratelli molto simili fra loro, normalmente dà prole che, più
che assomigliare ai genitori, somiglia alla media del ceppo. Tuttavia
credo che siano pochi gli allevatori che possono vantarsi (!?) di
allevare in queste condizioni che io considero di privilegio, perché mi
permettono di continuare la selezione con la massima consapevolezza
possibile, riuscendo a conoscere, e aggiungerei, “a dominare” quanto
meglio non si potrebbe, la potenzialità genotipica e fenotipica
del mio allevamento; non dico che riesco a leggervi come un libro aperto,
ma giù di lì. Pertanto,
se ogni tanto compare qualche raro soggetto con un inaspettato difetto, so
valutarne con buona approssimazione la causa: può essere un “ritorno
atavico” (eventualità direi inevitabile); può essere una
retromutazione (eventualità imprevedibile) può essere il risultato
dell’incrocio fra due soggetti che portano in qualche modo “latente”
quel certo difetto. Comunque sia, esaminando a ritroso le caratteristiche
dei due genitori e dei relativi parenti (ovviamente tutta la
documentazione che conservo me lo consente) riesco ad avere un quadro il
più possibile realistico della situazione….e tutto ciò fa parte del
divertimento. Un
paio di anni dopo che io e l’amico Del Prete avevamo iniziato la
selezione di quei meticci che nel corso degli anni avrebbero costituito il
ceppo che ho mantenuto, successe che in occasione di una mostra a Bari,
ove io giudicavo gli Arricciati, vidi alla rastrelliera un Arricciato del
Nord molto piccolo, ma assai ben fatto, che cantava allegramente e del
quale chiesi chi fosse l’allevatore. Mi fu detto che era il Signor
Savino Pierro presente in quel momento in sala. Gli dissi che per
contribuire al progetto di un “miniarricciato” che avevamo in mente
quel suo “soggettino” sarebbe stato utile. Questo cortesissimo
allevatore dopo poco ce lo fece pervenire a Firenze e ci sorrise subito
l’idea di unire questo esemplare con un paio di femmine dei bastardini gà
presenti muniti di ciuffo e iniziare così un secondo ceppo. M avevamo già
tanti di quegli Arricciati che l’anno successivo ci trovammo nella
necessità di desistere e fummo contentissimi di cedere tutti quei nuovi
meticci all’allevatore Ugo Fort di Castelfranco Veneto che in precedenza
aveva mostrato molto interesse alla futura razza e che promise che avrebbe
continuata la selezione, ciò che avvenne puntualmente; tant’è che Nord
Italia, e anche nel Nord Europa dopo alcuni anni erano già assai diffusi
dei discreti Fiorini, in prevalenza gialli, formanti un ceppo totalmente
separato da quello primitivo che avevamo tenuto per noi e che è quello
che ho tuttora. Mi
risulta anche che alcuni allevatori, benemeriti per la loro
intraprendenza, si sono creati altri ceppi ancora, cosicchè per il Mondo,
adesso, sono sparsi Fiorini di differenti genealogie e come ho avuto modo
di vedere nelle tante mostre che ho frequentato, altrettanto “belli”
come i miei, e di questa situazione mi compiaccio ancor più pensando che
il Fiorino attualmente è diffusissimo in tutta Europa, Gran Bretagna e
Americhe comprese, e per numero alle mostre sta avvicinandosi sempre più
a quello degli Arricciati del Nord; e chi sa se prima o poi non avvenga il
“sorpasso”. Credo proprio che mai una Razza sia
riuscita, come il Fiorino, ad ottenere un così grande e rapido successo. Detto
questo, ecco la risposta all’interrogativo formulato relativamente al
“ricciolino” alla destra del collo che, sia pure di entità
trascurabile, compare ancora in qualche raro soggetto del mio ceppo. L’interrogativo
potrebbe essere quello se non mi convenga fare qualche incrocio fra
soggetti del mio ceppo, naturalmente esenti da “ricciolino”, e
soggetti di altri allevatori che hanno genealogie differenti dalla mia e
che, almeno a loro dire, ne siano totalmente privi, ovviamente perché si
suppone siano derivati da progenitori Arricciati del Nord a collo
totalmente liscio, com’era quello del signor Savino Pierro di Bari. La
mia risposta è che non farò alcun incrocio, primo perché il difetto è
di entità praticamente trascurabile, per cui non nuoce più di tanto al
pregio….e alla fama…dei tanti esemplari che allevo ogni anno, e avrei
potuto non accennarne neppure, tantopiù che qualche lettore dirà
“ma chi glielo ha fatto fare?” La risposta è che ne ho parlato a
scopo didattico (credo che ciò mi competa), perché è l’unico
consistente esempio che può essere citato nei canarini a favore
dell’importanza genetica che ha il “ceppo” nel mantenere nei
soggetti che ne fanno parte, certe particolari caratteristiche sue proprie
le quali, se sono negative si sa come combatterle, se sono positive si sa
come mantenerle tali. Ho
parlato di questo “ricciolino” perché il suo “dissolversi” nel
tempo e la rarità della sua attuale comparsa sono una chiara conferma che
le arricciature sono un carattere genetico di tipo recessivo,
prevalentemente, se non totalmente, additivo (quantitativo,
plurifattoriale) e non dominante, come qualche volta e stato erroneamente
detto. Non
farò questa commistione di “sangui” anche per non correre il rischio
di vedere comparire in questi Fiorini di nuovo stampo qualche connotato
negativo o qualche predisposizione patologica delle quali il mio ceppo è
indenne. Ma
devo anche confessare che lo farei, se avessi una ventina, o almeno una
decina, di anni di meno, anche perché i più o meno imprevedibili
risultati sperimentali rinnuoverebbero il divertimento, accrescerebbero la
legittimità dell’hobby e apporterebbero ulteriore esperienza. Ovviamente,
i nati dai nuovi incroci “extraceppo” costituirebbero un
“genealogia” a parte finché non fosse palese il pregio di essa,
dopodichè potrebbero essere prese in considerazione le convenienti
opportunità; ma l’esperienza mi dice che se si è iniziato
l’allevamento con soggetti di prim’ordine e negli anni successivi la
selezione è stata ben condotta, non c’è da aspettarsi niente di
speciale. INNAMORARSI
DEL FIORINO A
tal proposito ripeto ciò che ho detto ormai tante volte: chi vuole
iniziare un allevamento “più da professionista che da dilettante” e
ha adeguate disponibilità finanziarie, acquisti preferibilmente da un
solo allevatore il meglio che c’è in Italia, se possibile in Europa, e,
salvo imprevisti, continui solo con quei soggetti fino… alla tarda
vecchiaia. Col tempo imparerà tutti i segreti celati sotto il fenotipo
del suo ceppo e non si curerà se in una certa mostra c’è un certo
soggetto con punteggio superiore a quello dei suoi. Di contro, ci sono
allevatori che, avendo iniziato con soggetti mediocri, ogni anno vanno in
cerca di qualche esemplare “interessante” e finiscono per
“raccattare” qua e là soggetti della genealogia dei quali non sanno
niente, soggetti nei quali talvolta la toelettatura cela difetti che si
manifesteranno l’anno successivo, o soggetti che sono i pochi migliori
di un allevatore che li ha mediocri o che ha subìto qualche guaio di
ordine sanitario…. L’allevatore
che conosce bene la razza che alleva, naturalmente secondo quanto lo
standard prescrive, ne sa quanto il giudice, forse qualche volta ne sa
anche di più, ma più spesso di meno. Perciò, se in quella mostra fa
obiettivamente gli opportuni confronti fra i suoi esemplari e quelli non
suoi, potrà rendersi conto di molte cose di cui adesso faccio cenno. Per
prima cosa deve tenere presente che il giudice giudica in condizioni
comunque sfavorevoli rispetto a quelle dell’esposizione al pubblico; in
queste i soggetti si esibiscono tranquilli ( mentre sul tavolo del giudice
il più delle volte sono tutto il contrario) e l’allevatore ha tutto il
tempo che vuol per cercare l’eventuale “pelo nell’uovo”; inoltre,
il giudice, nel caso che valuti di pari valore due esemplari, è costretto
tuttavia, talvolta a malincuore, a fare una classifica, non di rado
influenzata da propensioni personali. E’ tutto normalissimo e
“umano”. Ma
quello che più conta in situazioni del genere è il confronto, a parte i
punteggi, fra tutti i soggetti propri e tutti quelli dell’altro
espositore, per individuare le caratteristiche del ceppo di lui e trarre
le opportune conclusioni, soppesando pregi e difetti di entrambi. Tutto
ciò perché quello che conta, nel bene e nel male, è il valore del
ceppo, talchè quando un ceppo ha raggiunto, dopo anni di selezione,
sufficiente omogeneità, non fa gran differenza se una coppia di
riproduttori ha un punteggio espositivo maggiore di un altro. Quello che
si incrocia non è il genotipo del singolo, ma il genotipo del ceppo e può
benissimo accadere che nel complesso, la prole della coppia inferiore
risulti migliore di quella della coppia di punteggio superiore. Accertare
il valore delle due coppie è facile: si dà un punteggio a tutti i
novelli di ciascuna (naturalmente a muta ultimata) e si confrontano le due
medie. Purtroppo il risultato è influenzato in parte da un abbinamento
eventualmente più “indovinato” dell’altro (nel senso di un
assortimento di geni più favorevole), ma… bisognerebbe essere
indovini…. Comunque,
nella scelta dei riproduttori per l’anno successivo si dà una certa
preferenza ai figli della coppia a punteggio più alto, o si instaura la
procedura per individuare l’eventuale razzatore e si va avanti così. Di
più non si può fare. Tuttociò è valido se si lavora con un ceppo che va di anno in anno diventando sempre più omogeneo, finchè alla fine, sia pure con qualche piccola eccezione, un soggetto vale l’altro e ci si ritrova ogni anno con una pletora di “campioni e campioncini” dei quali non si vorrebbe separarsi… ma… panta rei, diceva il filosofo.
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