Contributo alla conoscenza del piumaggio dei Canarini Arricciati

di U. Zingoni e M. Del Prete

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Introduzione

La scelta dei riproduttori più adatti a costituire le singole coppie è per il canaricoltore il problema più importante da risolvere ai fini dei risultati della successiva annata di allevamento.

Come gli allevatori di tante Specie di animali, anche gli allevatori di Canarini Arricciati sanno che da due campioni non è facile ottenere dei campioni. La ragione sta nel fatto che il Campione esprime al massimo grado i connotati positivi che più lo diversificano da quelli propri dei Canarino selvaggio, o, comunque, da quelli medi della Razza, verso i quali ogni generazione tenderebbe a ritornare in assenza di selezione.

Un Gibber è tanto più pregiato quanto più esprime il suo anomalo portamento. Un Arricciato del Nord è tanto più pregiato quanto più esprime lo spicco fra le regioni lisce e quelle arricciate. Un Parigino è tanto più pregiato quanto più esprime la massima taglia, le grandi arricciature, ecc. Tutte queste « espressioni » nel Canarino selvaggio non esistono.

Noi crediamo che molti allevatori qualche volta abbiano pensato che, man mano, dopo anni ed anni di selezione, sarebbero riusciti ad estirpare dal loro ceppo ciò che lo standard considera difetto ed avrebbero avuto la meritoria soddisfazione di ottenere costantemente ottima prole da ottimi genitori.

L'esperienza loro e degli altri è stata, però, sempre deludente, poiché, se è vero che la continua e indispensabile selezione riesce di norma a mantenere i pregi di un buon ceppo, si rivela però ben meno efficace per il suo miglioramento. D'altra parte, anche partendo da soggetti di alto pregio, a lungo andare, la selezione è l'unico mezzo che l'allevatore possiede per conseguire qualche successo di prestigio.

Una serie di articoli comparsi su  I.0.  negli anni 1978‑79 spiegava, a parer nostro molto bene, le ragioni di questi fatti. Vi si metteva in evidenza che, se si escludono alcuni caratteri, come il colore bianco, il colore isabella e pochi altri, la maggioranza dei connotati dipende da fattori genetici non strettamente mendeliani, ma “additivi”. Così è per la taglia, per le brinature dei piumaggio, per la quantità di melanine del piumaggio e dei tarsi, ecc. Gli articoli facevano riferimento solo alla taglia e spiegavano, su base genetica, le ragioni per le quali da due “Campioni giganti” o di “minima taglia” raramente ne nasce uno simile.

Gli articoli erano utili perché, a parte l'interpretazione genetica del fenomeno, fornivano agli allevatori una guida sugli accorgimenti opportuni da seguire, relativamente alla taglia, nel formare le coppie.

Ma, come ben sappiamo, oltre la taglia sono molti i caratteri che l'allevatore ogni anno deve tenere sotto controllo selettivo. Per questo controllo selettivo assume importanza fondamentale il tipo di piumaggio di ciascuno dei partners; piumaggio che tiene conto, in primo luogo, dei grado di brinatura, oltreché della quantità e del colore.

Ai fini espositivi, il colore, a differenza di quelle che sono le esigenze della Razza Sassone e per certi aspetti anche delle Razze Inglesi, nelle Razze Arricciate ha un'importanza di secondo piano; invece, i caratteri dei piumaggio hanno importanza determinante sulla corretta conformazione e sul risalto delle arricciature.

Scopo delle osservazioni che sono riferite in questo articolo è stato quello di individuare quali debbano essere i caratteri delle piume dei due soggetti della coppia, affinché nella prole si combinino nel migliore dei modi un abbondante e aderente piumaggio con arricciature ampie e sostenute. Il problema è tutto qui.

 Due sono i tipi di piumaggio richiesti nelle Razze Arricciate, il “piumaggio scarso” dei Gibber e il  “piumaggio abbondante” di tutte le altre. Sappiamo che il più delle volte (ma non sempre!) la scarsità, la “durezza” e la intensità di colore di un piumaggio sono caratteri associati fra loro, come lo sono l'abbondanza, la “sericità” e la brinatura.

E' noto che il massimo sviluppo delle piume, non disgiunto naturalmente da una adeguata sostenutezza, può fare di un lungo Parigino un vero Campione di questa Razza, cioè un “Fiorone”. Alla domanda se sia opportuno unire fra loro due campioni di tal sorta, la nostra risposta, come sarebbe certamente quella dei molti esperti di questa Razza, è decisamente negativa. Ma più o meno lo stesso vale anche per le altre Razze. Ugualmente negativa è la nostra risposta alla domanda se sia opportuno unire fra loro due Gibber dal piumaggio che presenta in massimo grado i caratteri della durezza e dell'intensità di colore.

Questo nostro studio sui caratteri delle piume dei Canarini Arricciati non è stato difficile, poiché ha richiesto soltanto molta pazienza. Ne anticipiamo subito i risultati essenziali.

In una stessa Razza la struttura dei piumaggio brinato differisce da quella dell'intenso, perché le barbe delle singole piume sono più lunghe e più ricche di barbole; dunque non per una maggiore “lunghezza” delle singole piume. Le piume più adatte per rilevare queste due differenze sono quelle della testa.

 Materiale e tecnica

 Premettiamo che usiamo il termine “piume” al posto di “penne” per le ragioni descritte nei “Criteri di Giudizio dei Canarini Arricciati” edito dalla F.O.I.

 Abbiamo prelevato da 5 soggetti le piume di 9 regioni differenti. I soggetti esaminati sono stati: un Gibber maschio (1), un Arricciato dei Nord maschio di colore intenso (2), due Arricciati del Nord, maschio (3) e femmina (4), decisamente brinati ed un normale Parigino (5). Tutti gialli, salvo il Parigino che aveva qualche pezzatura. La taglia dei 3 Arricciati dei Nord era pressoché la stessa.

 Abbiamo scelto 3 Arricciati dei Nord, poiché solo in questa Razza ci è stato possibile trovare soggetti di forte grado di intensità e di forte grado di brinatura del colore, in modo che il confronto avesse il massimo significato.

 Da ciascun soggetto abbiamo prelevato una piuma della testa, delle spalline, dei fianchi, della groppa, del sovraccoda, del sottocoda, dell'addome, della culotte e del jabot, scegliendola sempre fra le più lunghe della regione.

 Abbiamo prelevato le piume della testa e dei fianchi di 4 Parigini maschi, 2 di colore giallo alquanto intenso e 2 di colore decisamente più pallido, tutti e quattro con voluminosità di piumaggio simile.

 Da due “lunghi” Parigini, padre e figlio, che avremmo potuto definire “a piumaggio corto” abbiamo prelevato le piume dei due fianchi il sinistro dei quali appariva decisamente migIiore per “sostenutezza”.

Da un Arricciato di Colore bianco abbiamo prelevato alcune piume dei fianco sinistro che erano ben sostenute e di quello destro che erano totalmente cadenti.

nfine, non avendo a disposizione per i debiti confronti un Canarino selvatico, abbiamo prelevato alcune piume della testa e della groppa di un Verzellino maschio e di due Fringuelli, maschio e femmina.

Per prima cosa, ogni volta, abbiamo contato le barbe dell'iporachide, prendendo nota anche della loro lunghezza.

Successivamente, mediante un quadratino di nastro adesivo di 2 mm di lato, abbiamo fissato nell'ordine detto all’inizio, la radice di ciascuna delle 5 piume della stessa regione sul margine di una striscia di cartoncino.

Indi, con l'aiuto di una lente, di una pinza e di un compasso, abbiamo misurato la lunghezza della barba più lunga, che risultava essere sempre una di quelle nascenti dalla parte media dei vessillo (freccette delle fig. 2 e 3).

Infine abbiamo fotografato e disegnato gli elementi che ci sembravano più significativi. Poiché la maggioranza delle piume sono incurvate, la loro fotografia risulta in parte a fuoco ed in parte sfuocata. Lo schiacciamento fra due vetri peggiora la situazione perché, in questo modo, le piume si piegano di lato e si deformano malamente. Solo le piume dei sottocoda e dei sovraccoda, avendo poca curvatura, danno fotografie migliori (fig. 1).

Come abbiamo già detto, questo campionamento non ha presentato difficoltà, salvo una buona dose di pazienza e di tempo, soprattutto quando si trattava di misurare la lunghezza di certe piume fortemente incurvate; in questo caso, durante la misurazione, le tenevamo stirate con l'aiuto di pinze.

 

Risultati e loro interpretazione

Dimensioni delle piume

Il grafico della fig. 4 riporta la lunghezza (rachide+barbe apicali) delle piume delle 9 regioni di ciascuno dei 5 Canarini esaminati. Per visualizzare meglio le differenze fra un soggetto e l'altro abbiamo raccordato fra loro i 5 dati relativi alle piume della stessa regione.

E' facile rendersi conto che per tutte le regioni le piume più corte sono quelle dei Gibber, le più lunghe quelle dei Parigino, di lunghezza intermedia, ma simili fra loro, quelle dei 3 Arricciati dei Nord; cioè la lunghezza delle piume è semplicemente proporzionale alla taglia dei soggetto.

 Determinante a tal proposito appare il confronto fra i 3 Arricciati dei Nord. Da esso risulta che per alcune regioni non esistono praticamente differenze di lunghezza (testa, sottocoda, groppa, addome). Per altre le dìfferenze sono modeste e non univoche, per cui pensiamo che, almeno in parte, dipendano dal non essere noi riusciti a prelevare la piuma realmente più lunga fra quelle della regione scelta; secondo noi, anche queste differenze non sono significative (sopraccoda, spalline, fianchi, jabot).

 Il dato rimanente, relativo alla culotte (con valori di 30, 38 e 40 mm.), ci appare invece significativo. Nel maschio tipico, con piumaggio di tipo più intenso (soggetto n. 2) le piume della culotte sono decisamente più corte di quelle della femmina (4).

 Noi ipotizziamo che questo divario relativo alla culotte possa costituire una differenza tipica Fra i due sessi. La selezione naturale può aver avvantaggiato quelle femmine che avevano la possibilità di creare una cappa piumosa più vasta e più densa per meglio coprire e scaldare le uova. Infatti, come diremo oltre, anche nelle specie selvagge la femmina ha un piumaggio di tipo più brinato di quello dei maschio. A conforto di questa ipotesi stanno tre fatti: il primo è che nel nostro maschio (3) con piumaggio dello stesso grado di brinatura di quello della femmina, la lunghezza delle piume della culotte è quasi uguale a quella dì essa; il secondo è che la larghezza delle piume della culotte della femmina è la massima fra tutte le 45 piume osservate; il terzo è che la regione della piuma della culotte più ricca di barboie (regione che, come diremo più oltre, abbiamo chiamato «cuore»), può arrivare ad occupare tutta la piuma e determinare il suo alto grado di fioccosità; ma su ciò torneremo fra breve.

La conclusione è che la lunghezza delle piume, escluse eventualmente quelle della culotte, non presenta sostanziali differenze fra un soggetto di colore intenso ed uno di colore brinato, sia esso maschio o femmina. Per cui risultano dei tutto improprie le espressioni “piumaggio lungo” e “piumaggio corto”, quando le si intendano usare al posto di “piumaggio brinato” e “piumaggio intenso”.

 La lunghezza delle piume dipende in primo luogo dalla Razza, ma ciò non esclude che nell'ambito di una stessa Razza vi siano soggetti con piume più lunghe di quelle di altri; però ciò, almeno per buona parte, è indipendente dal grado di intensità o di brinatura.

 Abbiamo avuto la possibilità di osservare questo fatto in tutte le Razze Arricciate e, in particolare, nei Parigini, alcuni aventi piume di colore alquanto brinato e contemporaneamente “corte” altri aventi piume alquanto intense e contemporaneamente “lunghe”.

 Il grafico della fig. 5 riporta un secondo gruppo di dati ottenuti dividendo la lunghezza della barba più lunga per la lunghezza totale della piuma e moltiplicando per 200. Naturalmente il valore di questo rapporto percentuale è, grosso modo, proporzionale alla larghezza dei vessillo (considerata doppia di quella della barba più lunga ‑ perciò il moltiplicatore 200 dà un valore percentuale). Abbiamo scelto il raddoppio della barba più lunga, anziché la misura della larghezza apparente dei vessillo, perché questo appare più o meno largo per condizioni contingenti, quali l'angolo di inserzione delle barbe sulla rachide e la loro differente apertura.

  Questi dati percentuali indicano che nel Gibber e nel Parigino la lunghezza della piuma prevale sulla larghezza. Le ragioni di ciò sono differenti. Nel Gibber è la eccessiva brevità delle barbe che determina vessilli stretti e perciò piume sproporzionalmente lunghe; nel Parigino invece è la eccezionale lunghezza della intera piuma che, nonostante il vessillo sia abbondantemente sviluppato, la fa apparire proporzionalmente lunga.

 Ben diverso e di grande significato è lo stesso rapporto nei maschi di Arricciato del Nord. Le piume dell'Arricciato del Nord brinato (3) sono molto più larghe di quelle dei soggetto intenso (2); la massima differenza si ha nelle piume della testa (fig. 2). Nella femmina (4) si hanno valori molto vicini a quelli dei maschio (3); il valore minore relativo all'addome della femmina non costituisce eccezione, perché dipende dalla maggior lunghezza (denominatore dei rapporto).

La conclusione è che l'intensità del colore si accompagna a vessilli stretti, la brinatura a vessilli larghi; che è come dire che in una stessa Razza le piume brinate sono larghe (non lunghe!), le intense sono strette (non corte!).

 Ai fini pratici di individuazione del tipo di piumaggio, l'aver appurato che le piume di colore intenso sono strette e quelle brinate sono larghe, non ha ovviamente grande importanza se il Canarino è giallo o pezzato a fondo giallo, poiché la valutazione della carica lipocromica è già risolutiva di per sé.

 Invece, nel Canarino bianco o ardesia il dato ha una utilità ben maggiore, poiché in questi soggetti la intensità non può essere messa in evidenza. Questo vale anche per alcuni soggetti totalmente verdi.

 Un mezzo ancora più valido per individuare il tipo di piumaggio, qualunque sia il colore di esso, ci è offerto dalla osservazione della struttura delle piume. In tal modo i due dati (dimensioni e struttura delle piume) integrandosi fra loro, permettono di risolvere agevolmente molti dubbi.

 

Struttura delle piume

 Le differenze strutturali che si riscontrano fra una piuma ed un'altra dipendono dalle barbole, che differiscono fortemente da una piuma all'altra e da una zona all'altra della stessa piuma. Nella estremità distale della piuma le barbole sono corte e munite di uncini; man mano che si scende verso la base, le barbole si fanno sempre più lunghe e gli uncini tendono a trasformarsi in ciglia sempre più lunghe. Nelle barbe della base ed in quelle dell'iporachide si ha il massimo sviluppo delle barbole.

 Tuttociò determina il fatto che solo in una parte dell'estremità distale delle piume il vessillo risulta omogeneo per l'agganciamento delle barbe con quelle contigue. L'agganciamento è dovuto naturalmente alla presenza degli uncini che solo in questa parte della piuma sono ben fatti e solidi. Gli uncini sono visibili solo al microscopio.

 Abbiamo già detto che in tutte le piume le barbe prossimali sono le più ricche di barbole; occorre aggiungere che in un'area generalmente ben delimitata, posta al centro della parte basale della piuma, le barbole sono massimamente sviluppate per un tratto ben preciso che si estende dalla rachide fino ad un certo tratto della barba. Ciò porta alla formazione di un'area a forma di cuore dove l'intreccio delle lunghe e numerosissime barbole dà l'aspetto di un feltro.

 Noi abbiamo dato a quest'area il nome di “cuore” ed alla restante parte periferica il nome di “pericardio”.

 Quando il “cuore” si estende all'intera piuma, sembra che questa ne sia priva; in questo caso la piuma ha una estrema vaporosità. Non vogliamo soffermarci a descrivere la maggiore o minore evidenza e la estensione del “cuore” nelle varie piume, poiché ognuno può rendersene conto con la semplice osservazione ad occhio nudo.

Quello che, invece, costituisce la osservazìone più importante di questa nostra relazione è la differente struttura delle barbe del “pericardio”. Le differenze di gran lunga più significative si riscontrano nelle piume della testa. Le piume della testa di colore intenso hanno la massima parte delle barbe del pericardio prive, o quasi, di barbole; le piume brinate hanno l'intera barba, o quasi, fornita di abbondanti barbole.

 Se l'allevatore integra questi inequivocabili dati relativi alla struttura, con quelli relativi alla forma della piuma (stretta nell'intenso, larga e panciuta nel brinato) ha a disposizione il criterio più preciso di ogni altro per stabilire il tipo di piumaggio dei suoi Canarini Arricciati, specialmente se bianchi. Tale criterio è meno valido per il Parigino per le ragioni che esporremo fra poco.

 Basterà che l'allevatore osservi con una lente le piume della testa di un congruo numero di adatti soggetti per farsi una propria esperienza. Si renderà anche conto dei valore che l'ornitognostica, della quale queste nostre osservazioni fanno parte, ha nel perfezionare e valorizzare le conoscenze che derivano dalla pratica e dalla esperienza.

Le piume dei fianchi

Abbiamo detto in principio che nell'ambito di una stessa Razza vi sono soggetti con piume più lunghe di quelle di altri e che ciò è indipendente dal grado di brinatura. Abbiamo anche parlato di  “sostenutezza” delle piume. Per renderci conto di questi fatti abbiamo esaminato 4 Parigini ed un Arricciato di Colore bianco. Ci siamo accorti che le piume della testa si prestavano, per il confronto, meno bene di quelle delle altre Razze, perché le loro dimensioni e la loro curvatura sono troppo diverse a seconda dei punto di prelevamento, essendo difficile trovare due Parigini che abbiano la stessa arricciatura della testa. D'altra parte, non sempre si è disposti a prelevare tante piume fino a trovarne due perfettamente confrontabili fra loro. Abbiamo perciò rivolto la nostra attenzione alle piume dei fianchi.

Quando le piume dei fianchi sono ben formate, le differenze fra un soggetto intenso ed uno brinato (fig. 3) sono meno marcate di quanto ci si aspetti e si osservi nelle piume della testa, però il differente sviluppo dell'iporachide è di valido aiuto nella discriminazione.

Quando, invece, le piume dei fianchi non sono ben strutturate, le differenze sono molto marcate, poiché i difetti di sostenutezza si fanno risentire su di essi più che in ogni altra regione e provocano la “caduta” di questa arricciatura (più spesso la destra), con notevole scadimento dei valore di un soggetto.

Il confronto fra soggetti simili, ma di diversa intensità di colore si dimostra significativo se si prendono in considerazione le barbe più lunghe che nascono dalla punta del “cuore” (freccette della fig. 3) , perciò esattamente come avevamo constatato nelle piume della testa di tutti gli altri soggetti. Occorre precisare ancora due cose. Una è che le differenze sono apparse meno nette, poiché i nostri due Parigini più intensi non lo erano certamente quanto l'Arricciato dei Nord n. 2; d'altra parte non ne avevamo a disposizione altri. L'altra cosa è che la piuma prelevata dalla parte anteriore dei fianco sono di tipo più brinato (largo) di quelle posteriori.

Questa seconda osservazione ci ha sorpresi e ci sembra interessante, perché può fornire la ragione dei fatto che i fianchi in molti soggetti sono più “aperti” sul davanti che sul dietro.

A conclusione di queste osservazioni si può dire che nel Parigino la definizione dei tipo di piumaggio non è così facile come nelle altre Razze. Però il metodo riacquista tutta la sua validità se lo si utilizza per confrontare fra loro due soggetti nell'intento di stabilire chi dei due abbia piumaggio più intenso dell'altro; in fondo ciò è quello che più ci interessa.

Altri dati ci sono forniti dal confronto delle piume del fianco sinistro con quelle del destro in un Arricciato di Colore bianco che aveva solo questa seconda arricciatura dei tutto “cadente” e in due Parigini (padre e figlio) scarsi di piumaggio e con fianco sinistro più “forte” del destro. Tutte le piume dei 3 soggetti sono risultate di lunghezza simile (45‑50 mm); la destra ha barbe pìù lunghe 2‑4 mm, ma lievemente più sottili e, stranamente, quasi prive di barbole nel “pericardio”; ma, soprattutto, è la rachide che si presenta visibilmente più sottile e meno resistente alla deformazione. Nel complesso, a colpo d'occhio, la piuma destra appare meno ricca di cheratina e fa pensare ad un carattere costituzionale di abnorme funzionalità dei follicoli; però, anche se la robustezza della rachide è minore, è sempre più che sufficiente per garantire la sostenutezza dei fianco. La conclusione è che la caduta di un fianco non dipende dalla rachide, ma da fattori riguardanti l'aderenza della radice nel follicolo, oppure da debolezza dei muscoletti follicolari. A conferma di ciò sta il fatto che il soggetto bianco, come spesso accade, fino ad un certo momento della muta aveva entrambi i fianchi sostenuti e, inoltre, il fatto constatabile frequentemente che un fianco è sostenuto o cadente a seconda del momento; essendo evidentemente la piuma sempre la stessa, la causa è da ricercarsi nel follicolo o neIl'appesantimento della piuma stessa per cause esterne.

Nei due soggetti, padre e figlio, definibili ad occhio “a piumaggio corto” le piume dei fianchi sono risultate circa un centimetro più corte di quelle degli altri Parigini, però anche la loro sostenutezza appariva minore. Si trattava perciò di soggetti veramente “a piumaggio corto”, ma anche “a piumaggio debole”; ciò che sta a dimostrare ancora una volta  che la “minore lunghezza”, la

“durezza” e la “intensità” del piumaggio possono anche non essere associate fra loro. Forse, statisticamente, sono più numerosi i casi in cui lo sono, ma, certamente, lo sono meno di quanto si creda.

Le piume dei fianco possono essere benissimo brinate (larghe) e lunghe e, nello stesso tempo, sostenute. Tutto dipende dalla loro cheratinizzazione e dalla “tenuta” degli elementi del follicolo. Quanto più questi fattori sono positivi, tantopiù un fianco è pregiato; le ragioni “a monte”, vanno ricercate nella validità dei ceppi e in una muta ben fatta. L'importanza di questo secondo fattore è dimostrata dal fatto che un fianco cadente, dopo la successiva muta, può risultare sostenuto o viceversa.

L'importanza della struttura delle barbe, delle barbole, dell'iporachide e della rachide nel determinare la sostenutezza di una piuma, fondamentale nell'arricciatura dei fianchi, è messa in evidenza da un'altra considerazione.

Si sa che quando si vuole far desistere precocemente una Canarina dal deporre le uova, le si strappa un certo numero di piume da alcune parti del corpo, onde favorire l'inizio della muta la quale coincide con l'estinguersi del ciclo estrale.. In questa occasione chiunque si sarà accorto che le piume che oppongono minore resistenza allo strappamento sono proprio quelle della culotte. Di ciò è edotto anche chi spiuma gli uccelli a scopo gastronomico.

Ebbene, sono proprio queste le piume che hanno il “cuore” massimamente esteso e massima iporachide, ma rachide particolarmente sottile. E' come se, della grande quantità di cheratina che è andata a formare gli elementi del vessillo, una parte sia stata sottratta alla quota spettante alla rachide. Una piuma di tal genere ha anche un'esile radice che male si presta a rimanere ben salda nel follicolo. Si tratta di una piuma “gracile” nella quale il vessillo ha perso la sua fisionomia per trasformarsi nei casi estremi in un “fluente e flaccido pennacchio”.

Quanto più la struttura delle piume di un fianco si avvicina a quella della culotte, tantopiù il fianco risulterà molle e cadente.

Nel corso delle nostre osservazioni sui fianchi abbiamo anche rilevato che le relative piume, oltre ad essere incurvate verso l'alto lo sono, a partire dalla metà, anche verso il davanti; perciò, nel complesso, risultano un poco ritorte.

L'osservazione dell'iporachide ha dato questi risultati. Le piume della testa sono le uniche che non hanno iporachide. Nelle piume del sovraccoda l'iporachide è assente nel Gibber e nell'Arricciato del Nord intenso, è minima negli altri. Le piume del sottocoda, dell'addome e del jabot hanno iporachide modesta. Tutte le altre l'hanno abbondante. Il numero e la lunghezza degli elementi (barbe libere) di essa sono vari. Lo sviluppo è maggiore nei soggetti brinati, sia per numero che per lunghezza. Il numero massimo riscontrato è stato di 11 elementi in una piuma del fianco del soggetto n.3. Contrariamente a quanto speravamo, i caratteri dell'iporachide non si prestano da soli a costituire un elemento discriminativo.

Nel Verzellino e nei due Fringuelli l'osservazione delle piume ha dato i seguenti risultati. In tutti e tre i soggetti le piume sono di tipo brinato (larghe). La femmina del Fringuello ha piume larghe quasi quanto quelle dei due Arr. dei Nord brinati (3, 4). Il maschio le ha ancora un poco meno larghe. In tutti e tre, le piume della testa hanno la stessa larghezza che risulta un poco minore di quella dei due soggetti brinati (3, 4). Pertanto, limitatamente alle nostre osservazioni, possiamo dire che i Fringillidi selvaggi hanno piume di tipo brinato (largo), però il maschio meno della femmina. Ciò convalida la tesi che nel Canarino il piumaggio di tipo intenso (stretto) è innaturale ed è stato ottenuto in cattività per selezione di mutazioni.

Considerazioni conclusive

Lo studio comparativo da noi fatto sul piumaggio dei Canarini Arricciati permette di affermare che quanto è scritto al capitolo “Il piumaggio degli Arricciati” nell'opuscolo “Criteri di Giudizio dei Canarini Arricciati” è in accordo con le nostre osservazioni, salvo il significato da attribuire ai termini “piumaggio lungo “ e “piumaggio corto”.

I Canarini Arricciati presentano piumaggi compresi fra due tipi estremi, nei quali il grado di brinatura è proporzionale alla larghezza delle piume. Le piume di colore intenso sono “strette” in quanto le barbe sono più corte. Possono essere correttamente definite “ruvide” o “secche” in quanto le barbe sono povere di barbole. L'uso di altri termini non appare corretto.

La lunghezza e la sostenutezza delle piume sono caratteri sostanzialmente indipendenti dall'intensità dei colore.

Ogni follicolo efficiente produce un certo tipo di piuma ben fatta che risulterà più o meno lunga a seconda della regione nella quale cresce e delle condizioni ormonali dei momento, le quali possono abbreviare o prolungare il periodo di attività generativa del follicolo stesso. Questa è la ragione per la quale la lunghezza è indipendente dal grado di intensità.

Un follicolo meno efficiente dà piume meno robuste per difetto di cheratinizzazione; e molti dati indicano che questa minore efficienza, ancorché limitata ad una sola regione, è ereditaria e perciò “costituzionale”. Nel Parigino, infatti, è statisticamente significativa la prevalenza dì difetti di cheratinizzazione nelle piume dei fianco destro.

Se in un soggetto di tal genere le influenze ormonali abbreviano l'attività del follicolo, avremo una cattiva piuma corta, se la prolungano, avremo una cattiva piuma lunga, la quale si manterrà sostenuta più difficilmente della prima. L'Arricciato di Parigi “Campione” è un soggetto nel quale:

1.       i follicoli sono perfettamente efficienti e perciò forniscono piume ben fatte e robuste nelle quali un'abbondante cheratinizzazione delle barbe non va a discapito della cheratinizzazione della rachide (il follicolo ha dei limiti fisiologici nella quantità totale di cheratina che può fornire!),

2.       le influenze ormonali prolungano l'attività dei follicoli che perciò producono piume più lunghe.

Tutto ciò appare indipendente dal maggiore o minore grado di intensità dei colore. Ma l piumaggi intensi, poiché sono costituiti da piume strette, e perciò meno voluminose, hanno più probabilità di rimanere sostenuti; però solo un soggetto di giusto grado di brinatura potrà dare il “Campione”.

Esso è il soggetto nel quale varie circostanze favorevoli fanno convergere e sommare i vari caratteri positivi che, in quanto geneticamente “addittivi”, sono fra i più difficili da valutare e selezionare.

Unire due soggetti brinati significa favorire nei figli la formazione di piume nelle quali la eccessiva cheratinizzazione delle barbe e delle barbole va a discapito della cheratinizzazione della rachide, talché, alla fine della muta, le piume, divenute troppo vaporose e pesanti, peccano di adesione e di sostenutezza. In ciò sta la grande importanza compensativa del soggetto intenso che frena nella prole l'eccessivo sviluppo delle barbe e delle barbole a vantaggio della rachide e della sua aderenza al follicolo.

Il piumaggio dei soggetti selvatici suggerisce che nella coppia il maschio debba essere più intenso della femmina.

Queste norme valgono per tutte le Razze di Canarini Arricciati nelle quali lo standard richiede un piumaggio abbondante.

Nell'allevamento dei Gibber, per prima cosa, si dovranno selezionare soggetti a piume corte. Nell'ambito di questi soggetti si dovrà disporre di maschi di forte intensità di colore, perciò con piume strette, e di femmine che abbiano un certo grado di brinatura.

Teoricamente, poiché l'intensità di colore è carattere dominante e il soggetto fortemente intenso è ritenuto eterozigote, da due intensi si dovrebbe avere il 50 % di intensi, il 25 % di brinati e il 25 % di non vitali. Secondo noi questo schematismo non è del tutto valido. Noi diciamo solo che praticamente scegliendo due soggetti fortemente intensi si rischia di avere un numero troppo elevato di figli difettosi, perché la cheratinizzazione troppo ridotta si fa risentire inevitabilmente anche sulle squame dei tarsi, sulle unghie e sulla pelle (la cui epidermide è fatta di cheratina) favorendo la formazione di soggetti deboli che difficilmente hanno muta regolare; il primo sintomo è la mancanza di apertura del vessillo della piuma che non riesce a liberarsi dei suo astuccio corneo. Ciò nonostante, poiché il carattere “intenso” è additivo e tendenzialmente dominante, si avranno anche ottimi soggetti, ma in numero esiguo.

Se la femmina avrà il giusto grado di brinatura, avremo la maggioranza dei figli in “perfetta salute” ed un numero sicuramente non inferiore di ottimi soggetti.

Riassunto

Gli autori, nell'intento di portare un contributo alla conoscenza dei criteri da seguire nella formazione delle coppie dei riproduttori, studiano la forma e la struttura di piume prelevate da varie regioni di Razze diverse di Canarini Arricciati e di alcuni altri Fringillidi.

Le piume di colore intenso risultano più strette e più povere di barbole di quelle di colore brinato. Le piume più adatte per rilevare queste differenze sono quelle della testa.

La lunghezza e la robustezza delle piume appaiono caratteri indipendenti dall'intensità dei colore e perciò anche dalla larghezza.

Le piume di un fianco cadente hanno rachide più sottile e vessillo anomalo per eccessiva cheratinizzazione di questo; tuttavia la rachide ha sempre sufficiente robustezza per mantenersi sostenuta. Le ragioni della “caduta” vanno perciò ricercate in difetti di aderenza nel follicolo.

Fra soggetti con piume poco robuste, quelli intensi hanno maggiore possibilità di avere i fianchi sostenuti, poiché le piume intense sono meno pesanti per la minore carica di barbe e barbole.

l Fringillidi selvaggi hanno piume di tipo brinato; il maschio, però, un poco meno della femmina.

l dati osservati confermano la validità dei criteri tradizionali finora ritenuti più idonei nella scelta dei riproduttori.

 

                                                         Umberto Zingoni - Michele Del Prete

 

 

(Articolo pubblicato su Italia Ornitologica n. 11/1982, n. 12/1982, n. 1/1983)